Sin dagli albori dei tempi, l’organizzazione complessa ma straordinariamente precisa dell’universo ha affascinato l’umanità.
Siete consapevoli del fatto che una deviazione infinitesimale nella traiettoria orbitale di un pianeta del nostro sistema solare provocherebbe il caos, con la conseguente scomparsa di ogni traccia di vita sulla Terra?
Alcuni pensatori illuminati hanno sostenuto che il vero essere umano – cioè non solo un organismo biologico, ma un essere animato da un’anima e da una vita spirituale – sia strutturato a immagine dell’universo, definendolo un «microcosmo». Riguardo a questo piccolo universo o microcosmo, Empedocle – un filosofo del IV secolo a.C. – ci dice:
Ovunque uguale a se stesso, sconfinato, esiste “Sphairos” (cioè il sole radioso): perfettamente rotondo, gioioso e immobile. 1
Oggi percepiamo solo un frammento limitato di “Sphairos” – il nostro corpo – animato da una coscienza altrettanto limitata, essenzialmente determinata dalla nostra attività sensoriale. Eppure, nonostante questa evidente limitazione delle nostre capacità fisiche, emotive e cognitive, continuiamo a essere spinti dal desiderio di trascendere tali limiti. Ma qual è l’origine di questo desiderio che spinge l’umanità a cercare costantemente nuovi orizzonti – orizzonti i cui limiti prima o poi verranno scoperti, solo per stimolare un rinnovato tentativo di superarli?
Questo impulso scaturisce da un santuario segreto – un regno dell’assoluto – situato nei recessi più profondi della nostra anima. Diverse scuole spirituali lo hanno definito la “Scintilla di Luce”, il “Seme di Senape”, la “Rosa del Cuore”, il “Graal” o, in Medio Oriente, il “Deposito Sacro”. Eppure la nostra coscienza non percepisce nulla di questa presenza silenziosa, se non forse fugacemente come una vaga nostalgia che attraversa il nostro essere, gettandolo in uno stato di disagio che nulla – e nessuno – può cancellare. Spesso la nostra coscienza interpreta questo impulso interiore come una ricerca caotica al di fuori del nostro microcosmo, conducendoci lungo sentieri infinitamente tortuosi – come in un labirinto colossale dal quale è assolutamente impossibile fuggire.
Questa ricerca dell’assoluto è anche al centro di gran parte del discorso teologico. Gli insegnamenti religiosi tradizionali hanno offerto all’umanità una spiegazione che colloca il posto dell’uomo nell’universo come frutto della volontà divina; l’intero edificio religioso si pone come intermediario tra l’umanità e Dio. Nel corso dei secoli, tuttavia, questa credenza si è frantumata – lentamente ma inesorabilmente – in parte a causa del lavoro di alcuni individui sulle leggi che governano l’universo, relegando così i dogmi fondamentali delle principali religioni nel regno dell’irrazionale. Figure di spicco tra il XV e il XVIII secolo, quali Copernico, Galileo, Giordano Bruno e anche Newton, hanno contribuito a gettare le basi del metodo sperimentale, ovvero l’ideazione e la conduzione di esperimenti e modelli per riprodurre i fenomeni osservati, utilizzando tali modelli per risalire al principio primo, all’idea creatrice stessa. La scoperta di queste leggi che regolano l’organizzazione cosmica ha segnato il primo passo verso la comprensione del mistero della vita.
Nelle sue fasi iniziali, tuttavia, l’approccio scientifico era profondamente permeato dalla metafisica – o, per meglio dire, dal misticismo razionale. Abbiamo scoperto di recente, ad esempio, che Newton – il padre della fisica newtoniana su cui si fonda la nostra visione moderna del mondo – era, prima di diventare uno scienziato, un alchimista convinto che attingeva alle tradizioni ermetiche. In realtà, Newton vedeva l’universo come un crittogramma composto dall’Onnipotente, come un enigma il cui significato era destinato a essere decifrato. Fino all’avvento della scienza moderna, la Natura era percepita come una realtà vivente, animata da una propria Anima. Tuttavia, la filosofia meccanicistica emersa nel XVII secolo impose gradualmente l’idea che ogni cosa dovesse essere concepita sul modello di una macchina e che l’Anima dovesse essere sostituita dal concetto di forza – con i cieli, i pianeti, le piante, gli animali e persino gli esseri umani stessi che obbedivano a queste forze.
