{"id":122253,"date":"2025-10-20T18:45:12","date_gmt":"2025-10-20T18:45:12","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/?post_type=logon_article&#038;p=122253"},"modified":"2025-10-20T18:45:12","modified_gmt":"2025-10-20T18:45:12","slug":"il-coraggio-di-essere","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/il-coraggio-di-essere\/","title":{"rendered":"Il coraggio di essere"},"content":{"rendered":"<p><em>Siamo disposti ad abbracciare la vita in modo totale e incondizionato? Oppure stiamo giocando sul sicuro, vivendo una sorta di vita a met\u00e0, facendo quello che fanno tutti gli altri, chiudendo gli occhi davanti a ci\u00f2 che \u00e8 davvero in gioco?<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Mentre raccoglievo materiale per un nuovo libro, mi sono imbattuto in un&#8217;opera che avevo letto alcuni anni fa, ma che non guardavo da tempo. Era del teologo e filosofo esistenzialista luterano tedesco Paul Tillich (1886-1965). Tillich forse non \u00e8 cos\u00ec conosciuto oggi come lo era a met\u00e0 del XX secolo. La sua opera pi\u00f9 famosa, <em>Teologia sistematica<\/em> (1951-1963), una risposta monumentale alla critica esistenziale del cristianesimo, ha avuto un&#8217;enorme influenza non solo tra i teologi, ma anche tra i filosofi, gli psicologi e gli storici della religione. Nel 1933 Tillich fu tra i primi a subire le conseguenze dell&#8217;ascesa al potere di Hitler quando, insieme ad altri critici accademici del nazionalsocialismo, fu licenziato senza preavviso dalla sua cattedra all&#8217;Universit\u00e0 di Francoforte. Venuto a conoscenza del suo licenziamento, il teologo americano Reinhold Niebuhr offr\u00ec a Tillich un&#8217;ancora di salvezza, esortandolo a lasciare la Germania e a unirsi alla facolt\u00e0 dell&#8217;Union Theological Seminary di New York. Tillich segu\u00ec il consiglio di Niebuhr e, dopo il periodo a New York, insegn\u00f2 alla Harvard Divinity School e successivamente all&#8217;Universit\u00e0 di Chicago.<\/p>\n<p>Eppure Tillich era tutt&#8217;altro che un accademico isolato. Insieme al suo allievo, lo psicologo esistenzialista Rollo May \u2013 che incorpor\u00f2 alcune delle idee di Tillich nel proprio lavoro \u2013 Tillich era una figura familiare durante i primi anni dell&#8217;Esalen Institute, il \u201cthink tank della vasca idromassaggio\u201d sulla costa californiana di Big Sur, che ospitava anche altri insegnanti come Alan Watts, Fritz Perls e lo psicologo umanista Abraham Maslow. Pi\u00f9 vicino a casa, le persone che assistevano alle sue prediche trovavano Tillich un oratore caloroso e carismatico, con la capacit\u00e0 del buon pastore di raggiungere e toccare il suo pubblico.<\/p>\n<h3>Esistere: un atto di coraggio<\/h3>\n<p>Tillich era autore di alcuni libri molto popolari e di grande successo, scritti per un pubblico non accademico, ed era proprio uno di questi che avevo letto. In <em>The Courage To Be<\/em> (Il coraggio di essere, 1952), originariamente una serie di lezioni tenute all&#8217;Universit\u00e0 di Yale, Tillich esplora l&#8217;idea che l&#8217;esistenza stessa, il nostro puro essere, non solo richieda, ma sia essa stessa un atto di coraggio. Questo pu\u00f2 sembrare a qualcuno di noi un&#8217;idea strana. Chi ha una mentalit\u00e0 letterale potrebbe persino pensare che il titolo del libro sia incompleto. Potrebbe chiedersi: \u201cIl coraggio di essere cosa?\u201d. Ma questo significa fraintendere l&#8217;uso che Tillich fa del verbo \u201cessere\u201d. Potremmo pensare che ci voglia coraggio per \u201cessere un pompiere\u201d o \u201cessere un soldato\u201d o, come Tillich, \u201cessere critici\u201d nei confronti del nazionalsocialismo in un momento e in un luogo in cui farlo avrebbe presto comportato molto pi\u00f9 che la perdita del lavoro. E avremmo ragione: essere tutte queste cose richiede coraggio. Ma semplicemente essere? Perch\u00e9 dovremmo aver bisogno di coraggio per questo?