{"id":114369,"date":"2024-12-15T17:24:20","date_gmt":"2024-12-15T17:24:20","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/logon_article\/fiducia-o-paura-primordiale\/"},"modified":"2024-12-15T17:24:20","modified_gmt":"2024-12-15T17:24:20","slug":"fiducia-o-paura-primordiale","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/fiducia-o-paura-primordiale\/","title":{"rendered":"Fiducia o paura primordiale?"},"content":{"rendered":"<p><em>Quando era adolescente, il filosofo svizzero-tedesco Jean Gebser (1905-1973) fece un&#8217;esperienza che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.<\/em><\/p>\n<p><em><!--more--><\/em><\/p>\n<p><em>Fu cos\u00ec significativa che in seguito avrebbe influenzato l&#8217;opera per cui \u00e8 pi\u00f9 conosciuto, il suo magnum opus, L&#8217;Origine Sempre Presente, una monumentale storia della coscienza umana in termini di diverse \u201cstrutture\u201d.<\/em><\/p>\n<p>A prima vista, quello che \u00e8 successo a Gebser non \u00e8 insolito: molti di noi si sono trovati in una situazione simile. Ma Gebser ha tratto un&#8217;intuizione profonda da una sfida che altri avrebbero potuto lasciar passare senza riflettere troppo.<\/p>\n<p>Cosa successe a Gebser? A scuola fu costretto a saltare da un trampolino che si estendeva in alto sopra una piscina profonda. Imparare a nuotare era obbligatorio e Gebser fu costretto ad affrontare il cosiddetto \u201cnuoto libero\u201d. Lo studente doveva immergersi in acque profonde e fare del suo meglio per rimanere a galla per dieci minuti senza aiuto. Per una persona che sta imparando a nuotare questa situazione sarebbe senza dubbio fonte di preoccupazione. Ma Gebser aveva gi\u00e0 avuto pi\u00f9 di un incidente con l&#8217;acqua. Quando aveva un anno, la disattenzione della madre lo fece quasi annegare nella vasca da bagno. Qualche anno dopo, da ragazzino, scivol\u00f2 e per poco non precipit\u00f2 da una ripida scogliera in un fiume sottostante. Cos\u00ec ora, con gli altri ragazzi che lo incitavano e il suo insegnante che lo aspettava, Gebser dovette gettarsi in ci\u00f2 che prima lo aveva traumatizzato.<\/p>\n<p>Quei pochi secondi prima che il giovane Gebser compisse quello che sarebbe stato il primo di molti \u201csalti nell&#8217;ignoto\u201d, fissarono in lui quella che anni dopo sarebbe stata l&#8217;intuizione guida del lavoro della sua vita. \u201cFu allora\u201d, scrisse in seguito in un racconto autobiografico incompiuto, \u201cche persi la paura di fronte all&#8217;incertezza. Cominci\u00f2 a maturare in me un senso di fiducia che in seguito determin\u00f2 tutto il mio atteggiamento e la mia condotta di vita: una fiducia nelle fonti della nostra forza, una fiducia nella loro immediata accessibilit\u00e0. Si tratta di una sicurezza interiore che \u00e8 pienamente efficace solo quando siamo in grado di fare tutto ci\u00f2 che non facciamo per noi stessi\u201d <a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Anni dopo, questa fiducia di fronte all&#8217;incertezza costituir\u00e0 la base della nozione di ci\u00f2 che Gebser chiama <em>Urvertrauen<\/em>, \u201cfiducia primordiale\u201d, un profondo senso di benessere e accettazione della vita. La controparte \u00e8 <em>Urangst<\/em>, o \u201cpaura primordiale\u201d, l&#8217;ansia di fondo che caratterizza la maggior parte dei nostri atteggiamenti verso il mondo.