L’ipotesi secondo cui Dio fosse un elemento fondamentale nell’organizzazione dell’universo divenne superflua; la saggezza di coloro che si sforzavano di sviluppare una visione del mondo, dell’umanità e della vita – in particolare i primi rosacrociani, che univano in armonia ragione e fede – cedette gradualmente il passo a un approccio esclusivamente razionale, lo stesso approccio che oggi segue la maggior parte dell’umanità. Il culmine di questo processo fu senza dubbio l’esclusione del soggetto – e quindi della sua coscienza o anima – dal processo di conoscenza dell’oggetto. Le conseguenze di questa separazione sono incalcolabili…
Lo psicoanalista Jung scrisse:
La scienza nella sua interezza dipende tuttavia dall’anima, nella quale ogni conoscenza affonda le sue radici… È estremamente sorprendente che il mondo occidentale sembri non rendersi conto di questa situazione. 2
Perdendo l’anima come organo della conoscenza, la scienza si è preclusa la possibilità di rispondere alla domanda sul senso – un punto che Platone sottolinea con enfasi nella Repubblica, Libro VII:
Ora, il nostro ragionamento […] dimostra che questa facoltà di conoscenza è presente – insieme all’organo più adatto – nell’anima di ciascuno; e che, proprio come un occhio potrebbe volgere lo sguardo dall’oscurità alla luce solo ruotando l’intero corpo, così anche l’anima intera – insieme all’organo della conoscenza – deve essere distolta dalle cose transitorie, finché non diventi capace di sopportare la contemplazione dell’Essere nel suo aspetto più luminoso: vale a dire, ciò che chiamiamo il Bene. 3
Attraverso questa esclusione dell’anima, la scienza ha definito la propria sfera e la propria metodologia. Ha gradualmente imposto la propria visione del mondo e della vita, ed è proprio questa visione a costituire l’attuale fondamento della nostra cultura materialistica.
Ma non lasciamoci ingannare. Vogliamo riconoscere le straordinarie conseguenze della ricerca scientifica nelle tecnologie che plasmano il nostro ambiente quotidiano: le tecnologie dell’informazione, l’energia, i nuovi materiali, l’ingegneria genetica e così via. Eppure, queste tecnologie ci consentono forse di rispondere alla domanda fondamentale: qual è il senso della vita?
Certamente no! Eppure, questa domanda non è forse fondamentale? Perché, allora, tanta ignoranza? Perché una tale deriva – in cui le domande fondamentali sull’esistenza non solo vengono escluse, ma sono addirittura considerate sgradite nella nostra società odierna?
La radice di questa deriva risiede nella frattura tra la scienza interiore – o sacra – e la scienza materialista. Oggi, infatti, esiste una scienza interiore conosciuta solo da pochi ricercatori il cui cuore è colmo del desiderio di comprendere e realizzare il senso della vita. Il loro compito principale è scoprire il disegno che imprime il proprio schema sul funzionamento e sull’organizzazione dell’universo. Questa scoperta è resa possibile dal risveglio di un’autentica intuizione superiore – un modo di operare dell’immaginazione in cui essa attinge nutrimento dalle sorgenti viventi dello Spirito Universale.