<\/p>\n<p>In effetti, il semplice \u201cessere\u201d sembra qualcosa con cui abbiamo poco a che fare. Finch\u00e9 siamo vivi, semplicemente siamo, che lo vogliamo o no. Non facciamo alcuno sforzo in tal senso e sembra che non abbiamo molta scelta in merito. Ma c&#8217;\u00e8 l&#8217;essere e c&#8217;\u00e8 l&#8217;<em>essere<\/em>.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 esisto?<\/h3>\n<p>Ho usato pi\u00f9 volte la parola \u201cesistenziale\u201d. Insieme al francese Gabriel Marcel e al russo Nicolai Berdyaev, Tillich era quello che potremmo definire un esistenzialista cristiano. L&#8217;esistenzialismo \u00e8 un movimento filosofico che affonda le sue radici nel XIX secolo, con figure come S\u00f8ren Kierkegaard, Friedrich Nietzsche e F\u00ebdor Dostoevskij, anche se come \u201catteggiamento\u201d lo si pu\u00f2 ritrovare in figure pi\u00f9 lontane nel tempo come Platone e il logico e pensatore religioso del XVII secolo Blaise Pascal. Fondamentalmente l&#8217;esistenzialismo si occupa di alcune domande piuttosto basilari, come \u201cPerch\u00e9 esisto?\u201d e \u201cCosa dovrei fare ora che esisto?\u201d, ovvero domande sul significato e lo scopo della vita umana. Tradizionalmente queste preoccupazioni erano affrontate dalla religione, ma nei tempi moderni la religione sembra meno in grado di rispondere, almeno questo sembra essere il caso per molti di noi.<\/p>\n<p>Come scuola filosofica specifica, l&#8217;esistenzialismo nacque nei primi anni &#8217;30, principalmente grazie all&#8217;opera di Martin Heidegger, il cui gigantesco frammento <em>Essere e tempo<\/em> (1927) \u2013 di cui fu completata solo la prima parte \u2013 sollev\u00f2 la \u201cquestione dell&#8217;essere\u201d, che secondo Heidegger era stata ignorata fin dai tempi di Platone. Ma l&#8217;immagine popolare dell&#8217;esistenzialismo apparve dopo la seconda guerra mondiale ed era decisamente francese. Jean-Paul Sartre, Albert Camus e, in misura minore, Simone de Beauvoir, ne furono le figure pi\u00f9 note, famose per le loro baldorie nei locali notturni di St-Germain-des-Pr\u00e9s, mentre tenevano lezioni improvvisate sull&#8217;essenza della libert\u00e0. Mentre per Heidegger e gli esistenzialisti cristiani esiste un mistero al centro dell&#8217;essere \u2013 che rende possibile una certa nozione di \u201ctrascendenza\u201d \u2013 per Sartre e compagni non c&#8217;\u00e8 alcun mistero, sebbene ci sia molto di \u201cassurdo\u201d. Ci troviamo in un mondo estraneo e privo di significato, senza Dio n\u00e9 scopo, e dobbiamo portare il peso del nostro essere, della nostra libert\u00e0, senza fare appello ad alcuna autorit\u00e0 al di fuori della nostra. Siamo, come dice Sartre nella sua risposta a Heidegger, <em>L&#8217;essere e il nulla<\/em> (1943), \u201ccondannati ad essere liberi\u201d. Liberi, cio\u00e8, in un mondo in cui, almeno per Sartre, tale libert\u00e0 \u00e8 in realt\u00e0 una sorta di vuoto che cerchiamo invano di colmare.<\/p>\n<h3>L\u2019interrogativo di Amleto<\/h3>\n<p>\u00c8 proprio contro questa nozione di \u201cnulla\u201d o \u201cnon essere\u201d che Tillich affronta la questione del coraggio di essere. Per quanto possa sembrare banale, quando Amleto pose la sua famosa domanda, \u201cEssere o non essere?\u201d, colp\u00ec proprio nel segno.<\/p>\n<p>Tillich ci dice che ci sono tre modi principali in cui la domanda di Amleto diventa pi\u00f9 di una semplice battuta di un&#8217;opera teatrale. Il primo \u00e8 il pi\u00f9 ovvio ed \u00e8 quello che pi\u00f9 interessa Amleto stesso. Il non essere, il nulla, ci minaccia nella consapevolezza che a un certo punto moriremo. A quel punto cesseremo di esistere. Tralasciando qualsiasi idea di vita ultraterrena, con la morte la vita che abbiamo conosciuto nel modo in cui l&#8217;abbiamo conosciuta finisce. Diciamo di saperlo; certo, tutti muoiono. Ma non stiamo parlando di \u201ctutti\u201d, che \u00e8 un&#8217;astrazione, o del fatto che le persone muoiono. Tu morirai, e anch&#8217;io. Heidegger credeva che l&#8217;unico mezzo infallibile per risvegliarci da quella che chiamava la nostra \u201cdimenticanza dell&#8217;essere\u201d fosse la comprensione vivida della realt\u00e0 della nostra morte, un&#8217;intuizione che condivideva con il maestro esoterico Gurdjieff.