IL VIAGGIO DELL’EROE : IL CAMMINO SPIRITUALE DELL’ESSERE UMANO

Una prospettiva sul cammino attraverso l’opera di Joseph Campbell “L’eroe dai mille volti”

IL VIAGGIO DELL’EROE : IL CAMMINO SPIRITUALE DELL’ESSERE UMANO

Se conoscete qualche storia contemporanea che può essere sintetizzata da questo titolo, non è una semplice coincidenza. Saghe come Matrix, Star Wars e Harry Potter si ispirano a una comune struttura narrativa, così come molte delle recenti produzioni hollywoodiane, Il Re Leone per esempio.
Christopher Vogler, noto sceneggiatore americano che ha collaborato alla realizzazione del film, è stato fortemente ispirato dal lavoro di Campbell, tanto da adattarlo in un libro ad uso di registi e scrittori.
Il libro di Vogler, a fronte del successo dei film che seguono le orme di un mito, è diventato  una specie di bibbia per gli scrittori di tutto il mondo.

Ma per quale ragione il pubblico è così sensibile al viaggio di un eroe? Il processo creativo è forse parte dell’inconscio collettivo? A quale bisogno profondo risponde la visione delle storie che lo raccontano? Al di là di ogni pretesa scientifica, la risposta ovvia, finanche infantile, è che è affascinante vedere come gli eroi vincono tante sfide e ritornano sempre sani e salvi dalle loro avventure. È piacevole mettersi nei panni di una persona straordinaria e sentirsi in egual modo vincitore.

Questa posizione puerile non è priva di fondamento. Diventare un eroe è un compito eminentemente umano nella ricerca della conoscenza di sé, è connaturato nell’essere umano.
L’autore di “L’eroe dai mille volti” sostiene infatti che il singolo mito è un viaggio di conoscenza di sé.
I simboli e i misteri del mito, che agli albori della storia dell’umanità offrivano agli uomini il sentiero su cui ricercare la propria essenza, oggi non soddisfano più le aspettative come in passato.
Il grande compito dell’umanità è oggi di trovare un altro percorso che lo conduca all’essenza, un meccanismo che risvegli nell’essere umano i profondi archetipi della conoscenza di se stesso.
Dopo aver divinizzato e conosciuto la natura e il cosmo, è divenuto necessario per l’essere umano conoscere se stesso. Questa è la sua sfida.

La narrativa moderna può essere considerata parte di questo percorso verso il risveglio? Dalla prospettiva dello schermo, Il Viaggio dell’Eroe appare come una suggestione tenue, esteriore e superficiale: immagine di un percorso che deve essere affrontato interiormente, un riesame del viaggio che l’intera umanità deve intraprendere. I nemici da sconfiggere – i cattivi che vediamo nei film – sono, in effetti, ciò che l’essere umano riconosce come parti di sé. Benché i film siano solo una caricatura della missione dell’auto-conoscenza, che è anche il compito essenziale della nostra vita, essi rappresentano comunque una modalità accattivante di parlare del cammino.

Connettendosi con le proprie memorie archetipiche, lo spettatore assume in sé l’obiettivo della lotta dell’eroe; come se fosse sollecitato a rispondere a una voce interiore che gli domanda: «vuoi andare? Quanto sei disposto a rischiare?» All’eroe che ha udito l’appello viene chiesto di abbandonare il “mondo conosciuto” per raggiungere un mondo sconosciuto. Se la paura degli ostacoli che potrà incontrare inizialmente lo scoraggia nell’accettazione della sfida, l’ardire derivante da una dimensione preesistente in lui lo spinge a intravedere la segreta speranza di un mondo sconosciuto nei territori inesplorati dell’anima.

Dove lo conduce l’impulso? Perché combattere? Per salvare il proprio opposto o ciò che gli manca? Questo significherebbe risparmiare tutto ciò che viene proiettato sugli altri, che invece è necessario affrontare, come l’ombra stessa, alla luce della spada. Il guerriero, spesso raffigurato con scudo, armatura, elmo e bandiera – preziosi simboli della realtà interiore – possiede, raffigurata da questi accessori, la forza che lo incita a combattere.

La decisione, il guerriero, la battaglia… Queste istanze di sopravvivenza che si presentano nella sua vita sono un modo per l’eroe di relazionarsi con se stesso. In mezzo a così tante voci e conflitti, le posizioni che assume determinano il suo punto di vista, diventano il problema che presto si trasforma nel campo di battaglia ed egli, stanco di affrontare prove, vorrebbe evitarlo, fuggendo da se stesso.
Tuttavia, la lotta che segue trasforma gli inciampi in fari. Le esperienze di paura e debolezza diventano il carburante per una rinnovata azione, che dà al suo viaggio una nuova prospettiva. Si risveglia allora in lui la percezione che l’impegno puro e semplice nella battaglia conduce invariabilmente, anche con la vittoria, a un esaurimento delle forze e all’emergere di nuovi pericoli.
Una tale consapevolezza, basata sulle esperienze dell’eroe, diviene la luce che dà la direzione, la sua autentica guida. Il riconoscimento di questo maestro indica che il combattimento è finito e che egli stesso si è arreso, insieme al guerriero.

La vita diventa un’avventura quando l’anima inizia a fiorire e conoscere se stessa. Ciò che un tempo si presentava come un mondo ostile ora è visto da una prospettiva differente da quella che l’eroe stesso aveva costruito. Ritorna in questo mondo, ma è trasformato dalle sue esperienze. Ha rimosso strati di sé, e sa che c’è ancora del lavoro da fare. Dovete essere consapevoli. Sapere che non c’è tempo da perdere, perché la difficile battaglia vinta è stata solo una delle tante.

Proprio come nelle saghe che ci affascinano sullo schermo, il viaggio è una spirale: l’eroe riceverà sempre un nuovo appello, affronterà altre sfide, esaurirà le sue forze, penserà di essere stato sconfitto, ma combatterà fino alla fine e vincerà. I bambini lo capiscono bene quando, senza tante cerimonie, si vestono come eroi e le fiction fanno il possibile per trasmetterci il messaggio.
E noi? Quando inizieremo il nostro fantastico viaggio?

 

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Informazioni sull'articolo

Data: Maggio 13, 2018
Autore / Autrice : Grupo de autores Logon

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