{"id":92371,"date":"2021-11-29T11:32:25","date_gmt":"2021-11-29T11:32:25","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/logon_article\/il-giardiniere-e-la-morte\/"},"modified":"2021-11-29T11:32:25","modified_gmt":"2021-11-29T11:32:25","slug":"il-giardiniere-e-la-morte","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/il-giardiniere-e-la-morte\/","title":{"rendered":"Il Giardiniere e la Morte"},"content":{"rendered":"<h3>&nbsp;<\/h3>\n<h3>Un nobile Persiano<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Vidi stamane accorrere, pallido di sgomento,<\/em><\/p>\n<p><em>il mio giardiniere gridando: &#8220;Signore mio, un momento!<\/em><\/p>\n<p><em>Potavo nel roseto le gemme troppo corte,<\/em><\/p>\n<p><em>quando alle spalle ho guardato. L\u00ec stava la Morte.<\/em><\/p>\n<p><em>Terrorizzato fuggo all&#8217;altro capo, lontano,<\/em><\/p>\n<p><em>ma anche qui la minaccia vedo della sua mano.<\/em><\/p>\n<p><em>Col vostro cavallo, Signore, lasciatemi scappare<\/em><\/p>\n<p><em>ed entro stasera ad Isfahan potr\u00f2 arrivare!&#8221;<\/em><\/p>\n<p>\n<em>Quel pomeriggio (da ore gi\u00e0 se n&#8217;\u00e8 andato)<\/em><\/p>\n<p><em>nel parco dei cedri la Morte ho incontrato.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cPerch\u00e9?\u201d le chiedo mentre aspetta e tace,<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cIl mio uomo hai impaurito, togliendogli la pace?\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>Sorridendo risponde: \u201cBen pi\u00f9 del suo timore,<\/em><\/p>\n<p><em>grandissimo \u00e8 stato il mio stupore,<\/em><\/p>\n<p><em>nel veder qui stamani all&#8217;opra ancora attendere<\/em><\/p>\n<p><em>colui che stasera ad Isfahan devo prendere\u201d<\/em>.&nbsp;<em>&nbsp;<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\" title=\"\">[1]<\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La storia o la poesia parla del giardiniere e della morte. Non di un giardiniere, ma del giardiniere, qualcuno che ci \u00e8 apparentemente familiare e conosciuto. Ce lo racconta un uomo nobile, di alto rango, per il quale il giardiniere taglia tralcio dopo tralcio nel roseto. A uno studente sul sentiero spirituale questo sembra molto riconoscibile. Non siamo anche noi scelti per potare un germoglio dopo l&#8217;altro nel roseto del nostro signore?<\/p>\n<p>Quindi la storia parla di noi. Dopotutto, quel giardiniere siamo noi.<\/p>\n<p>Quando potiamo il nostro roseto, se non rimaniamo concentrati e guardiamo indietro, c&#8217;\u00e8 la Morte, la nostra Morte. Cio\u00e8, tutto ci\u00f2 che lega la nostra personalit\u00e0 alle lusinghe di questo mondo e la rende sottomessa ad esso. Questo ci preoccupa, ci sentiamo minacciati. La risposta naturale di noi come individui \u00e8 voler evitare l&#8217;inevitabile a tutti i costi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, nel corso della giornata, il nobile incontra la Morte nel parco dei cedri. Il parco dei cedri indica la forza della fede, come i cedri del Libano con i quali \u00e8 costruito il tempio (della saggezza) di Salomone. Sembra che il nobile non abbia paura della Morte, anzi, come esempio di pace interiore, inizia a dialogare con essa. Si tiene in disparte dal destino del giardiniere, n\u00e9 si adira con la Morte. \u00c8 neutrale. Possiamo vedere il nobile come un simbolo per la nuova anima (originale).<\/p>\n<p>Ascoltando l&#8217;impulso del \u201cvecchio io\u201d, il giardiniere non pu\u00f2 sfuggire al suo destino.<\/p>\n<p>Se, con il risveglio della nuova coscienza dell&#8217;anima, avesse chiesto consiglio al suo signore, gli avrebbe dato la forza e la saggezza per accettare il suo destino.