<\/p>\n<h3>La nostra vita: una sorta di mezza vita?<\/h3>\n<p>La maggior parte di noi, ad un certo punto, ha percepito la realt\u00e0 della propria mortalit\u00e0; ma come cultura tendiamo ad evitare o oscurare questo aspetto e facciamo tutto il possibile per tenere a bada la verit\u00e0. Come dice Tillich, evitiamo la realt\u00e0 del non essere evitando la realt\u00e0 dell&#8217;essere: per attenuare lo shock della nostra morte, viviamo meno. Non nel senso di fare meno, di essere meno impegnati. Ma nel senso di essere meno aperti alla vita, meno disposti ad abbracciarla completamente, incondizionatamente. Giochiamo sul sicuro. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Heidegger chiamava vivere \u201cin modo non autentico\u201d, una sorta di mezza vita, facendo ci\u00f2 che fanno tutti gli altri, chiudendo gli occhi su ci\u00f2 che \u00e8 realmente in gioco, riempiendo le nostre vite di distrazioni e possedimenti (come sapeva Gabriel Marcel, preferiamo di gran lunga \u2018avere\u2019 piuttosto che \u201cessere\u201d). Eppure alcune crisi, forse un incontro ravvicinato con la morte, possono scuoterci da questa \u201cdimenticanza\u201d, e la vita che abbiamo paura di vivere diventa intensamente reale. Paradossalmente, se abbiamo il coraggio di affrontare la realt\u00e0 del non essere, il nostro essere cresce.<\/p>\n<p>Un altro modo in cui possiamo percepire la lotta contro il nulla e il bisogno di coraggio per essere noi stessi \u00e8 attraverso ci\u00f2 che Tillich chiama senso di colpa. Non il senso di colpa per un atto particolare, anche se possiamo effettivamente provarlo, ma il senso di colpa derivante dalla consapevolezza di aver eluso la nostra responsabilit\u00e0 verso noi stessi, il nostro obbligo di essere pienamente ci\u00f2 che siamo. \u00c8 la consapevolezza di esserci accontentati di un risultato mediocre quando, se avessimo fatto lo sforzo e corso il rischio, avremmo potuto ottenere di pi\u00f9. Abraham Maslow, citato in precedenza, parlava di quella che definiva la \u201cpaura del successo\u201d, qualcosa di piuttosto diverso dalla pi\u00f9 nota \u201cpaura del fallimento\u201d. La paura del successo \u00e8 la paura che nasce da quelle che sospettiamo sarebbero le conseguenze sociali dell&#8217;\u201cessere tutto ci\u00f2 che possiamo essere\u201d. C&#8217;\u00e8 la paura di distinguersi, di attirare l&#8217;invidia e il risentimento dei nostri amici, di essere diversi e dell&#8217;ostracismo che questo spesso comporta.<\/p>\n<h3>La fuga dalla propria grandezza<\/h3>\n<p>Maslow parla di quello che definisce il complesso di Giona, basato sul personaggio biblico che voleva evitare il destino elevato che Dio aveva in serbo per lui. Giona non voleva essere un profeta. Voleva una vita normale, come quella di tutti gli altri. Fece tutto il possibile per evitare la sua vocazione, ma senza successo. La morale della storia, ci dice Maslow, \u00e8 che se non realizziamo il nostro potenziale, esso si deteriorer\u00e0 e diventer\u00e0 un peso. Maslow racconta di aver chiesto ai suoi studenti chi di loro si aspettasse di eccellere nel proprio campo. Quando nessuno rispose, Maslow chiese: \u201cSe non voi, allora chi?\u201d. Abitualmente ci aspettiamo che qualcun altro, non noi stessi, sia eccezionale. Secondo Maslow, questo \u00e8 pericoloso. \u201cQuello che puoi diventare\u201d, ci dice, \u201cdevi diventare\u201d. \u00c8, ci dice, una necessit\u00e0 del nostro essere.<\/p>\n<p>Lo stesso messaggio emerge da questa citazione dal Vangelo gnostico di Tommaso, uno dei preferiti di C. G. Jung: \u00abSe porti alla luce ci\u00f2 che \u00e8 dentro di te, ci\u00f2 che \u00e8 dentro di te ti salver\u00e0. Se non porti alla luce ci\u00f2 che \u00e8 dentro di te, ci\u00f2 che \u00e8 dentro di te ti distrugger\u00e0\u00bb. Abbiamo l&#8217;obbligo, come diceva Nietzsche, di \u00abdiventare ci\u00f2 che siamo\u00bb. Non farlo porta a vivere in quella che Sartre chiamava \u00abmalafede\u00bb, una pratica di autoinganno. Il coraggio di essere, in questo caso, diventa il coraggio di essere ci\u00f2 che sei.