{"id":112068,"date":"2024-09-03T20:36:04","date_gmt":"2024-09-03T20:36:04","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/logon_article\/alla-ricerca-del-suono-doro\/"},"modified":"2024-09-03T20:36:04","modified_gmt":"2024-09-03T20:36:04","slug":"alla-ricerca-del-suono-doro","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/alla-ricerca-del-suono-doro\/","title":{"rendered":"Alla ricerca del \u201cSuono d&#8217;Oro\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Graal \u00e8 luce e suono \u2013 il suono della luce e la luce del suono inudibile dell&#8217;origine. \u00c8 il luogo dove il tempo diventa spazio&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>&#8230;e dove \u00e8 possibile ascoltare l&#8217;armonia delle sfere con il \u201cterzo orecchio\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>(Frammento phonosofico [1])<\/p>\n<p>Il Graal \u00e8 il luogo dove il tempo diventa spazio e dove \u00e8 possibile ascoltare con il \u201cterzo orecchio\u201d l&#8217;armonia delle sfere. La ricerca del Graal \u00e8 la ricerca del cuore del suono, del suono del vuoto: un suono di luce increata: il \u201csuono della luce\u201d, il \u201csuono d&#8217;oro\u201d&#8230;<\/p>\n<p>In un passaggio del primo atto dell&#8217;ultimo dramma musicale di Richard Wagner, Gurnemanz chiede a Parsifal chi gli abbia dato l&#8217;arco con cui ha ucciso il cigno. Parsifal risponde che l&#8217;ha fatto lui stesso \u201cper spaventare le aquile selvatiche della foresta\u201d. A questo Gurnemanz disse: \u201cMa tu sembri nobile e di alto lignaggio\u201d. Qui Wagner fa un gioco di parole altamente simbolico che a prima vista potrebbe essere trascurato: Si stabilisce una relazione tonale tra \u201caquila\u201d e \u201cnobile\u201d (in tedesco: \u201cAdler\u201d e \u201cadlig\u201d).<\/p>\n<p>L&#8217;aquila simboleggia il reale e il solare; l&#8217;aquila pu\u00f2 guardare direttamente il sole, la fonte della luce, la verit\u00e0. La civetta, invece, \u00e8 un uccello notturno, l&#8217;uccello di Atena, la dea nata dalla testa di Zeus. La razionalit\u00e0, il cervello, \u00e8 uno strumento dalle qualit\u00e0 lunari, un organo che \u2013 come la luna \u2013 non irradia calore, nonostante la sua abbagliante funzionalit\u00e0. Per generare un pensiero vivo, il cervello deve riflettere la luce del cuore. Non \u00e8 un caso che forme ripetitive di preghiera e meditazione si trovino in varie tradizioni mistiche: il mantra yoga nei Veda e tra gli ind\u00f9, il dhikr tra i sufi, la pratica del nembutsu nel buddismo Amitabha.<\/p>\n<p><em>Attraverso la ripetizione di formule, si cerca di portare la testa in sincronia con il cuore, ottenendo cos\u00ec una consapevolezza ininterrotta della presenza del divino. Tali pratiche esistono anche nella tradizione cristiana: Si pensi alle litanie, alla preghiera del rosario o alla \u201cpreghiera di Ges\u00f9\u201d dei cristiani orientali, soprattutto nell&#8217;esicasmo <\/em><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>La \u201cpreghiera di Ges\u00f9\u201d, detta anche \u201cpreghiera del cuore\u201d, consiste nella ripetizione costante della frase <em>\u039a\u03cd\u03c1\u03b9\u03b5 \u1f38\u03b7\u03c3\u03bf\u1fe6 \u03a7\u03c1\u03b9\u03c3\u03c4\u03ad, \u03a5\u1f31\u1f72 \u0398\u03b5\u03bf\u1fe6, \u1f10\u03bb\u03ad\u03b7\u03c3\u03cc\u03bd \u03bc\u03b5 \u03c4\u1f78\u03bd \u1f00\u03bc\u03b1\u03c1\u03c4\u03c9\u03bb\u03cc\u03bd<\/em> (in greco: Signore Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio, abbi piet\u00e0 di me), al ritmo del respiro.