<\/p>\n<p>Conosciamo bene l&#8217;angoscia. \u00c8 quel senso di disagio che il filosofo S\u00f8ren Kierkegaard riteneva fosse la condizione di fondo dell&#8217;umanit\u00e0, una visione dell&#8217;esistenza umana ripresa da Martin Heidegger e dagli esistenzialisti successivi. Non \u00e8 causata da qualcosa in particolare, ma \u00e8 una sorta di ansia libera, quella che il filosofo Leszek Kolakowski ha descritto come il vivere con \u201cla sensazione di una crisi onnicomprensiva senza essere in grado di identificarne le cause&#8230;\u201d. Ormai il termine, un tempo sconosciuto, \u00e8 entrato a far parte del linguaggio quotidiano ed \u00e8 diventato persino un verbo: possiamo \u201cangosciarci\u201d per qualche banale preoccupazione o altro, e lo facciamo spesso.<\/p>\n<p>Al contrario, il tipo di \u201cfiducia\u201d che il giovane Gebser provava quando, come consigliava lo scrittore Joseph Conrad, si \u201cimmergeva\u201d nell&#8217;elemento distruttivo, saltando nell&#8217;ignoto e in acque molto profonde, \u00e8 meno comune. In effetti, la \u201cfiducia\u201d in qualsiasi cosa scarseggia al giorno d&#8217;oggi, e quelli tra noi che ne danno prova sono solitamente considerati sciocchi o ingenui da coloro che non ne hanno. Ma proprio come l&#8217;angoscia non ha una causa o una ragione specifica \u2013 l&#8217;angoscia che diciamo di provare per il nostro saldo bancario non \u00e8 vera angoscia \u2013 la \u201cfiducia\u201d che il giovane Gebser scopr\u00ec uscendo dal trampolino non era fiducia in qualcosa in particolare, non nel bagnino di turno o nella sollecitudine dei suoi compagni di classe, ma nelle fonti della vita stessa. Era la fiducia nella convinzione che la vita abbia buone intenzioni nei nostri confronti, anche se le prove di ci\u00f2 possono sembrare scarse e le prove del contrario abbondanti.<\/p>\n<p>Negli anni successivi al salto nell&#8217;ignoto, Gebser dovette preoccuparsi di ben altro che di acque profonde. O meglio, si potrebbe dire che le acque profonde in cui si tuff\u00f2 si sarebbero presto estese, metaforicamente, a gran parte dell&#8217;Europa. La sua famiglia soffr\u00ec di una crisi finanziaria all&#8217;inizio degli anni Venti. I rapporti tra i genitori non erano buoni e nel 1922 il padre di Gebser mor\u00ec in seguito a un tentativo di suicidio. Gebser fu costretto a lasciare la scuola e, ancora adolescente, a trovare lavoro. Lo fece in una banca, ma il suo cuore non era l\u00ec e fece un altro salto quando abbandon\u00f2 il suo lavoro ben pagato e si lanci\u00f2 in un&#8217;impresa editoriale di breve durata con un amico. (Sebbene sia conosciuto soprattutto come filosofo, Gebser era anche un poeta).<\/p>\n<p>Dalla fine degli anni Venti fino all&#8217;inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gebser condusse una vita errante attraverso l&#8217;Europa, avventurandosi ancora una volta nell&#8217;ignoto, poco prima che il pericolo lo colpisse. Nel 1929 lasci\u00f2 la Germania proprio mentre i nazisti di Hitler iniziavano la loro ascesa al potere. In Spagna, durante la guerra civile, sfugg\u00ec ai fascisti di Franco poco prima che il suo appartamento fosse bombardato. Fu quasi fucilato al confine con la Francia, ma riusc\u00ec ad attraversarlo, diversamente dal suo amico, il poeta Federico Garcia Lorca, che fu fucilato dai nazionalisti. Qualche anno dopo, quando il nascente nazismo minacciava tutta l&#8217;Europa, riusc\u00ec ad attraversare la frontiera dalla Francia, che sarebbe presto caduta, poco prima che si chiudesse, e raggiunse la Svizzera, dove sarebbe rimasto, con altri esuli, in attesa della catastrofe.