{"id":106292,"date":"2023-12-09T10:13:23","date_gmt":"2023-12-09T10:13:23","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/logon_article\/sfida-e-risposta\/"},"modified":"2023-12-09T10:13:23","modified_gmt":"2023-12-09T10:13:23","slug":"sfida-e-risposta","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/sfida-e-risposta\/","title":{"rendered":"Sfida e risposta"},"content":{"rendered":"<p>Nella sua monumentale <em>Study of History<\/em>, un\u2019opera in dodici volumi alla quale ha lavorato per quasi trent&#8217;anni, lo storico del XX secolo Arnold Toynbee sostiene che le civilt\u00e0 hanno successo o falliscono secondo un certo schema. Ha chiamato questo schema &#8220;sfida e risposta&#8221;. Si presentano alcune crisi che la civilt\u00e0 deve affrontare e superare. Se non riesce a farlo, la civilt\u00e0 crolla. A prima vista questa osservazione sembra ovvia, ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Le crisi e le sfide hanno forme e dimensioni diverse e ci\u00f2 che \u00e8 importante nella visione della storia di Toynbee \u00e8 il <em>tipo<\/em> di crisi che una civilt\u00e0 deve affrontare, perch\u00e9 \u00e8 questo che determiner\u00e0 la sua risposta.<\/p>\n<p>Con il termine &#8220;tipo&#8221;, Toynbee si riferisce non tanto ai dettagli concreti della crisi, sia essa economica, ambientale, naturale o causata dall&#8217;uomo, come quando una nazione invade un&#8217;altra, come abbiamo visto in tempi recenti. Ci\u00f2 che \u00e8 importante per Toynbee \u00e8 il livello o il grado di crisi, grande o piccolo che sia. Perch\u00e9 \u00e8 importante? Perch\u00e9 Toynbee riconosce che questo fa la differenza.<\/p>\n<p>Se la crisi \u00e8 <em>troppo grande<\/em>, la civilt\u00e0 non riesce a fornire la risposta necessaria e crolla abbastanza rapidamente. Ma se la crisi \u00e8 piccola, non abbastanza grande, la civilt\u00e0 la supera troppo facilmente, si compiace e riposa sugli allori. La decadenza si instaura e la civilt\u00e0 si inabissa lentamente. Possiamo dire che la prima crisi \u00e8 un crollo rapido, la seconda una disintegrazione dolce ma costante.<\/p>\n<p>Tra queste due forme di quello che possiamo chiamare &#8220;fallimento della civilt\u00e0&#8221; non c&#8217;\u00e8 molto da scegliere, ma Toynbee credeva anche che se la sfida \u00e8 &#8220;giusta&#8221;, entrambe possono essere evitate. \u00c8 qui che entra in gioco Riccioli d&#8217;oro, anche se Toynbee stesso non si riferiva a questo enigmatico personaggio delle fiabe. Infatti, se la sfida \u00e8 abbastanza grande da costringere la civilt\u00e0 a compiere sforzi enormi, ma non cos\u00ec grande da essere sopraffatta da essa, allora la civilt\u00e0 pu\u00f2 superarla e passare a un livello superiore. La sfida \u00e8 stata &#8220;giusta&#8221;, proprio come nella fiaba la ciotola calda di porridge (non troppo calda n\u00e9 troppo fredda) e il letto ottimale (non troppo morbido n\u00e9 troppo duro) erano per Riccioli d&#8217;Oro nella casa dei tre orsi.<\/p>\n<p>Possiamo dire che la sfida appropriata costringe la civilt\u00e0 a crescere, proprio come le sfide nella nostra vita individuale per ognuno di noi. Nella sua straordinaria opera <em>A Vision<\/em> \u2013 che presenta una visione della storia non dissimile da quella di Toynbee \u2013 il poeta W. B. Yeats aveva in mente qualcosa di simile quando parlava di &#8220;fato&#8221;, la forza che \u00e8 dietro al nostro destino individuale. Negli individui, il compito del fato \u00e8 &#8220;portare l&#8217;uomo prescelto all\u2019ostacolo pi\u00f9 grande che possa affrontare senza disperare&#8221;. Quindi possiamo dire che, se Toynbee e Yeats hanno ragione, ci\u00f2 che serve per la nostra crescita collettiva e individuale sono sfide &#8220;giuste&#8221;.