{"id":121917,"date":"2025-10-14T13:56:50","date_gmt":"2025-10-14T13:56:50","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/?post_type=logon_article&#038;p=121917"},"modified":"2025-10-14T13:56:50","modified_gmt":"2025-10-14T13:56:50","slug":"lestraneita-come-guida","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/lestraneita-come-guida\/","title":{"rendered":"L&#8217;estraneit\u00e0 come guida"},"content":{"rendered":"<p><em>Noi esseri umani siamo fondamentalmente degli estranei, perch\u00e9 non conosciamo noi stessi. Siamo estranei anche quando siamo in terra straniera? Un tentativo di esaminare le estraneit\u00e0 che si sovrappongono.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Chi oggi vive in un Paese altamente sviluppato, conduce quasi certamente una vita alienata, poich\u00e9 la nostra coscienza si \u00e8 separata da molti contesti di vita naturali senza che ci\u00f2 ci abbia resi indipendenti da essi. Tra i numerosi aspetti dell&#8217;alienazione figurano lavori altamente specializzati, una vita in ambienti quasi completamente artificiali e, non da ultimo, la progressiva digitalizzazione della vita quotidiana. Di solito vediamo solo parti di un tutto e sperimentiamo un&#8217;immensa accelerazione come conseguenza del progresso, non solo nei trasporti o nei processi di produzione, ma anche attraverso un cambiamento incessante delle strutture sociali che ci priva di molte delle certezze di un tempo. Sicurezze che ci davano almeno un senso di appartenenza.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il nostro posto nella vita? Quante volte abbiamo ancora a che fare con cose naturali, vive, che non siano frutto del nostro pensiero o che non siano state sfornate da catene di montaggio? Senza dubbio la nostra realizzazione personale come creatori del nostro spazio vitale comporta un grande senso di alienazione. Il nostro pianeta nel suo insieme, con noi come suoi abitanti, anzi come suoi figli, \u00e8 per lo pi\u00f9 un fenomeno marginale nella nostra coscienza. Le nostre giornate sono spesso dedicate a portare avanti lo sviluppo di tutto ci\u00f2 che \u00e8 artificiale, minuzioso e tecnologico e a godere dei suoi \u201cbenefici\u201d, come se quello fosse precisamente lo scopo della nostra vita.<\/p>\n<p>Si possono accompagnare questi sviluppi con occhio critico e giustamente denunciare tutte le emergenze spirituali che ne derivano .<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Ma cosa succederebbe se questo sviluppo fosse allo stesso tempo una strada sbagliata e una via verso il risveglio, che a lungo termine conduca dall&#8217;uomo naturale all&#8217;uomo spirituale?<\/p>\n<p>Vivo me stesso e il mondo come una sequenza di esperienze ambivalenti.<\/p>\n<p>Chi sono io? Nulla di ci\u00f2 che posso essere e fare nel mondo risponder\u00e0 in modo definitivo a questa domanda; essa tocca un&#8217;oscurit\u00e0 che un individuo moderno non pu\u00f2 misurare n\u00e9 tantomeno illuminare. Tuttavia, ho la sensazione di potere, dovere e volere sviluppare le mie capacit\u00e0 e che il mio essere e il mio divenire possano costituire un punto di contatto, anzi un ricettacolo di senso, di risposte. La mia esperienza mi dice che solo nell&#8217;apertura verso il mio centro sconosciuto riesco a essere me stesso.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, nonostante tutto, cerco di crearmi una patria materiale. Relazioni, luoghi, routine: tutti presentano vuoti fondamentali. Nessun luogo di residenza mi ha mai fatto pensare: \u00e8 qui che appartengo. Nessuno \u00e8 stato fonte di energia e oggetto di identificazione. Con le persone \u00e8 stato pi\u00f9 profondo, mai duraturo, ma ho incontrato anime gemelle. Niente e nessuno mi trattiene, a meno che io stesso non possa offrire una casa a qualcos&#8217;altro.<\/p>\n<h3>Astrazione ambivalente<\/h3>\n<p>Voglio capire. Il desiderio di comprendere il mondo come rete di relazioni, struttura e meccanismo, quindi in modo astratto, non \u00e8 forse simile al modo in cui sono state inventate le macchine e, in ultima analisi, il computer? Ma sviluppando il pensiero astratto, l&#8217;uomo non mira proprio al regno delle idee, che Platone definisce una realt\u00e0 superiore?