<\/p>\n<p>In tutto questo, l&#8217;intuizione che ebbe mentre si apprestava a saltare verso l&#8217;ignoto, decenni prima, cresceva in lui. La \u201cfiducia primordiale\u201d che lo aveva aiutato a fare il salto anni prima lo guidava ora attraverso le correnti socio-politiche sempre pi\u00f9 pericolose che attraversavano il continente. Fu durante il suo soggiorno in Spagna che gli venne l&#8217;intuizione fondamentale che avrebbe elaborato per decenni. Si trattava delle prove che egli riteneva esistessero a sostegno dell&#8217;idea che, dalla prima comparsa della coscienza umana molti millenni fa, essa fosse \u201cmutata\u201d in forme diverse e che ora, all&#8217;inizio del XX secolo, stesse subendo un&#8217;ulteriore mutazione. Fu mentre lavorava a uno studio sulla poesia di Rilke che gli venne \u201cun&#8217;intuizione fulminea\u201d, come la defin\u00ec Gebser.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante che la poesia di Rilke abbia avuto un tale effetto su Gebser. Anche Rilke sapeva cosa Gebser intendesse per \u201cfiducia primordiale\u201d. In un documento intitolato \u201cEsperienza\u201d, Rilke cerc\u00f2 di descrivere una sensazione particolare che lo colse nel 1912 mentre soggiornava al Castello di Duino, dove gli venne l&#8217;ispirazione per le sue notevoli <em>Elegie Duinesi<\/em>. Rilke scrive che, mentre camminava lungo il parco del castello, si imbatt\u00e9 in un piccolo albero, simile a un arbusto, che si biforcava proprio all&#8217;altezza delle sue spalle. Rilke vi si adagi\u00f2 e si sent\u00ec straordinariamente rilassato. Presto cadde in una sorta di stato mistico. Scrive che era \u201ccome se impercettibili vibrazioni passassero in lui dall&#8217;interno dell&#8217;albero&#8230;\u201d. Sensazioni che normalmente non avrebbe notato entrarono nella sua coscienza e si sent\u00ec come se avesse in qualche modo \u201craggiunto l&#8217;altro lato della Natura\u201d, la sua interiorit\u00e0, il suo mondo interiore. Tutto ci\u00f2 che guardava sembrava offrire un&#8217;intuizione, un significato che stava per rivelarsi. In un&#8217;altra occasione, lo colse una profonda calma e tranquillit\u00e0. Sentiva che \u201ctutto era in sintonia con me\u201d e che era entrato in uno spazio \u201cindisturbato come l&#8217;interno di una rosa.\u201d<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>\u00c8 da questa grande pace, da questo \u201cspazio angelico in cui si sta fermi\u201d, che nasce per Rilke la potente visione poetica dell&#8217;Angelo delle Elegie. L&#8217;Angelo era \u201cterribile\u201d, cio\u00e8 impressionante e tremendo, eppure il suo messaggio al poeta era che il suo compito era quello di \u201clodare\u201d le cose della terra, le cose ordinarie, quotidiane. Non per cantare di misteri ineffabili, ma dell&#8217;esistenza semplice, eppure incomprensibilmente miracolosa, di \u201cCasa, Ponte, Fontana, Porta, Brocca, Olivo, Finestra&#8230;\u201d. Perch\u00e9 le parole che usa il poeta accresce il loro essere in modi che, se fosse rimasto muto, non sarebbero mai state. Questa \u00e8 la \u201clode nonostante\u201d di cui Rilke cantava nei suoi Sonetti a Orfeo, il \u201cdire s\u00ec\u201d che, nonostante tutte le sofferenze e i dolori, sorge nel cuore del poeta. \u00c8 un dire s\u00ec alla vita, in tutta la sua incertezza, che si radica nella stessa fiducia che Gebser scopr\u00ec nel tuffarsi e che lo ha aiutato a superare altre crisi.