<\/p>\n<p>Oggi non siamo certo privi di sfide. Ogni giorno ne appaiono di nuove. Abbracciano l\u2019intero spettro delle crisi. Cambiamenti climatici, disastri economici, sconvolgimenti sociali, epidemie, guerre, conflitti civili, corruzione politica, migrazioni di massa, carestie sono solo alcune delle difficolt\u00e0 che gran parte del mondo si trova ad affrontare mentre ci avviamo verso la fine del primo quarto del XXI secolo. Sembra che siamo entrati in quello che Toynbee ha definito un &#8220;periodo di difficolt\u00e0&#8221;, quando emergono le sfide che una civilt\u00e0 non pu\u00f2 evitare.<\/p>\n<p>Cosa avrebbe pensato Toynbee? Possiamo supporre che non avrebbe pensato che le sfide che abbiamo di fronte non fossero abbastanza grandi. Ma avrebbe pensato che fossero troppo grandi?<\/p>\n<p>Toynbee \u00e8 morto nel 1975, quasi mezzo secolo fa. Molte delle crisi che ci troviamo ad affrontare oggi erano appena iniziate. Verso la fine della sua vita, quando gli fu chiesta la sua opinione su ci\u00f2 che ci aspettava, Toynbee ammise di essere contento di uscire di scena e non di entrarvi. Il suo consiglio a coloro che sarebbero rimasti dopo la sua partenza era di &#8220;aggrapparsi e aspettare&#8221;. Non sono parole di grande speranza, ma Toynbee sapeva che \u00e8 meglio affrontare un &#8220;periodo di difficolt\u00e0&#8221; con onest\u00e0 piuttosto che con falso ottimismo.<\/p>\n<p>Se ci troviamo di fronte a quello che potremmo definire una crisi imbarazzante, qual \u00e8 la nostra risposta? Anche questa pu\u00f2 assumere forme diverse. Ci sono, naturalmente, vari piani e progetti razionali, pratici e utilitaristici, concepiti per affrontare le nostre crisi in modo ragionevole e &#8220;scientifico&#8221;. Vengono proposte soluzioni tecnologiche e cambiamenti sociali su larga scala che comportano cambiamenti negli &#8220;stili di vita&#8221; e nelle abitudini alimentari delle persone. Viene suggerita, se non addirittura richiesta, la riduzione dell&#8217;uso del petrolio e di altre sostanze presumibilmente dannose da cui la nostra civilt\u00e0 \u00e8 diventata dipendente.<\/p>\n<p>Non sappiamo quanto queste diverse risposte possano essere efficaci, e le reazioni delle persone ad esse sono molto diverse: dall&#8217;acquiescenza compiacente alla nostra inevitabile estinzione, all&#8217;insistenza fanatica nell&#8217;adottare immediatamente le misure pi\u00f9 severe per scongiurarla. Molte persone, se non la maggior parte, si collocano tra questi estremi; ed \u00e8 anche la mia posizione.<\/p>\n<p>Non posso dire di avere una risposta a queste domande. Mi chiedo, per\u00f2, se la risposta necessaria per affrontare le nostre sfide \u2013 ammesso che siamo in grado di affrontarle \u2013 arriver\u00e0 da qualche altra parte, non da questa direzione o da qualsiasi altra direzione di cui siamo consapevoli.<\/p>\n<p>Cosa intendo con questo? Lo psicologo C. G. Jung aveva un&#8217;idea simile alla &#8220;sfida e risposta&#8221; di Toynbee per quanto riguarda la psiche umana. Jung riconosceva che possiamo avere un desiderio cosciente di cambiare, di liberarci da una nevrosi debilitante o da un fallimento personale, ma il pi\u00f9 delle volte questo non \u00e8 sufficiente a liberarci dalla paralisi che mantiene la cattiva abitudine. Una crisi che ci metta di fronte all&#8217;assoluta necessit\u00e0 di farlo, pu\u00f2 scuotere l&#8217;inconscio e liberare l&#8217;energia psichica necessaria per rompere l&#8217;abitudine. La ragione, le buone intenzioni e altri incentivi coscienti falliscono, ma quando la vita \u00e8 seriamente minacciata, la psiche reagisce. Conosce l&#8217;ego cosciente per il codardo vacillante che \u00e8. Ma riconosce un bisogno reale quando lo vede.