Dal Conflitto al Centro

Dal Conflitto al Centro

L’assenza di conflitto è impossibile per la coscienza egocentrica.

Vivendo con gli altri, ci troviamo regolarmente di fronte a scontri di volontà, a volte perché i nostri interessi divergono, a volte perché competiamo per la stessa cosa, e una certa tensione è sempre presente.

La coscienza egocentrica cerca ciò che è meglio per sé stessa e, di conseguenza, spesso si trova in conflitto con gli altri. Questo comportamento è inconscio, automatico.

Il concetto buddista di vacuità può aiutare a fare chiarezza su questo punto. Vacuità significa che le cose sono prive di esistenza intrinseca, ovvero non esistono come entità autonome, separate da tutto il resto. Ma ciò non significa che la vacuità sia il nulla. Quando parliamo di vacuità, intendiamo dire che qualcosa è privo di qualcosa.

Prendiamo l’esempio di un albero. Possiamo dire che un albero è privo di luce se è immerso nella luce del sole? Possiamo dire che è privo dell’aria che lo circonda? È privo del suolo, dei minerali e dell’acqua piovana che lo sostengono? Un albero potrebbe essere privo di tutto ciò che lo circonda se esiste come espressione intimamente interdipendente del cosmo stesso?

Di cosa, allora, è vuoto l’albero?

È vuoto di un’esistenza separata da tutto il resto.

Allo stesso modo, una persona e il suo mondo interiore – i suoi pensieri, sentimenti, desideri e azioni – non esistono in modo indipendente. Eppure gli esseri umani credono di possedere un’esistenza autosufficiente ed erigono una barriera mentale tra se stessi, gli altri e tutto ciò che li circonda.

La coscienza egocentrica è la radice di questa separazione e quindi dei nostri pregiudizi, dei modelli condizionati e delle abitudini automatiche, che generano innumerevoli conflitti interiori ed esteriori.

Ma il sé non ha un’esistenza propria. Ecco perché Krishnamurti ci dice che non c’è osservatore al di fuori di ciò che viene osservato, né pensatore separato dal pensiero. Quando evitiamo, ad esempio, un sentimento che ci turba, creiamo una maschera su ciò che siamo veramente e fuggiamo dalla conoscenza di noi stessi.

Ciò che di solito chiamiamo quiete equivale a semplici momenti o ore di riposo. Siamo governati da una lotta quotidiana di forze opposte – ansia, preoccupazione e paura – guidate dalla separazione della coscienza egocentrica.

Ma è possibile una pace permanente?

Come scrive Dzongsar Khyentse in What Makes You Not a Buddhist, quando comprendiamo e sperimentiamo il vuoto, continuiamo ad apprezzare tutto ciò che sembra esistere, ma senza aggrapparci alle illusioni come se fossero reali. Il nostro sguardo penetra le apparenze e riconosciamo che esse sono, prima di tutto, creazioni del sé. La vita può ancora commuoverci – possiamo provare tristezza, rabbia o passione – ma a poco a poco smettiamo di cercare una conferma esterna del nostro senso di sé e abbandoniamo la ricerca incessante di una felicità che non arriva mai.

Attraverso le esperienze della vita e la stanchezza causata da questa lotta senza fine, iniziamo a vedere che il nostro essere essenziale, come la sorgente nel deserto evocata da Exupéry, ci offre un respiro di pace quando rinunciamo alla lotta esteriore.

L’essere reale trascende i muri della separazione e le illusioni del sé.

Per l’essere reale non ci sono limiti: tutto ciò che esiste è Uno.

In questo modo, possiamo iniziare ad abbattere le barriere di separazione nei nostri cuori e fare scelte impersonali e prive di conflitti, anche di fronte alle difficoltà e ai conflitti, abbracciando un nuovo atteggiamento nei confronti della vita. E così, ognuno di noi, lungo il proprio percorso, può raggiungere una pace permanente, non nel tempo, ma nel presente vivente, in questo preciso istante in cui l’eternità tocca il cuore.

Quale strada prendere?

Immaginate la ruota del samsara: sul bordo esterno, i conflitti sono inevitabili a causa dell’impermanenza, ma man mano che ci avviciniamo al centro, lungo i raggi (come su un percorso interiore), queste tensioni diminuiscono, fino a quando, nel punto più profondo, il conflitto cessa attraverso il riconoscimento della dualità auto-creata della coscienza egocentrica.

Solo il centro della ruota cosmica è immobile: è il vuoto che la fa girare.

Il centro è il motore immobile, l’asse del movimento: tutto dipende da esso, anche se non partecipa alla rotazione. È il silenzio in mezzo al rumore, la presenza in mezzo al flusso.

La ruota è la vita stessa. Ma dove dovremmo andare?

Rimanere sul bordo, girando con le tensioni del mondo, o prendere la strada che riporta al centro, dove dimora la pace, dove l’Essere è integro, libero e indivisibile?

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Informazioni sull'articolo

Data: Febbraio 16, 2026
Autore / Autrice : Group of LOGON authors (Brazil)
Photo: Photo by JC - Iceland

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