<\/p>\n<p>Rudolf Steiner dice quanto segue sull&#8217;intervento del destino nella vita di una persona:<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Ci\u00f2 che sta nel destino dell&#8217;uomo viene solo in minima parte nella coscienza ordinaria, domina per lo pi\u00f9 nell&#8217;inconscio. Ma \u00e8 proprio rivelando ci\u00f2 che passa attraverso il destino che diventa evidente come si possa portare alla coscienza qualcosa di inconscio. Ogni pezzo del destino che si rivela porta qualcosa di precedentemente inconscio nel regno della coscienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Con questo \u201cportare alla coscienza\u201d ci si rende conto di come nella vita tra la nascita e la morte non sia intessuto il destino; si ricorda la vita tra la morte e la nuova nascita,<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Steiner aggiunge:<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Nel discutere questo riferimento dell&#8217;esperienza umana di s\u00e9 alla questione del destino, si potr\u00e0 sviluppare un buon feeling per il rapporto tra il sensoriale e lo spirituale. Chi vede regnare il destino nell&#8217;uomo, \u00e8 gi\u00e0 nello spirituale. Perch\u00e9 il destino non ha nulla di naturale.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<h3>&nbsp;<\/h3>\n<h3><strong>Pieter Nicolaas van Eyck <\/strong>(1887-1954)<\/h3>\n<p>P.N. van Eyck \u00e8 stato per decenni un autorevole professore di lingua e letteratura olandese all&#8217;Universit\u00e0 di Leida. Allo stesso tempo divenne famoso come poeta e critico. Questa poesia \u00e8 una delle pi\u00f9 note della storia letteraria olandese. Proviene dalla tradizione sufi orientale&nbsp; <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\" title=\"\">[2]<\/a> &nbsp;(da cui il riferimento alla citt\u00e0 persiana di Isfahan) ed \u00e8 stata divulgata in Europa occidentale dal poeta francese Jean Cocteau nel suo romanzo <em>Le Grand \u00c9cart<\/em> (1923). Van Eyck ne fece successivamente una variante che trov\u00f2 subito molta risonanza in Olanda. Il risveglio di una nuova coscienza dell&#8217;anima (qui personificata nel nobile persiano) \u00e8 un tema chiaramente riconoscibile nell&#8217;opera di Van Eyck.&nbsp;<\/p>\n<p>Quando Van Eyck cominci\u00f2 ad assaporare la vita, minacci\u00f2 di sprofondare nella bellezza terrena come in una \u201cbaia di piaceri mai appaganti\u201d, esperienze che il poeta in seguito chiam\u00f2 \u201cil gioco della vanit\u00e0\u201d. Ma una volta che riscopr\u00ec l&#8217;anima, la \u201cluminosa\u201d o \u201cl\u2019anima della luce\u201d, seppe che non c&#8217;\u00e8 salvezza al di fuori del proprio essere. Poi molto cambia. Nella sua nuova visione del mondo, \u00e8 illuminato e irradiato in una chiarezza superiore. Il poeta vede che &#8220;tutte le cose sono collegate nell&#8217;Unit\u00e0&#8221;. Trova molto sostegno nei poemi mistici di Giovanni della Croce in cui si canta l&#8217;unit\u00e0 con la divinit\u00e0. Dio \u00e8 sicuramente al centro della scena nella vita del poeta:<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Dio vuole, in me, essere felice come essere umano.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Il mondo per lui non \u00e8 pi\u00f9 desolato e vuoto, caos. Al contrario, \u00e8 pieno della &#8220;divina pienezza&#8221;. Il mondo \u00e8 una manifestazione-in-forme di Dio o con un famoso detto di Spinoza: <em>Deus sive natura<\/em>&nbsp;&nbsp;<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\" title=\"\">[3]<\/a>. Intorno al 1920 Van Eyck abbracci\u00f2 Spinoza nella sua poesia. Nell&#8217;esperienza del mondo come forma di Dio, la dualit\u00e0 tra terra e \u201ccielo\u201d \u00e8 definitivamente scomparsa. Il poeta vince anche la sua solitudine, ora che la coscienza dell&#8217;io diventa coscienza dell&#8217;unit\u00e0. Adottando pienamente questa visione ispirata da Spinoza, raggiunse la piena maturit\u00e0 in campo poetico.