<\/p>\n<p>Non posso pensare che il nostro inconscio \u2013 quello personale ma anche quello collettivo, sociale \u2013 non sia consapevole della nostra situazione. Non possiamo insistere affinch\u00e9 risponda nel modo in cui vorremmo, ma possiamo prestare attenzione e vedere quale potrebbe essere la risposta, se davvero ce n&#8217;\u00e8 una. Credo che ci sar\u00e0 una risposta ed emerger\u00e0 negli individui. Non nei movimenti di massa o nei leader politici o in qualche forma di tecnologia, ma nella coscienza di persone diverse, in tutto il mondo. Non necessariamente si conosceranno tra loro o saranno consapevoli di ci\u00f2 che sta accadendo, e il cambiamento che sta avvenendo in loro potrebbe all&#8217;inizio essere pi\u00f9 un peso che una benedizione. Ma si sentiranno diversi e la loro visione delle cose sar\u00e0 diversa da quella di chi li circonda. E molto probabilmente questo potr\u00e0 rendere la vita ancora pi\u00f9 difficile per loro.<\/p>\n<p>Colin Wilson, uno scrittore che mi ha molto influenzato, definisce queste persone &#8220;outsider&#8221;. Sono individui, uomini e donne, che hanno un desiderio di significato e di scopo, che il nostro modo di vivere, sempre pi\u00f9 meccanizzato e &#8220;robotico&#8221;, non pu\u00f2 fornire. Non si accontentano di schermi televisivi pi\u00f9 grandi, di telefoni cellulari pi\u00f9 sofisticati, di computer pi\u00f9 avanzati o degli ultimi sviluppi dell&#8217;intelligenza artificiale. Sanno che la vita riguarda qualcosa di diverso, per quanto questi oggetti possano essere utili. Cosa possa essere questo &#8220;qualcos&#8217;altro&#8221; non \u00e8 sempre chiaro, e il loro bisogno di soddisfare la profonda fame di significato pu\u00f2 condurli a intraprendere attivit\u00e0 strane, a volte pericolose. Ma i momenti in cui si sentono veramente vivi, veramente reali, comunque siano ottenuti, sono pi\u00f9 importanti di qualsiasi altra cosa.<\/p>\n<p>Una sensibilit\u00e0 simile caratterizza gli individui che lo psicologo Abraham Maslow, il quale ha avuto una grande influenza su Wilson, definisce &#8220;auto-realizzatori&#8221;. Maslow, uno dei fondatori della psicologia umanistica ed esistenziale, \u00e8 probabilmente noto per aver ideato la &#8220;gerarchia dei bisogni&#8221;. Maslow ha riconosciuto che siamo motivati a soddisfare alcuni bisogni fondamentali, condivisi da tutte le persone, indipendentemente dal loro background. Il primo \u00e8 il bisogno di cibo. Poi, una volta soddisfatto, sentiamo il bisogno di un riparo, una casa di qualche tipo, anche se si tratta di una sola stanza. A questo segue il bisogno di una relazione, di amore e di sesso, di un &#8220;altro significativo&#8221;. Infine, c&#8217;\u00e8 il bisogno di quella che Maslow definiva &#8220;autostima&#8221;, la buona opinione degli altri, di essere riconosciuti e apprezzati.<\/p>\n<p>Si tratta di quelli che Maslow definiva &#8220;bisogni di carenza&#8221;, cio\u00e8 di qualcosa che ci manca. Ma in cima alla sua gerarchia, Maslow ha posto un altro tipo di bisogno. Non si tratta di un bisogno di qualcosa che non abbiamo, ma del bisogno di usare ci\u00f2 che possediamo. Si tratta di un &#8220;bisogno creativo&#8221;, la necessit\u00e0 di utilizzare le nostre energie per raggiungere uno scopo, un fine in s\u00e9: non uno scopo utilitaristico, ma uno scopo creativo.