{"id":121200,"date":"2025-09-24T16:59:33","date_gmt":"2025-09-24T16:59:33","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/?post_type=logon_article&#038;p=121200"},"modified":"2025-09-24T16:59:33","modified_gmt":"2025-09-24T16:59:33","slug":"sono-uno-straniero","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/sono-uno-straniero\/","title":{"rendered":"Sono uno straniero"},"content":{"rendered":"<p><em>Potrebbe essere che io sia al centro di un esperimento su larga scala. Immagino una sorta di laboratorio in cui sono collegato a un grande apparato.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Questo impianto, presumo, riflette tutto ci\u00f2 che credo di percepire direttamente nel mio cervello. In realt\u00e0, nulla di tutto ci\u00f2 esiste. La mia vita, quella che considero la mia vita, \u00e8 una sorta di test, un film o un&#8217;animazione 3D super realistica in cui recitare.<\/p>\n<p>Penso che sia ora che mi liberino.<\/p>\n<p>Il bambino che eravamo sapeva molto di ci\u00f2 che dovevamo ancora vivere. Negli ultimi anni, con la diffusione della teoria della simulazione e il suo sviluppo in un concetto popolare nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale, ho gradualmente capito quanto queste idee mi fossero familiari. Il primo pensiero, la prima sensazione \u00e8 stata: questo mondo non \u00e8 quello giusto. All&#8217;inizio, il bambino, il cui legame con questo mondo non si era ancora formato, il cui legame con questo mondo con i vincoli dei sentimenti e del desiderio non era ancora stato forgiato, sapeva che questo non era il suo posto. Essere uno straniero era una cosa ovvia. E poi \u00e8 sorta inevitabilmente la domanda sulla realt\u00e0 dietro l&#8217;illusione, sulla casa dietro l&#8217;estraneit\u00e0. C&#8217;era un desiderio nel mio cuore, ma cosa ne ha fatto la mia mente?<\/p>\n<p>I seguenti appunti risalgono al 2005, non \u00e8 chiaro perch\u00e9 siano stati scritti. Ho estratto il testo da un vecchio file, creato con un programma che non esiste pi\u00f9. Tra pagine di codice incomprensibile, righe di caratteri di controllo e numeri, ho trovato frammenti di frasi che, messe insieme, formano un&#8217;immagine interiore lontana, in qualche modo aliena, del bambino che ero una volta. Ma tra la paura e la solitudine, leggo ancora un desiderio incrollabile di una via d&#8217;uscita, un desiderio incondizionato di completezza e libert\u00e0. \u00c8 il tema della vita che si realizza solo quando viene superato.<\/p>\n<p>Sono uno straniero.<\/p>\n<p>Ho una stanza tutta mia. \u00c8 una cosa positiva. Non riesco proprio a immaginare come sarebbe se non avessi una stanza tutta mia. L&#8217;unico posto dove ci sono solo cose che mi interessano \u00e8 la mia stanza. Solo in questa stanza non c&#8217;\u00e8 lo stesso odore che c&#8217;\u00e8 ovunque altrove.<\/p>\n<p>Non capisco cosa ci facciano i miei genitori dai vicini. Devono pur rendersi conto che non hanno nulla in comune tra loro. Ma forse c&#8217;\u00e8 qualcosa del passato che i genitori riescono a tirare fuori e mostrare ai vicini, in modo che pensino che loro siano cos\u00ec. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Lo so. Non sono normali. Sono convinto che nessuno possa trovarli normali. Non so cosa sia normale e come siano realmente i miei genitori quando non li vedo.<\/p>\n<p>\u00c8 bello quando non ci sono.<\/p>\n<p>Il copriletto \u00e8 verde e arancione. Il pigiama \u00e8 ruvido all&#8217;interno, mi piace. Se non fossimo in mezzo alla settimana, oggi sarebbe un buon giorno per montarlo. Il montaggio trasforma il mio letto in una centrale di comando. Da qualche tempo utilizzo anche la sveglia digitale nera. Futuristica. Naturalmente so che solo io vedo un ponte di comando quando guardo il montaggio. Solo a me due sedie, un paio di libri, un copriletto di velluto marrone piegato e fissato con delle mollette e una radio Siemens vecchia come il mondo sembrano un ponte di comando.