<\/p>\n<p>Questa fiducia o, per dirla in altro modo, la mancanza di ansia di fronte all&#8217;incertezza, pu\u00f2 apparire nelle situazioni pi\u00f9 disperate e pu\u00f2 essere risvegliata dalle cose pi\u00f9 inaspettate. Mentre lavorava come corrispondente per un giornale britannico durante la guerra civile spagnola, lo scrittore Arthur Koestler fu vicino alla morte, come Gebser, ma la sua vicinanza ad essa dur\u00f2 molto pi\u00f9 a lungo. Koestler fu arrestato dai fascisti \u2013 il suo passato comunista non lo aiut\u00f2 in questo caso \u2013 e trascorse pi\u00f9 di tre mesi in prigione aspettandosi di essere fucilato da un momento all&#8217;altro, senza sapere se ogni giorno sarebbe stato l&#8217;ultimo, prima di essere finalmente rilasciato. Nella sua autobiografia, Koestler racconta che, per passare il tempo, inizi\u00f2 a incidere formule matematiche sul muro con un pezzo di molla di ferro che aveva preso dal suo letto (gli era proibito scrivere e non gli erano permesse carta e matita).<\/p>\n<p>Quando riusc\u00ec a scrivere il teorema dell\u2019infinit\u00e0 dei numeri primi di Euclide, accadde qualcosa di strano.<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a> Guardando la formula, Koestler cadde in uno stato di \u201cincantamento\u201d, dimentico di tutto ci\u00f2 che lo circondava. Che cosa ha scatenato questo evento? Il fatto che la formula fosse una \u201cdichiarazione significativa e completa sull&#8217;infinito\u201d. Perch\u00e9 era importante? Perch\u00e9 trasformava l&#8217;\u201cinfinito\u201d in qualcosa di concreto e reale, anzich\u00e9 in un&#8217;astrazione. Ed era una realt\u00e0 a cui Koestler partecipava. Era l\u00ec, proprio di fronte a lui, sul muro della prigione. Koestler scrive di aver assaporato la \u201cfragranza dell&#8217;eternit\u00e0\u201d e di aver sentito il fremito della \u201cfreccia nel blu\u201d, e non riusciva a ricordare per quanto tempo fosse rimasto cos\u00ec estasiato, mormorando \u201cquesto \u00e8 perfetto &#8211; perfetto\u201d. Un ricordo assillante lo fece uscire dalla trance, una \u201cbanale circostanza che guastava la perfezione del momento\u201d. Che cos&#8217;era? Si ricord\u00f2 che era in prigione e che avrebbero potuto sparargli da un momento all&#8217;altro. Al che Koestler pens\u00f2: \u201cE allora? \u00c8 tutto qui? Non hai niente di pi\u00f9 serio di cui preoccuparti?\u201d<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;incontro di Koestler con l&#8217;infinito gli lasci\u00f2 la sensazione che il suo \u201cio\u201d avesse cessato di esistere, nel senso che era stato reso irrilevante. Il velo era caduto dalle cose ed egli aveva intravisto la \u201cvera realt\u00e0\u201d sottostante. Era \u201cl&#8217;ordine nascosto delle cose&#8230; normalmente oscurato da strati di irrilevanza\u201d. Arriv\u00f2 a chiamare questa realt\u00e0 \u201cla scrittura invisibile\u201d; era una sorta di codice segreto che, in momenti come questo, diventa improvvisamente chiaro come il giorno. Tutta la tensione dell&#8217;attesa dell&#8217;esecuzione era stata scaricata; speriment\u00f2 una profonda catarsi, la \u201cpace che supera ogni comprensione\u201d. In seguito, ci\u00f2 che rimase fu un \u201ceffetto postumo sereno che per giorni dissolse la paura\u201d.