<\/p>\n<p>Nella sua autobiografia, Carl Gustav Jung racconta di aver incontrato Ochwi\u00e4 Biano (\u201cLago di montagna\u201d), il capo spirituale dei <em>pueblos Taos<\/em>, durante il suo viaggio in America nel 1924. Ochwi\u00e4 Biano gli disse: \u201cGuarda come sono crudeli i bianchi. Le loro labbra sono sottili, i loro nasi appuntiti, i loro volti sono solcati e distorti dalle rughe, i loro occhi hanno uno sguardo fisso, sono sempre alla ricerca di qualcosa. Cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa, sono sempre inquieti. Non sappiamo cosa vogliono. Non li capiamo. Pensiamo che siano pazzi\u201d. Jung gli chiese perch\u00e9 affermasse una cosa del genere. L&#8217;indiano rispose: \u201cDicono di pensare con la testa. [\u2026] Noi pensiamo qui\u201d, disse indicando il suo cuore. Jung sprofond\u00f2 \u201cin una lunga contemplazione&#8221; <a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> &#8230;<\/p>\n<p>Le storie del Graal ebbero un ruolo importante per Carl Gustav Jung fin dalla giovinezza. Le lesse per la prima volta all&#8217;et\u00e0 di quindici anni. La forte impressione di questa lettura non lo abbandon\u00f2 mai. In tarda et\u00e0, ammise che solo la considerazione per il lavoro di sua moglie Emma \u2013 che considerava la ricerca su questo argomento come il lavoro della sua vita \u2013 gli aveva impedito di includere la leggenda del Graal nel suo studio dell&#8217;alchimia.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Il libro di Emma Jung, <em>Die Gralslegende in psychologischer Sicht<\/em> (La leggenda del Graal in prospettiva psicologica), fu completato e pubblicato postumo grazie al lavoro di Marie-Louise von Franz.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>Parsifal, nobile come un&#8217;aquila, \u00e8 un eroe solare. La sua storia \u00e8 un percorso iniziatico, una graduale riscoperta del significato nascosto delle cose, del s\u00e9.<\/p>\n<p>Parsifal uccide il cigno. In lui, l&#8217;impulso a uccidere non \u00e8 \u201cmalvagio\u201d, ma un istinto animalesco-ludico (giocoso). \u00c8 cos\u00ec che agiscono, ad esempio, i gatti e gli altri predatori: attaccano ci\u00f2 che si muove. Parsifal non ha paura di ammettere ci\u00f2 che ha fatto quando Gurnemanz gli chiede se \u00e8 stato lui a uccidere il cigno sacro: \u201cCerto! Al volo ho colpito ci\u00f2 che vola!\u201d, afferma orgoglioso con giovanile irruenza. Ma poi, con una serie di domande incalzanti, Gurnemanz mette in moto un processo di autoconoscenza: il <em>gnoti seauton<\/em>. Quando lo sguardo del cigno morente colpisce Parsifal, questi ne \u00e8 talmente rapito da spezzare l&#8217;arco e scagliare le frecce lontano da s\u00e9. E quando pi\u00f9 tardi Gurnemanz, dopo avergli mostrato il pasto sacro dei cavalieri del Graal e il sofferente Amfortas, gli chiede: \u201cSai cosa hai visto?\u201d, Parsifal tace e \u201csi afferra convulsamente il cuore e poi scuote un po&#8217; la testa\u201d. Il cuore \u00e8 come un vaso, un <em>athanor<\/em>, una fornace alchemica in cui si compie il \u201c<em>magnum opus<\/em>\u201d: la sofferenza si trasmuta in oro, in amore da irradiare.<\/p>\n<p>La realizzazione avviene attraverso l&#8217;esperienza \u2013 prima della sofferenza, poi dell&#8217;eros (attraverso le profumate \u201cragazze-fiore\u201d e Kundry, che cerca di assumere il ruolo di sua madre Herzeleide). Nello sguardo del cigno morente, Parsifal ha una premonizione della sofferenza cosmica in cui \u2013 secondo la visione buddista \u2013 tutti gli esseri sono coinvolti. L&#8217;esperienza erotica \u00e8 anche qualcosa di tragico, di tragico-dionisiaco. Piacere e dolore si mescolano. L&#8217;unione del maschile e del femminile \u00e8 un <em>Mysterium Tremendum<\/em>.