<\/p>\n<p>Mark Brandis \u00e8 fantastico. \u00c8 come con il ponte di comando. So che solo io intravedo il vero futuro quando leggo Mark Brandis. Le copertine sono totalmente irrealistiche. Le astronavi non saranno mai cos\u00ec. Probabilmente nemmeno l&#8217;autore sa come sar\u00e0 il futuro. Ma io lo so. Quello che mi interessa sono i viaggi, i decolli, gli atterraggi e, devo ammetterlo, anche le battaglie spaziali. La cosa stupida \u00e8 che dopo aver letto Mark Brandis \u00e8 pi\u00f9 facile avere paura.<\/p>\n<p>Non appena spengo la luce, compare il buio. All&#8217;inizio \u00e8 solo oscurit\u00e0. Ma poi apro bene gli occhi nel buio per vedere qualcosa di ci\u00f2 che era la stanza quando era ancora illuminata. E poi ho l&#8217;oscurit\u00e0 davanti a me. Sembra come se qualcuno stia versando del nero nel mio campo visivo. Diventa sempre pi\u00f9 buio, l&#8217;oscurit\u00e0 si muove, striscia o scorre verso di me, e non so cosa sia. Soprattutto, a un certo punto deve smettere di diventare pi\u00f9 buio. Non pu\u00f2 continuare a diventare sempre pi\u00f9 buio. A un certo punto, tutta la luce sar\u00e0 semplicemente esaurita e allora non potr\u00e0 diventare pi\u00f9 buio. Se continuo a chiudere gli occhi, ovviamente non lo scoprir\u00f2 mai. Dopo aver chiuso gli occhi e poi riaperti, l&#8217;oscurit\u00e0 \u00e8 un po&#8217; meno buia. Ma non appena riesco a vedere di nuovo qualcosa, il nero ritorna dai bordi del mio campo visivo e copre tutto, mi seppellisce sotto di s\u00e9. L&#8217;oscurit\u00e0 non ha nulla contro di me. \u00c8 semplicemente l\u00ec, e dove scorre l&#8217;oscurit\u00e0 io non posso essere. Mi raggiunger\u00e0, forse non stanotte, ma un giorno mi raggiunger\u00e0 e io mi perder\u00f2 in essa e sar\u00f2 altrettanto buio. Non sar\u00f2 pi\u00f9 me stesso. Allora smetter\u00f2 di esistere. L&#8217;oscurit\u00e0 mi avr\u00e0 divorato.<\/p>\n<p>Ma allora perch\u00e9 non succede mai nulla? Ogni volta che ho paura, l&#8217;oscurit\u00e0 mi avvolge, lentamente e impersonalmente, in modo che nessuno se ne accorga. So che \u00e8 la mia paura a dare potere all&#8217;oscurit\u00e0 su di me. \u00c8 questo che mi spaventa. Finora la paura non sembra essere mai diventata cos\u00ec grande da farmi scomparire. Forse non \u00e8 possibile? Cosa vuole allora l&#8217;oscurit\u00e0 da me? Cosa ottiene dalla mia paura? Se comunque non pu\u00f2 farmi nulla, perch\u00e9 mi minaccia? O \u00e8 solo la mia paura che mi fa sentire la minaccia? Di cosa ho paura allora?<\/p>\n<p>Superare la paura significa percepire solo ci\u00f2 che posso sentire. Posso vedere solo l&#8217;oscurit\u00e0. Da ci\u00f2 che sento, so che nell&#8217;oscurit\u00e0 non \u00e8 ancora cambiato nulla. \u00c8 possibile che il mio letto oscilli nella stanza vuota: ma le lenzuola, la coperta, il pigiama e io stesso siamo ancora immutati, reali, proprio come eravamo prima che calasse l&#8217;oscurit\u00e0. Qualunque cosa ci sia fuori, io sono qui e lo so. Se non mi muovo, se scompaio nell&#8217;universo dell&#8217;oscurit\u00e0 senza perdermi, allora non pu\u00f2 succedere nulla. E questo di solito \u00e8 sufficiente per addormentarmi. Al mattino lo so, perch\u00e9 per svegliarmi devo aver dormito.<\/p>\n<p>Raggiungo la fermata dell&#8217;autobus ansimando. Guardo il polso, dove anche stamattina non c&#8217;\u00e8 il mio orologio. L&#8217;orologio sembra essere il problema pi\u00f9 grande. Si potrebbero fare delle statistiche: la settimana ha cinque giorni di scuola e io dimentico l&#8217;orologio almeno in tre di essi. Cos&#8217;altro posso fare di sbagliato?<\/p>\n<p>Qualche giorno fa devo essere stato a questa fermata dell&#8217;autobus in pantofole. Senza abbassare la testa, mi guardo con occhio critico e decido che quello che vedo \u00e8 considerato anche dal resto del mondo un calzare adeguato per un dodicenne che va a scuola. Tutto a posto. Ora respiro pi\u00f9 tranquillamente. Ma l&#8217;autobus non arriva.<\/p>\n<p>Cerco di ricordare: l&#8217;immagine delle vecchie pantofole terribilmente imbarazzanti nella neve fresca \u00e8 chiara. Quindi questa storia deve risalire a molto tempo fa. Perch\u00e9 \u00e8 estate. Un&#8217;estate piovosa, certo, ma non nevica da mesi. Forse ho solo sognato le pantofole. Ma quando? Era inverno? Strano. E dove \u00e8 finito l&#8217;autobus?