<\/p>\n<p>Si procede per tentativi ed errori. Poi di nuovo pu\u00f2 testimoniare la \u201cfelicit\u00e0 di essere uno in tutti\u201d, poi di nuovo deve accettare con rassegnazione le delusioni della vita su questa terra. Quest&#8217;ultima si traduce in un bellissimo verso, spesso citato nella raccolta \u201cInkeer\u201d (Pentimento):<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Chi ha trovato la sua sofferenza eterna necessit\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>non chiede aiuto (consolazione) per la sua umanit\u00e0 ferita,<\/em><\/p>\n<p><em>Non posso lamentarmi per il dolore dei disconnessi (=casuale),<\/em><\/p>\n<p><em>ferite penetrate nella sua anima senza piet\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>dal cui acuto dolore soffre la sua parte di mondo.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Nell&#8217;ultima fase della sua vita, il poeta arriva a una descrizione concreta del destino dell&#8217;uomo in questa vita,<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>l&#8217;autorealizzazione dell&#8217;anima, attraverso la contemplazione del mondo creato come bella auto-rivelazione di Dio nella natura o nel mondo.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Egli tuttavia testimonia questa &#8220;nuova vita&#8221; con riserve nei versi ben noti:<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>Tuttavia, questa nuova vita qui sulla terra non \u00e8 un completamento;<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuna casa temporanea pu\u00f2 nascondere la mancanza,<\/em><\/p>\n<p><em>Questo si lega solo a ci\u00f2 che ci porta via da qui.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>L&#8217;anima anela, anela a ci\u00f2 che rapisce di qui, all&#8217;\u201daltro lato\u201d dove \u00e8 la terra benedetta, e dove l&#8217;anima raggiunger\u00e0 la sua pienezza, libera dagli impedimenti che il corpo le impone. Eppure \u2013 ed \u00e8 questa la perenne contraddizione di Van Eyck \u2013 l&#8217;uomo dell&#8217;anima non deve andare \u201cl\u00e0\u201d, non \u201cdall&#8217;altra parte\u201d, ma \u201cqui\u201d come recita il titolo della sua ultima raccolta. Il messaggio del poeta \u00e8 molto chiaro in questo: porta a termine il compito che la vita ti impone sulla terra, compito che non devi cercare. Aspetta e vedrai &#8220;cosa vuole la vita da te&#8221;.<\/p>\n<p>In questo l&#8217;anima trova riposo e vive \u201dbenedetta in quest&#8217;unica cosa, cio\u00e8 <em>questo momento<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<h3>Fonti:<\/h3>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\" title=\"\">[1]<\/a> P.N. van Eyck, poeta olandese (1887-1954), Roberto Vecchioni si \u00e8 ispirato a questo testo per scrivere la sua splendida &#8220;Samarcanda&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\" title=\"\">[2]<\/a> Jalaluddin Rumi,&nbsp;<em>Masnavi<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\" title=\"\">[3]<\/a> \u2018Deus sive natura\u2019 Latino per \u2018Dio o natura\u2019 in B. Spinoza, <em>Etica<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":923,"featured_media":15885,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110079],"tags_english_":[],"class_list":["post-92371","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-livingpast-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/92371","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/923"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15885"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=92371"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=92371"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=92371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}