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 centrale nel \u201c<em>B\u00fchnenweihfestspiel<\/em>\u201d di Wagner \u00e8 il concetto di \u201ccompassione\u201d (nel senso di Schopenhauer, secondo cui solo la compassione pu\u00f2 superare l&#8217;egoismo e portare all&#8217;identificazione con un altro essere). Parsifal \u00e8 il \u201cpuro sciocco\u201d: \u00e8 certamente uno sciocco, ma la sua sciocchezza \u00e8 (anche) purezza di cuore. La realt\u00e0 ultima pu\u00f2 essere percepita solo da chi non ha colpe o da chi ha creato e coltivato il vuoto (<em>kenosis<\/em>) dentro di s\u00e9. Alla fine del processo di individuazione, Parsifal \u201cconosce attraverso la compassione\u201d.<\/p>\n<p>Il Parsifal di Wagner \u00e8 un&#8217;opera liturgica, un dramma della conoscenza per eccellenza. Il suono di Wagner, soprattutto nell&#8217;ultima opera, \u00e8 potente, seducente, erotico-magico. Ha la capacit\u00e0 di insinuarsi profondamente nella psiche in modo teneramente velenoso. La potenza di questa musica \u00e8 incomparabile con qualsiasi altra. L&#8217;arte sonora di Wagner ha il dono della trasmutazione.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;arte, se ne esiste uno, \u00e8 la metamorfosi, la trasformazione interiore. E questo richiede anche una trasformazione esterna: altri cieli, altre terre&#8230; Con Wagner, la storia di Parsifal e quindi la saga del Graal diventano un dramma della \u201cconoscenza attraverso il suono\u201d (phonosophia). Chiunque si dedichi seriamente a quest&#8217;opera sar\u00e0 probabilmente scosso e costretto a rifondarsi psicofisicamente.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>A guidarmi nel mio percorso phonosofico sono state, tra le altre, due personalit\u00e0 i cui nomi portano le lettere iniziali G e S. Il primo \u00e8 Giuseppe Sinopoli (1947-2001); il secondo \u00e8 Giacinto Scelsi (1905-1988). Entrambi sono sepolti a Roma, nel Cimitero del Verano. Entrambi riconoscevano nella musica una \u201cGrande Via\u201d, un percorso di conoscenza metafisica: qualcosa di spirituale e sensuale allo stesso tempo, espressivo e gnostico; effimero e transitorio. La musica incarna una potente ambiguit\u00e0. Il potere della musica e del suono in generale era gi\u00e0 riconosciuto nell&#8217;antichit\u00e0. Si pensi a Orfeo, ad Anfione, alle mura di Gerico, ad Arione, a Pitagora, alla dottrina dell&#8217;ethos di Damone, che gioca un ruolo decisivo anche in Platone (si vedano i suoi dialoghi <em>Politeia<\/em> e <em>Nomoi<\/em>), alla dottrina degli effetti del Barocco, alla filosofia romantica della musica&#8230; fino alla <em>cimatica<\/em> di Hans Jenny. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che i suoni possano avere un effetto non solo sullo stato d&#8217;animo degli esseri umani e degli animali, ma anche sulla cosiddetta \u201cmateria morta\u201d: possono muovere le pietre, far danzare piccole particelle e creare forme&#8230; La musica, in definitiva, ha la capacit\u00e0 di aprire il cuore.<\/p>\n<p>Ma cos&#8217;\u00e8 il cuore? Dal punto di vista puramente anatomico \u00e8 un organo che permette al sangue di scorrere in tutto il corpo; \u00e8 anche tradizionalmente visto come luogo del sentimento, delle emozioni. Ma il cuore \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 un organo di percezione. Cuore non significa semplicemente \u201csentimenti gentili\u201d. \u00c8 piuttosto uno spazio, uno spazio di risonanza cosmica: una \u201ccaverna\u201d, un luogo dove \u2013 per usare le parole degli antichi indiani \u2013 <em>Atman e Brahman<\/em> si incontrano. Qui, in questo punto nascosto, nel pi\u00f9 piccolo, in un \u201cseme di senape\u201d, si genera tutto