<\/p>\n<h3>Il coraggio della fiducia primordiale<\/h3>\n<p>Il terzo modo in cui Tillich intende il coraggio racchiude gli altri due. Possiamo avere il coraggio di affrontare la realt\u00e0 della nostra morte, di accettare il nostro inevitabile non essere. E possiamo avere il coraggio di realizzare il nostro potenziale, di far emergere ci\u00f2 che \u00e8 unicamente nostro e di affermarlo contro un ambiente che non lo favorisce. Tuttavia, rimane la questione del significato di tutto ci\u00f2. L&#8217;insensatezza, l&#8217;assenza di scopo, l&#8217;assurdo mondo indifferente degli esistenzialisti \u2013 che in molti modi coincide con l&#8217;attuale valutazione scientifica del nostro universo \u2013 sembrano negare qualsiasi terreno possiamo guadagnare abbracciando il nostro inevitabile non essere e affermando il nostro s\u00e9 unico. Se alla fine l&#8217;esistenza non \u00e8 stata altro che una sorta di scherzo cosmico \u2013 una conclusione a cui sono giunte pi\u00f9 di una mente brillante \u2013 che senso ha? Per citare ancora Shakespeare, se la vita \u00e8 davvero \u00abuna storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla\u00bb, allora perch\u00e9 sforzarsi di trovare il coraggio di esistere? Non \u00e8 pi\u00f9 saggio mangiare, bere e divertirsi, perch\u00e9 domani \u2013 o forse dopodomani \u2013 moriremo?<\/p>\n<p>Certamente molti sono giunti a questa conclusione. E negli ultimi tempi, con le turbolenze sociali, politiche ed ecologiche che stanno avvenendo in tutto il mondo, la domanda sul significato di tutto ci\u00f2 diventa pi\u00f9 urgente, proprio come sembra pi\u00f9 difficile cogliere il senso di tutto questo. Sembra che, come ha affermato il filosofo Leszek Kolakowski, siamo soggetti alla \u201csensazione di una crisi onnicomprensiva senza essere in grado di identificarne le cause&#8230;\u201d, nel senso che ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare una causa potrebbe in realt\u00e0 essere un sintomo. Per molti di noi il mondo \u00e8 sottosopra e la rapidit\u00e0 degli eventi induce una sorta di vertigine, quella che potremmo chiamare \u201cmalattia da accelerazione del cambiamento\u201d, una sorta di nausea provocata dalla crescente velocit\u00e0 degli sviluppi. In questo caso, il coraggio di essere mi sembra essere il coraggio di avere fede in un significato di cui potremmo non essere immediatamente consapevoli, di confidare che i nostri sforzi non siano inutili e che sia pi\u00f9 nobile accettare il rischio della fede piuttosto che la via pi\u00f9 sicura e meno faticosa della disperazione. Questa \u00e8 la \u201cfiducia primordiale\u201d di cui parlava il filosofo Jean Gebser e di cui ho scritto in un precedente articolo per <em>Logon<\/em>.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Quando abbiamo questa fiducia, mi sembra che la domanda \u201cEssere o non essere?\u201d abbia gi\u00e0 trovato una risposta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1] <\/a>Fiducia o paura primordiale? \u00a0in: LOGON, 15 Dicembre 2024<\/p>\n","protected":false},"author":933,"featured_media":117682,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110117],"tags_english_":[],"class_list":["post-122253","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-zeitgeist-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/122253","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/117682"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=122253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=122253"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=122253"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=122253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}