A differenza dell’approccio scientifico, che cerca di isolare le singole parti di un sistema per studiarle – tentando così di ricostruire il tutto e dedurne le leggi organizzative – la Scienza Sacra si fonda su una visione olistica dell’umanità, della vita e dell’universo. Parte dall’umanità, poiché l’essere umano è al tempo stesso l’agente e il soggetto di questa conoscenza. La Scienza Sacra sostiene che l’essere umano sia ben più di una complessa disposizione di atomi animata dalla vita biologica e governata da processi energetici più o meno compresi. L’essere umano è anche un elemento o un organo di un vero Corpo vivente (il «microcosmo» o «Sphairos») – i cui elementi costitutivi non possono essere colti o studiati utilizzando gli attuali strumenti e teorie scientifiche. Jan van Rijckenborgh, maestro di Scienza Sacra e uno dei fondatori della Scuola Internazionale della Rosacroce d’O, ha descritto in modo vivido questo corpo vivente, questo microcosmo. È qui che emerge il mistero della vita come elemento di un piano su scala cosmica; il suo scopo ultimo – trasmesso attraverso innumerevoli miti e leggende – è il risveglio e la liberazione dell’Essere di Luce che giace dormiente dentro ciascuno di noi. È la Vita stessa a trovarsi al centro di questa scienza – non la vita biologica, sebbene questa svolga un ruolo decisivo, ma la Vita la cui origine risiede in un’altra Realtà, un campo di Vita e Luce perfette. Infine, questa visione si estende all’universo, che è organizzato a immagine del microcosmo, allineandosi così all’antica intuizione ermetica:
Come in alto, così in basso. 4
È chiaro che lo scopo di questa Scienza Sacra non è quello di accrescere il benessere materiale dell’umanità. Né mira a fornire un ulteriore livello di benessere morale o spirituale, anche se tali benefici possono derivare dalla sua pratica. Il suo unico obiettivo è quello di ripristinare nell’individuo la facoltà latente della conoscenza perfetta – ovvero una comprensione interiore della vita, dell’essere e del mondo, libera da qualsiasi sistema di credenze o condizionamento esterno. La chiave che sblocca questa conoscenza perfetta risiede nella coscienza – proprio quella coscienza che ci permette di interrogarci sul senso della vita e che rifiuta di accettare che la vita sia semplicemente un incidente biologico nell’insondabile storia dell’universo. È dai recessi più profondi della nostra coscienza che nasce una sensibilità verso il bene, verso i sentimenti nobili, e anche verso quella nostalgia fugace che a volte ci attanaglia così profondamente, e quando svanisce lascia dietro di sé una traccia di «malessere» – qualcosa che né il tempo né nessuno può cancellare.
Assistiamo alla nascita – in un momento determinato esclusivamente dal nostro percorso interiore – di una nuova visione del mondo e della vita. I segni di ciò stanno già emergendo attraverso alcune scoperte della fisica quantistica, che suggeriscono come una realtà a noi sconosciuta e impercettibile stia prendendo forma nell’universo che ci circonda. L’unico modo per percepire questa realtà risiede in un cambiamento di coscienza – un cambiamento che deve a sua volta avere origine proprio da quella stessa realtà.
Questo ci conduce alle soglie del sacro – alla porta della Scienza Sacra, le cui chiavi (quelle misteriose «chiavi mistiche» a cui si riferiva Newton) giacciono nascoste dentro di noi, proprio nel luogo in cui non pensiamo mai di cercare.
È verso questa scienza interiore che la scienza della natura può – e dovrebbe – condurci. La vera funzione delle scienze naturali, con la loro straordinaria capacità di indagare sia l’infinitamente piccolo che l’infinitamente vasto, è quella di preservare la nostra capacità di meravigliarci davanti alle meraviglie dell’universo e della vita, spingendo così l’anima umana a riflettere sul mistero dell’esistenza. Questa ricerca può spingersi più in profondità, muovendo infine l’individuo a cercare una realtà che trascenda i limiti della propria coscienza e delle proprie innumerevoli credenze. In questo modo, la scienza laica avrà guidato l’individuo alle soglie della Scienza Sacra – quella che lo collega alla perfezione di una realtà senza tempo e infinita.
Bibliografia
1 Empedocle, 490-435 a.C. Frammenti
2 Erwin Schrödinger, “Spirito e materia”, 1958
3 Platone, La Repubblica, Libro VII
4 Ermete Trismegisto, Tabula Smaragdina