lo spazio. Il S\u00e9 (Atman), nascosto nel cuore, \u00e8 la rete invisibile in cui \u00e8 intessuto lo spazio. Nel cuore c&#8217;\u00e8 una fiamma e un suono. Il suono come fuoco meditante&#8230; (il senso dell&#8217;essere). \u201cSogniamo di viaggiare attraverso l&#8217;universo: l&#8217;universo non \u00e8 forse dentro di noi? Non conosciamo le profondit\u00e0 del nostro spirito. Il cammino misterioso va verso l&#8217;interno. Dentro di noi, o in nessun luogo, c&#8217;\u00e8 l&#8217;eternit\u00e0 con i suoi mondi, il passato e il futuro\u201d (Novalis, Bl\u00fcthenstaub, 16\u00b0 frammento). Le intuizioni del giovane Friedrich von Hardenberg (Novalis) sono \u2013 per la loro imperscrutabilit\u00e0 \u2013 paragonabili a quelle del popolo Vedico.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Esiste un termine speciale che non si trova nei Veda, n\u00e9 nelle Upanishad, ma nelle scritture tantriche: \u2018<em>an\u00e2hata\u2019<\/em>. Indica il suono primordiale inudibile che i vedantisti chiamavano \u201c<em>Brahman nirguna<\/em>\u201d. Nei testi tantrici, a partire dal <em>Tantraloka<\/em> di Abhinavagupta, il termine <em>&#8216;an\u00e2hata<\/em>\u201b compare per la prima volta (&#8216;non colpito\u201b, suono metafisico \u2013 senza causa) come antitesi a <em>&#8216;\u00e2hata<\/em>\u201b (&#8216;colpito\u201b, cio\u00e8 suono materiale, udibile).<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che <em>&#8216;an\u00e2hata<\/em>\u201b \u00e8 anche il nome dato al &#8216;chakra del cuore&#8217; nella tradizione yoga: l\u00ec, nello spazio occulto del cuore, si manifesta la vibrazione primordiale \u2013 come <em>Atman<\/em>.<\/p>\n<p>Non solo Jean-Claude Eloy \u00e8 vicino a questi concetti (un artista che mi ha molto ispirato e al quale ho dedicato il mio libro <em>Musica Cosmogonica<\/em> \u2013 anche perch\u00e9 una delle sue opere si chiama <em>An\u00e2hata<\/em>&#8230;), ma anche il gi\u00e0 citato Giacinto Scelsi. Il titolo di una sua opera giovanile, <em>Chemin du c\u0153ur<\/em>, anticipa il suo successivo percorso di compositore. Ma Scelsi in realt\u00e0 non si considerava un \u201ccompositore\u201d, bens\u00ec un semplice \u201cpostino\u201d dell&#8217;aldil\u00e0. \u00c8 noto per la sua \u201c<em>musica su una sola nota<\/em>\u201d. Con essa, invece di \u201ccomporre\u201d (<em>cum-ponere<\/em>: mettere insieme le note), cercava di raggiungere il cuore del suono per manifestare l&#8217;energia cosmogonica in esso contenuta. Con la sua musica, Giacinto Scelsi compie un viaggio al centro del suono.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>A Scelsi piaceva raccontare storie zen. Una delle sue storie preferite era quella del pidocchio. Un giovane desiderava imparare a tirare con l&#8217;arco e si rec\u00f2 da un maestro. Il maestro gli disse: \u201cS\u00ec, posso insegnarti il tiro con l&#8217;arco, ma prima di tutto voglio che tu impari a vedere il cuore di un pidocchio\u201d. \u201cCome?\u201d, chiese il giovane, \u201cil cuore di un pidocchio? Come \u00e8 possibile?\u201d. \u201c\u00c8 molto semplice\u201d, rispose il maestro, \u201cbasta conficcare due bastoni nel terreno e tendere una corda tra di essi. Poi metti un pidocchio sulla corda, ti sdrai per terra e lo guardi mentre salta avanti e indietro\u201d. \u201cMa per quanto tempo devo farlo?\u201d chiese il giovane. \u201cMolto a lungo&#8230;\u201d rispose il maestro. Il giovane fece obbedientemente ci\u00f2 che il maestro gli aveva chiesto: guard\u00f2 con attenzione il pidocchio, che a poco a poco diventava sempre pi\u00f9 grande nella sua percezione. Dopo una lunga osservazione, improvvisamente vide qualcosa che pulsava: il battito del cuore del pidocchio.