{"id":88465,"date":"2017-10-10T17:52:33","date_gmt":"2017-10-10T17:52:33","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/logon_article\/meno-potrebbe-essere-di-piu\/"},"modified":"2017-10-10T17:52:33","modified_gmt":"2017-10-10T17:52:33","slug":"meno-potrebbe-essere-di-piu","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/meno-potrebbe-essere-di-piu\/","title":{"rendered":"Meno potrebbe essere di pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>\u00abC\u2019\u00e8 a sufficienza per tutti. Nessuno deve vivere nella miseria. Le persone non dovrebbero lavorare pi\u00f9 duramente di quanto gi\u00e0 fanno. Ci potrebbe essere pi\u00f9 tempo per educazione e cultura, per esempio, o per altre belle cose. Dopo tutto, la sovrapproduzione sta gi\u00e0 distruggendo il pianeta\u00bb. Questa citazione tratta dal quotidiano tedesco Die Zeit indica un insieme di domande e problemi irrisolti, causati da fattori che variano dalle motivazioni personali, allo stile di vita, alla globalizzazione. Lasciando da parte le questioni di commercio globale e equit\u00e0, noi potremmo \u2013 come membri della cosiddetta &#8220;classe media&#8221; \u2013 chiederci tranquillamente se non possiamo darci un taglio. Lavorare meno, consumare meno, avere pi\u00f9 tempo, s\u00ec, per cosa?<br \/>\nIl continuo sfruttamento del nostro pianeta e il cambiamento climatico richiedono una risposta da parte di tutti. Una risposta potrebbe essere uno stile di vita auto-sufficiente, o di rinuncia, e soprattutto consumare meno. Non pi\u00f9 un\u2019auto nuova ogni cinque anni, non pi\u00f9 l\u2019ultimo modello di smartphone, non pi\u00f9 montagne di vestiti, e lasciare l\u2019auto in garage il pi\u00f9 spesso possibile, magari viaggiare di meno, vivere pi\u00f9 modestamente. I fatti sono ben noti, ma c\u2019\u00e8 poco interesse su questo argomento. \u00c8 possibile che l\u2019utopia del meno non vada troppo d\u2019accordo con la spinta egoistica verso l\u2019espansione. \u00c8 anche possibile che non siamo idonei ad usare la libert\u00e0 ottenuta dai tagli ai consumi. Lavorare meno: pi\u00f9 tempo libero, meno pressione, tempo per noi stessi, poter finalmente leggere qualche libro, pi\u00f9 tempo per la famiglia e gli amici, per lo sport, per le cose che contano.<br \/>\nIn linea di principio, la maggior parte delle persone sarebbe d\u2019accordo con questo. Ma in noi c\u2019\u00e8 fame di qualcosa di pi\u00f9, di grandezza, di superare le frontiere, che di solito si manifesta esclusivamente con mezzi materiali. L\u2019umanit\u00e0 ha adottato l&#8217;atteggiamento di essere noi stessi la \u201ccorona della creazione\u201d. Di conseguenza, usiamo, consumiamo e distruggiamo tutto su questo pianeta.<br \/>\nTuttavia, sarebbe utile vedere noi stessi come figli di questo mondo, fatti della stessa materia di tutto il resto, dipendenti da tutti i complessi cicli di vita di questa natura. Si tratta di rispettare la natura come fonte della nostra vita, di affrontare lo spazio vuoto che emerge quando smettiamo di trattare la natura come un enorme ammasso di merce, quando svaniscono i desideri altrimenti velocemente convertiti in consumo e scarico. Ma poi? L\u2019umanit\u00e0 affronta una sfida che pu\u00f2 essere risolta solo spiritualmente, perch\u00e9 il problema \u00e8 dentro noi stessi.<br \/>\nNon \u00e8 senza ragione che molti maestri spirituali iniziano mettendo l\u2019umanit\u00e0 davanti a una grande negazione. Il Buddismo \u00e8 uno di questi insegnamenti. Considera ci\u00f2 che chiamiamo \u201cnoi stessi\u201d essenzialmente come il risultato dell\u2019interazione tra forma (corpo), e percezioni sensoriali, sentimenti, volont\u00e0 e coscienza. Lo adoriamo e nutriamo erroneamente come se fosse un s\u00e9 eterno, costantemente alimentato di cose effimere. Buddha invita l\u2019uomo a liberarsi da questo s\u00e9, affinch\u00e9 la verit\u00e0 possa rivelarsi in lui.<br \/>\nQuesto \u00e8 possibile solo quando la corsa al denaro, ai desideri e alla espansione egoista si ferma, almeno di tanto in tanto, e se si riesce a convivere con il conseguente vuoto che si sente dentro. Senza desideri o conoscenza \u2013 ma esplorando attentante le profondit\u00e0 degli impulsi pi\u00f9 reconditi<br \/>\nBuddha dice: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 la parte immortale della mente. La verit\u00e0 dona ai mortali la grazia dell\u2019immortalit\u00e0\u00bb. Buddha si asteneva intenzionalmente dal fornire ricette facili per trovare questa verit\u00e0, semplicemente perch\u00e9 \u00e8 impossibile per la mente &#8220;elemosinare&#8221; qualcosa cos\u00ec totalmente fuori dalla portata della ragione. &nbsp;<br \/>\nLa moderna Rosacroce confronta il s\u00e9 temporale con un eterno \u2013 non ancora rivelato \u2013 s\u00e9. Chiunque voglia avvicinare il s\u00e9 eterno \u00e8 confrontato con il compito di premettere la totale calma interiore, portando gradualmente a riposo tutte le intenzioni, i desideri, le preoccupazioni e i pensieri. In questa quiete, l&#8217;essere mortale pone finalmente se stesso a disposizione di un nuovo processo, non come un esercizio, ma come il risultato di una profonda crescente conoscenza di s\u00e9, riconnettendosi finalmente con il nucleo recondito del nostro essere. Qui il temporale e l\u2019eterno possono incontrarsi. Qui risiede la verit\u00e0 di cui parlava Buddha.<br \/>\nCos\u2019\u00e8 questa verit\u00e0? Non la si pu\u00f2 esprimere in parole. Ma c\u2019\u00e8 una vita proveniente da questa verit\u00e0 che libera dai desideri e dai bisogni esteriori. Chiunque abbia trovato qualcosa di essa, assapora la libert\u00e0. E questa libert\u00e0 cresce quando ne fai uso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>_______________________________<\/p>\n<p><a id=\"1\" name=\"1\">[1]&nbsp;&nbsp;<\/a> DIE ZEIT Nr. 52\/2016, Seite 46, \u201eSehnsucht ohne Ort? Von wegen!\u201c von Mohamed Amjahid und Gero von Randow. Die oben zitierte Textstelle stammt von der Politikstudentin Laura Meschede<\/p>\n<p><a id=\"2\" name=\"2\">[2]&nbsp;<\/a>&nbsp;&nbsp;Das Evangelium des Buddha, Reprint der Originalausgabe von 1894, o.O., o.J., Seite 3<\/p>\n","protected":false},"author":921,"featured_media":2104,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110117],"tags_english_":[],"class_list":["post-88465","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-zeitgeist-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/88465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/921"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2104"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=88465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=88465"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=88465"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=88465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}