<\/p>\n<p>Quando penso ai sogni, ci sono molte cose che non voglio ricordare. Ieri o l&#8217;altro ieri, per\u00f2, mi sono svegliato con una sensazione del tutto unica: non so quali immagini abbiano suscitato questa sensazione.<\/p>\n<p>Ma era infinitamente dolce e meravigliosa, come il ricordo di essere stato amato incondizionatamente, pi\u00f9 di quanto avessi mai sperimentato nella realt\u00e0. Dopo il risveglio, sapevo di essere uno straniero, pieno di una felicit\u00e0 sconosciuta. La sensazione di sicurezza che mi era stata donata \u00e8 rimasta con me per ore, e cos\u00ec, pensando a quel luogo sconosciuto che dovevo aver visto nel sonno, mi \u00e8 venuto da sorridere nel bel mezzo della lezione di matematica. Non avevo nemmeno sentito la domanda, alla quale comunque non avrei saputo rispondere.<\/p>\n<p>Non solo non arriva nessun autobus, ma oltre a me non c&#8217;\u00e8 nessuno ad aspettare alla fermata. Di solito non \u00e8 cos\u00ec. Che cosa sta succedendo?<\/p>\n<p>In fondo, non mi sorprende pi\u00f9 nulla. Perch\u00e9 ho una teoria. Non mi piace parlarne e so che tutti la troveranno ridicola. Ma forse c&#8217;\u00e8 qualcuno che la condivide. Chi sia pu\u00f2 rimanere un segreto. Non ho bisogno di saperlo. In ogni caso, solo uno di noi potrebbe avere ragione.<\/p>\n<p>Il punto di partenza di questa teoria \u00e8: non c&#8217;\u00e8 alcuna prova che ci\u00f2 che percepisco sia la realt\u00e0 vera e propria. Nessuno pu\u00f2 uscire dalla propria pelle, quindi nessuno sa se non sia l&#8217;unico ad esistere realmente e se tutto ci\u00f2 che vive non sia un&#8217;illusione, un sogno o un inganno. Potrebbe essere che io, o meglio, la parte di me che percepisce, sia al centro di un esperimento su larga scala. Immagino una sorta di laboratorio, come quelli che conosco dai libri. Io, o quello che sono in realt\u00e0, sono collegato tramite una miriade di fili e cavi a un grande apparato che qui chiameremo computer. Questo impianto, suppongo, riflette tutto ci\u00f2 che credo di percepire direttamente nel mio cervello. In realt\u00e0 nulla di tutto ci\u00f2 esiste. La mia vita, quella che considero la mia vita, \u00e8 una sorta di test, un film o un&#8217;animazione 3D super realistica in cui posso partecipare. Cosa lo contraddice? L&#8217;illusione \u00e8 perfetta. Cio\u00e8, a volte non lo \u00e8! A volte, in pochi minuti, la stessa auto blu passa tre volte nella stessa direzione. (S\u00ec, ho persino memorizzato la targa.) A volte le cose non sono dove le ho messe e ricompaiono due giorni dopo proprio nello stesso posto. A volte due sconosciuti interpretano i ruoli dei miei genitori&#8230;<\/p>\n<p>Mi stanno mettendo alla prova? Stanno aspettando che me ne accorga? Come e a chi dovrei dire che ho capito? \u00abAiuto\u00bb, penso tra me e me il pi\u00f9 forte possibile, \u00abfatemi uscire di qui&#8230;\u00bb. E forse lo penso davvero.<\/p>\n<p>Nell&#8217;autobus vuoto che finalmente arriva mi siedo nell&#8217;ultima fila. Il dondolio e le vibrazioni mi aiutano a sentirmi vivo. Il fatto che sia in anticipo di un&#8217;ora e che la mia attrezzatura sportiva sia a casa a fare compagnia all&#8217;orologio \u00e8 inevitabile. E alla giornata crudele seguir\u00e0 una notte buia. Ma perseverer\u00f2 pazientemente fino alla fine dell&#8217;esperimento. \u00c8 ora di liberarmi.<\/p>\n","protected":false},"author":933,"featured_media":111919,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110117],"tags_english_":[],"class_list":["post-121200","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-zeitgeist-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/121200","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/111919"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=121200"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=121200"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=121200"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=121200"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}