<\/p>\n<p>Per Scelsi, questa storia era significativa nel contesto della sua esperienza con il suono. Se si ascolta attentamente un singolo suono per lungo tempo, esso comincia a crescere e a diventare sempre pi\u00f9 grande. L&#8217;ascoltatore comincia a sentirsi avvolto da esso come un \u201csuono rotondo\u201d e scopre che la singola nota pu\u00f2 essere un intero cosmo, pieno di melodie, ritmi, armonie, colori, polifonie e abissi. Solo chi raggiunge il cuore del suono \u00e8 un vero musicista, credeva Scelsi; altrimenti si \u00e8 solo un buon artigiano, ma non un artista. Ci\u00f2 riporta alla mente una frase di San Francesco d&#8217;Assisi: \u201cChi lavora con le mani \u00e8 un operaio. Chi lavora con le mani e con la testa \u00e8 un operaio. Ma chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore \u00e8 un artista\u201d.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Giacinto Scelsi era convinto di essere stato accompagnato da una palma per migliaia di anni \u2013 nel corso di varie incarnazioni. Dal suo appartamento di Roma in Via di San Teodoro 8, proprio accanto al Foro Romano, vedeva in questa palma un&#8217;affinit\u00e0 elettiva e la osservava a lungo con attenzione nella meditazione quotidiana. La palma, che come l&#8217;aquila \u00e8 un simbolo del sole, pu\u00f2 essere vista anche come un&#8217;immagine del suono. Dal suo centro, che \u00e8 una sorta di tono fondamentale, si dipartono i rami con le foglie, che sono paragonabili ai sovratoni: Si muovono quando il vento soffia.<\/p>\n<p>Considerazioni simili sono possibili nel caso della struttura di un girasole con le sue spirali controrotanti che si compenetrano. Alexander Lauterwasser, che ha continuato il lavoro di Hans Jenny nel campo della cimatica, ha potuto sviluppare stimolanti riflessioni sulla morfogenesi, il segreto della nascita della forma, attraverso il suo profondo esame delle figure sonore nell&#8217;acqua: Si possono \u201cmettere in relazione i bracci a spirale pi\u00f9 lunghi orientati a sinistra con un movimento che va dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno e quelli pi\u00f9 corti a destra con un movimento che va dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno, paragonabile ai movimenti respiratori o alla sistole e alla diastole del cuore pulsante\u201d. A un esame pi\u00f9 attento, ci si rende inevitabilmente conto che i singoli semi di girasole si trovano esattamente nei punti in cui questi due movimenti polari si compenetrano e si sovrappongono.<\/p>\n<p>Se ora si considera ci\u00f2 che un seme rappresenta in realt\u00e0, ossia la possibilit\u00e0 di una vitalit\u00e0 futura, si scopre uno dei segreti forse pi\u00f9 profondi della vitalit\u00e0: solo dove \u00e8 possibile integrare e armonizzare questi due gesti primordiali \u2013 dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno e dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno \u2013 solo l\u00ec qualcosa di nuovo, un impulso futuro pu\u00f2 trovare spazio nel mondo, arrivare, iniziare a incarnarsi e a dispiegarsi [&#8230;]\u201d. E Lauterwasser prosegue: \u201cLa forma vertebrale del cuore dovrebbe forse essere un cifrario del fatto che il cuore, oltre al suo compito di ritmare l&#8217;intera circolazione sanguigna, rappresenta una sorta di organo di percezione? Ma per cosa? Gi\u00e0 nell&#8217;embrione, le oscillazioni pulsanti sono attive esattamente nella regione in cui pi\u00f9 tardi si former\u00e0 il cuore: in quel \u201cpunto di salto\u201d gi\u00e0 descritto da Aristotele. Questo significa allo stesso tempo che il battito del polso \u00e8 presente molto prima che il cuore, immaginato come un &#8216;organo di pompa&#8217; meccanico, sviluppi la sua efficacia\u201d. Prima il battito, poi l&#8217;organo corporeo.