<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Nel pensiero astratto percepisco un&#8217;ambivalenza. Il tentativo di riconoscere le strutture spesso conduce in uno spazio vuoto e senza vita. D&#8217;altra parte, \u00e8 possibile trovare leggi \u2013 nella medicina, nella chimica, nella fisica ecc. \u2013 che ci aiutano a comprendere come funzioniamo noi stessi e il mondo. L&#8217;astratto \u00e8 una zona in cui il pensiero logico esiste con difficolt\u00e0, finch\u00e9 l&#8217;astratto non viene sperimentato come realt\u00e0 e i principi creativi possono manifestarsi come idea e forza superiore e primordiale. Ma se cerchiamo solo la funzione e non l&#8217;essenza, oltre alla tecnologia che facilita la nostra vita, si crea anche alienazione. Padroneggiamo cos\u00ec tante cose, ma questo tipo di dominio \u00e8 accompagnato dalla solitudine e da una quantit\u00e0 infinita di domande.<br \/>\nEppure, gran parte di ci\u00f2 che la scienza ha reso possibile sembra essere solo un&#8217;immagine frammentaria dello stato d&#8217;essere familiare, forse divino, che cerchiamo. Velocit\u00e0 crescente, comunicazione in tempo reale, facilit\u00e0 di molte attivit\u00e0&#8230; Il pianeta \u00e8 diventato un villaggio, il tempo ha inghiottito lo spazio e ora sta scomparendo in qualche piega delle dimensioni. Stiamo perdendo la nostra realt\u00e0: l\u2019estraneit\u00e0 si diffonde.<\/p>\n<h3>Domande<\/h3>\n<p>La consapevolezza della \u201cmeccanica\u201d presente in tutte le cose mi mette di fronte alla mia esistenza come elemento della grande macchina del mondo. \u00c8 possibile che io sia un mezzo e non un fine? Nel corpo umano, cos\u00ec ammirevole, si nasconde forse un senso, qualcosa che sia fine e non strumento? La questione dell&#8217;anima emerge come pietra di paragone, ma anche come salvezza. Sento che l&#8217;anima deve essere qualcosa che si risveglia e cresce nel corpo per poterlo infine sostenere e forse trasformare.<br \/>\nIl mondo mi appare come una domanda altrettanto complessa. Io ne faccio parte, vivo nel suo mistero e ne sono grato. Nella natura, tuttavia, vedo bellezza e caos, fioritura e decadimento. \u00c8 colei che genera e colei che divora. E lei stessa \u00e8 effimera, anche se non secondo i miei criteri umani. \u00c8 solo un grande gioco a somma zero, una macchina geo-bio-chimica? Spesso mi sembra cos\u00ec, e allora mi sento estraneo al suo interno. Anche la chioma ariosa della foresta sotto la quale cammino a volte diventa inaspettatamente una tomba verde. Questo mi toglie il respiro e mi mostra il mio posto come essere mortale. Ma ci sono anche altri momenti: quelli in cui la natura diventa un vaso trasparente della vita onnipervadente che \u00e8 anche in me. Non sempre ho accesso a questo; devo percorrere un cammino, sostenuto, rispecchiato e accompagnato dalla natura.<\/p>\n<h3>L&#8217;Unit\u00e0 perduta<\/h3>\n<p>Qualcosa che da adolescente ho vissuto con stupore e insicurezza allo stesso tempo, indica la ragione ultima della mia estraneit\u00e0. Mi chiedevo: perch\u00e9 gli altri sono diversi? Perch\u00e9 non li conosco, perch\u00e9 li incontro dall&#8217;esterno? Ci\u00f2 che vale per le persone vale anche per il mondo: perch\u00e9 lo vivo dall&#8217;esterno, perch\u00e9 mi nasconde la sua vera essenza? In questa estraneit\u00e0 emerge un ricordo dell&#8217;unit\u00e0 perduta. E questo provoca una ricerca di comprensione, di conoscenza delle cose dal profondo.<br \/>\nIl mondo e io possiamo diventare trasparenti per qualcosa di diverso nella mia esperienza. Questo \u00e8 l&#8217;inizio di una nuova consapevolezza e di un nuovo percorso.<br \/>\nL&#8217;estraneit\u00e0 svanisce e il mondo mi offre una casa, se io stesso posso offrire una casa all&#8217;Uno che \u00e8 in me. LUI \u00e8 lo spazio in cui posso percepire me stesso e tutto il resto. Quando ci\u00f2 accade, tutto diventa un indizio, un contenitore e un simbolo vivente di LUI. E ogni volta che l&#8217;estraneit\u00e0 mi coglie di nuovo, so che mi ricorda che qui posso sentirmi a casa solo se sono in cammino.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Come descritto da Hartmut Rosa in: Alienazione e accelerazione, 2010<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Nella sua Allegoria della Caverna<\/p>\n","protected":false},"author":933,"featured_media":111618,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110117],"tags_english_":[],"class_list":["post-121917","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-zeitgeist-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/121917","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/111618"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=121917"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=121917"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=121917"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=121917"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}