<\/p>\n<p>Maslow credeva che tutti fossimo in grado di raggiungere questo livello, che definiva &#8220;autorealizzazione&#8221;. Ma nei suoi ultimi anni si rese conto con rammarico che non tutti ci riescono. Questo non perch\u00e9 le condizioni avverse lo impedissero. Maslow sapeva che molti auto-realizzatori provengono da contesti difficili, ma molte persone che provengono da contesti benestanti, confortevoli e persino solidali, non si autorealizzano, o almeno non mostrano alcun interesse a farlo. Molti, se non la maggior parte di noi, sono felici di rimanere al livello di autostima, e direi che i recenti sviluppi come i social media ne sono la prova. Molti di noi passano molto tempo a postare cose online e a competere con gli altri per ottenere i &#8220;likes&#8221;, cercando di distinguersi momentaneamente in mezzo al flusso continuo di contenuti. Siamo speciali e vogliamo che gli altri se ne accorgano, mentre noi notiamo quanto sono speciali anche loro.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare una prospettiva cupa, ma credo che in realt\u00e0 suggerisca qualcosa di positivo. Perch\u00e9 se molte persone nella nostra civilt\u00e0 globale occupano il gradino dell&#8217;autostima nella gerarchia di Maslow, ci\u00f2 suggerisce che un discreto numero deve abitare il livello dell&#8217;autorealizzazione. Potremmo non sentirne parlare, ma questo ha perfettamente senso. Coloro che soddisfano il loro bisogno di autostima, attirano su di s\u00e9 quanta pi\u00f9 attenzione possibile, mentre gli auto-realizzatori lavorano da soli. Sono troppo occupati a realizzare le loro possibilit\u00e0 creative per twittarle. Come gli &#8220;outsider&#8221; di Wilson, gli auto-realizzatori sono spesso solitari e pi\u00f9 interessati a ci\u00f2 che accade nella loro testa piuttosto che alle ultime novit\u00e0 su NetFlix e altrove.<\/p>\n<p>Credo che se Toynbee, Yeats e Jung hanno ragione, e se il &#8220;fato&#8221;, qualunque esso sia, ci ha portato al &#8220;pi\u00f9 grande ostacolo che possiamo affrontare senza disperare&#8221;, allora \u00e8 in questi personaggi, gli &#8220;outsider&#8221; e gli auto-realizzatori, che nascer\u00e0 la risposta necessaria per superare questo ostacolo. E la risposta sar\u00e0 la vita stessa di questi individui, il loro modo di vivere, i loro valori, ci\u00f2 che \u00e8 importante per loro. Incarneranno il tipo di seriet\u00e0 e creativit\u00e0 necessaria per affrontare ci\u00f2 che ci aspetta.<\/p>\n<p>Mi piace anche pensare che, sebbene questi &#8220;outsider&#8221; e auto-realizzatori possano non conoscersi, stiano comunque lavorando per lo stesso obiettivo. Proprio come le particelle elementari che un tempo erano in contatto tra loro, ma che ora non lo sono pi\u00f9, continuano a &#8220;sapere&#8221; cosa fanno le une con le altre \u2013 attraverso il fenomeno dell'&#8221;entanglement quantistico&#8221; \u2013 e come i neuroni del cervello coinvolti nelle stesse operazioni si attivano simultaneamente, anche se non sono contigui, forse le azioni di queste singole persone, sparse per il mondo, si sommano a qualcosa di pi\u00f9 di loro stesse.<\/p>\n<p>Non so dire cosa sia questo qualcosa di pi\u00f9, se non il possibile emergere di una crescita della coscienza. Di certo non riesco a pensare a nessun&#8217;altra risposta adeguata alle sfide che abbiamo di fronte. Speriamo che quando arriver\u00e0, sia &#8220;giusta&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"author":925,"featured_media":103957,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[111016],"tags_english_":[],"class_list":["post-106292","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-spiritsoul-it-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/106292","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/925"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/103957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=106292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=106292"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=106292"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=106292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}