<\/p>\n<p>Il battito cardiaco corrisponde ai movimenti di contrazione ed espansione dell&#8217;universo. Il battito del polso \u00e8 il segno primordiale della vita umana. Il feto sente il continuo e forte pulsare del cuore materno per nove mesi. In questo senso, il ritmo \u00e8 l&#8217;elemento pi\u00f9 primordiale, l&#8217;elemento pi\u00f9 arcaico della musica. La pulsazione continua fino al momento della morte.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>\u201cChi \u00e8 il Graal?\u201d, chiede Parsifal. Gurnemanz risponde: \u201cQuesto non si pu\u00f2 dire\u201d. Equazioni che possono essere considerate approssimative:<\/p>\n<p>Graal = S\u00e9 = Tao = Vuoto = Essere.<\/p>\n<p>Graal come centro del mondo o centro dell&#8217;essere, da cui tutte le cose possono essere sperimentate <em>sub specie aeternitatis<\/em>, al di l\u00e0 del <em>principium individuationis.<\/em> Il centro, tuttavia, \u00e8 ovunque, come dicono, tra gli altri, Giordano Bruno e Friedrich Nietzsche. Lo portiamo con noi nel cuore. Il cuore \u00e8 il centro del nostro essere. Il Graal \u00e8 un simbolo del cuore, un simbolo di luce non nata e di suono non creato.<\/p>\n<p>Graal come luce e suono. Come suono della luce e come luce del suono inudibile dell&#8217;origine. Il Graal \u00e8 il luogo dove la trascendenza pu\u00f2 essere sperimentata nell&#8217;immanenza; il luogo dove il tempo diventa spazio e dove \u00e8 possibile ascoltare con il \u201cterzo orecchio\u201d l&#8217;armonia delle sfere.<\/p>\n<p>La ricerca del Graal \u00e8 la ricerca del cuore del suono, del suono del vuoto: un suono di luce increata: il \u201csuono-luce\u201d, il \u201csuono d&#8217;oro\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Phonosofia = conoscenza attraverso il suono<br \/>\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Forma di spiritualit\u00e0 sviluppata nel Medioevo dai monaci ortodossi bizantini. Il termine deriva dalla parola greca hesychia (\u1f21\u03c3\u03c5\u03c7\u03af\u03b1 h\u0113sych\u00eda), che significa \u201ccalma\u201d o \u201csilenzio\u201d. All&#8217;esichia sono associate le idee di serenit\u00e0 e pace interiore. Gli esicasti fanno del raggiungimento e del mantenimento di tale calma l&#8217;obiettivo di un intenso sforzo sistematico.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cf. Carl Gustav Jung, <em>Erinnerungen, Tr\u00e4ume, Gedanken <\/em>(Ricordi, sogni, riflessioni) aufgezeichnet und hrsg. von Aniela Jaff\u00e9, Walter Verlag: Zurigo e D\u00fcsseldorf 1971, p. 251.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Ibid. p. 218 f.<br \/>\n<a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Studien aus dem C. G. Jung-Institut<\/em> (Studi dell&#8217;Istituto C. G. Jung), Vol. XII, Rascher Verlag: Zurigo e Stoccarda 1960.<\/p>\n","protected":false},"author":925,"featured_media":101842,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110092],"tags_english_":[],"class_list":["post-112068","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-science-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/112068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/925"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/101842"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=112068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=112068"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=112068"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=112068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}