Qualche anno fa è stato pubblicato un atlante diverso dai soliti. Anziché i luoghi, esso traccia l’immaginazione, i pensieri e i sentimenti attraverso 23 mappe dell’esperienza umana.
Si tratta dell’Atlante dell’esperienza umana – Cartografia del mondo interiore.
A prima vista sembrano mappe ordinarie, con elementi geografici, città, foreste, fiumi, mari, autostrade, ferrovie, strade, ponti ed edifici di rilievo. Ma quando esploriamo la città del Caos, per esempio, ci imbattiamo nel lago Acque Turbolente; una Valvola di Sfogo arroccata sulla cima dell’Esasperazione; Erbacce e Panico Sfrenato nel distretto della Proliferazione; la Torre di Babele; e i territori di Miscellanea, Danno, Confusione, Spazzatura, Frammenti e altro ancora. È un ritratto del caos che conosciamo fin troppo bene.
Ho riflettuto molto sulla pace, visti i numerosi conflitti in tutto il mondo, così ho preso il libro dallo scaffale e ho cercato la pace. Non sono riuscito a trovarla.
Quindi, la pace non è un’esperienza umana?
La pace nel Tao
Anche se non ho trovato una mappa della pace, ne ho trovato un riferimento nel capitolo sul Vuoto. L’idea della pace come esperienza al di là dell’ordinario compare nel capitolo XVI del Tao Te Ching. Dice:
Quando si perviene al vuoto supremo, si mantiene una quiete imperitura.
Tutte le cose nascono insieme; io le vedo di nuovo ritornare.
Tutte le cose fioriscono a profusione; ognuna in seguito ritorna alla sua origine.
Ritornare all’origine vuol dire essere nella quiete.
Essere nella quiete significa ritornare alla vita vera, eterna.
Io definisco il ritorno alla Vita l’essere eternamente.
Sapere ciò che è eterno significa essere illuminati.
Non sapere ciò che è eterno è provocare la propria disgrazia.
Sapere ciò che è eterno è avere una grande anima. Avendo una
grande anima, uno è giusto. Essendo giusto, diventa re.
Essendo re, diventa perfetto. Essendo perfetti, si è Tao.
Essere Tao è essere eternamente.
Anche se il corpo muore, non c’è più alcun pericolo da temere.
Ci esorta a “portare il vuoto al suo limite supremo” e a “mantenere una quiete imperitura”. Qui, il vuoto significa spazio aperto, totale ricettività – il luogo in cui non c’è più nulla da eliminare. È lo stato interiore in cui le distrazioni, gli attaccamenti e le turbolenze si placano. In quello stato, è possibile riposare in pace senza sforzo, in sintonia con il flusso della vita.
Questo è diverso da quando io sono io, tu sei tu e c’è un vuoto – un vuoto – tra di noi. Lì, lo spazio separa.
Nella totale ricettività, siamo connessi a tutto; non c’è conflitto. Ognuno di noi esiste nel vuoto del proprio essere e come relazione con gli altri, con il pianeta, con il tutto.
La molteplicità è intessuta nell’esistenza. Tutti gli esseri, i movimenti e le trasformazioni – “tutte le cose” che appaiono fianco a fianco – sono parte di me. Sono parte di tutti. E tutto ritorna al suo punto di origine, nonostante le differenze.
Quel ritorno – riprendere in mano il proprio destino, ricollegarci all’eternità – è ciò che chiamiamo pace.
Conoscendo quell’eternità, agiamo in armonia, non controcorrente. Ci allineiamo al Tao e troviamo la saggezza che sostiene la vita.
In questo senso, la pace è una riconciliazione con la vita. È la consapevolezza che ogni cosa segue il proprio corso e, alla fine, ritorna allo stesso mistero da cui è scaturita. La pace, quindi, è accettare quel ciclo, comprendere che il destino di ogni cosa è tornare al Tutto.
In questo insegnamento, la pace è sia un’esperienza interiore sia una legge universale. È serenità personale e, allo stesso tempo, il principio che sostiene tutte le cose.
Ma questo rientra ancora nei limiti dell’esperienza umana?
Parole di pace
In un esercizio decisamente non scientifico, un gruppo di lavoro è stato invitato a riflettere sulle parole e sulle espressioni che associa alla pace. La domanda ha profondamente commosso i partecipanti. Il risultato è stata una serie di risposte che hanno delineato un luogo che nessuno ha mai visitato, eppure che sembra abitare nella nostra intuizione o in una memoria collettiva – un luogo in cui tutti vorrebbero vivere.
Non sembra affatto casuale che la pace non compaia nell’Atlante dell’Esperienza Umana. Tale assenza suggerisce che la vera pace risiede in un vuoto la cui porta è più che umana. Il percorso verso la pace non è una mappa esterna, ma interiore, dove un’essenza più profonda ci indica il vero nord.
Bibliografia:
VAN SWAAIJ, Louise; KLARE, Jean. Atlante dell’esperienza umana – Cartografia del mondo interiore.