<\/p>\n<p>Forse non affrontiamo l\u2019ignoto e le nostre paure come Koestler, che aspetta in una cella di essere fucilato, o come Gebser, in piedi sull&#8217;orlo di trampolino. Ma, come loro, viviamo in un&#8217;epoca di profondi disordini e incertezze, e il tipo di angoscia che loro e i loro contemporanei conoscevano non \u00e8 sconosciuta a noi. Non sarebbe esagerato dire che \u00e8 addirittura aumentata. Dai cambiamenti climatici ai disordini sociali, alle guerre, alle pandemie e molto altro ancora, negli ultimi anni si \u00e8 assistito a una vertiginosa molteplicit\u00e0 di crisi che ha lasciato molti di noi con una sensazione di impotenza. C&#8217;\u00e8 una sensazione reale di cose che vanno in pezzi, di un mondo che cambia troppo velocemente perch\u00e9 i suoi abitanti possano stargli dietro. Gebser stesso credeva che questo stesse accadendo, che la coscienza umana stesse attraversando un&#8217;altra \u201cmutazione\u201d e che, in questo processo, il mondo della precedente \u201cstruttura di coscienza\u201d \u2013 il mondo razionale, scientifico, \u201cmoderno\u201d \u2013 si stesse disgregando per far posto alla nuova struttura, che Gebser chiamava \u201cintegrale\u201d.<\/p>\n<p>Non posso entrare nei dettagli in questo articolo. Ma ci\u00f2 che Gebser immagina come forma emergente di coscienza ha, come essenza, la \u201cfiducia primordiale\u201d che speriment\u00f2 quel giorno sul trampolino. Molti anni dopo la speriment\u00f2 di nuovo, durante il suo viaggio in India. Accadde a Sarnath, il luogo in cui, secondo la leggenda, Buddha pronunci\u00f2 il primo sermone. Gebser scrive che l&#8217;esperienza avvenne con \u201cchiarezza cristallina nella vita di tutti i giorni\u201d, ma che \u00e8 stata allo stesso tempo una \u201ctrasfigurazione e irradiazione dell\u2019indescrivibile\u201d &#8230; Parla di una \u201cluce ultraterrena e trasparente\u201d che evocava una \u201ctranquilla esultanza\u201d, risvegliando di nuovo il suo senso di \u201cfiducia primordiale\u201d e portando con s\u00e9 la \u201cconsapevolezza dell&#8217;invulnerabilit\u00e0\u201d. Come Koestler in cella, Gebser scopr\u00ec che il suo \u201cio\u201d, l&#8217;ego quotidiano e logoro, era diventato irrilevante. Non era scomparso. Ma lui e le sue preoccupazioni non erano pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Forse possiamo rincuorarci sapendo che la \u201cfiducia primordiale\u201d che Gebser ha abbracciato mentre si lanciava nell&#8217;ignoto \u00e8 presente anche per noi, mentre affrontiamo i nostri tempi incerti. Speriamo di avere abbastanza fiducia da accoglierla quando arriver\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Jean Keckeis \u201c<em>In Memoriam Jean Gebser<\/em>\u201d in Jean Gebser <em>L\u2019Origine sempre Presente<\/em>, trans. Noel Barstad and Algis Mickunas (Athens, OH: Ohio University Press, 1985) p. xvii.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> Rainer Maria Rilke, <em>Elegie Duinesi<\/em>, Giulio Einaudi Editore, 1978<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> I numeri primi sono numeri che possono essere divisi solo per 1 o per se stessi. 3, 5, 7 sono primi; non esiste una formula per arrivare al numero primo pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> Arthur Koestler, <em>La Scrittura Invisibile<\/em>, Editore Il Mulino, 1991<\/p>\n","protected":false},"author":925,"featured_media":109088,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110117],"tags_english_":[],"class_list":["post-114369","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-zeitgeist-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/114369","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/925"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/109088"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=114369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=114369"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=114369"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=114369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}