{"id":102387,"date":"2023-05-17T07:50:04","date_gmt":"2023-05-17T07:50:04","guid":{"rendered":"https:\/\/logon.media\/logon_article\/paesaggi-dellanima-nel-nord-europa-celtico\/"},"modified":"2023-05-17T07:50:04","modified_gmt":"2023-05-17T07:50:04","slug":"paesaggi-dellanima-nel-nord-europa-celtico","status":"publish","type":"logon_article","link":"https:\/\/logon.media\/it\/logon_article\/paesaggi-dellanima-nel-nord-europa-celtico\/","title":{"rendered":"Paesaggi dell&#8217;anima nel Nord Europa celtico"},"content":{"rendered":"<p>Passeggiando per Gottinga negli anni Ottanta, mi sono imbattuto in un calendario fotografico sulla Scozia esposto nella vetrina di una libreria. Fui subito attratto dalle foto in bianco e nero di antichi castelli, cerchi di pietre e cabine telefoniche rotte in lande solitarie. Comprai il calendario e incorniciai le foto pi\u00f9 belle nel mio appartamento da studente a Berlino-Neuk\u00f6lln. Come un richiamo proveniente da regioni segrete dell&#8217;Europa, esse riecheggiarono quotidianamente fino a quando, nel 1987, riuscii finalmente a visitare la Scozia per la prima volta. Mai prima d&#8217;allora un Paese e un paesaggio mi avevano travolto cos\u00ec tanto; le lacrime scorrevano spesso quando passavo davanti ai cartelli dei toponimi gaelici o quando visitavo gli antichi cerchi di pietre, che dispiegavano il loro effetto soprattutto sotto i cieli drammatici che la Scozia offre in abbondanza. I luoghi magici, la terra e il cielo sembravano diventare uno specchio per i paesaggi interiori e mi permettevano di viaggiare in regioni del mio inconscio che mi erano precluse nella mia &#8220;luminosa&#8221; casa tedesca. Cosa stava succedendo, perch\u00e9 ero cos\u00ec attratto da tutto questo?<\/p>\n<p>Sopraffatto da nuove sensazioni, a volte mi chiedevo se avessi gi\u00e0 vissuto in questo Paese e se ora affiorassero ricordi lontani di vite passate, che riuscivo a integrare nella mia esistenza attuale solo con difficolt\u00e0. Gli amici meno spirituali a cui raccontavo queste cose non avevano gli stessi sentimenti, ma erano comunque affascinati dalla magia dei &#8220;luoghi sacri&#8221; che riuscivo a trasmettere loro. La terra scozzese \u00e8 satura di luoghi spirituali di potere e di culto che risalgono al Medioevo cristiano e all&#8217;epoca dei Celti fino ai lontani complessi megalitici e di cui non avevo mai sentito parlare in Germania. Spesso ho persino avuto l&#8217;impressione che nei media e nelle istituzioni educative tedesche questo patrimonio segreto dell&#8217;Europa venisse taciuto come se non fosse mai esistito. In televisione si parlava continuamente delle piramidi d&#8217;Egitto, dei monasteri del Tibet e degli antichi templi dell&#8217;America Latina, ma i luoghi di culto o i miti dei nostri antenati europei non comparivano quasi mai.<\/p>\n<p>Durante altri viaggi, ho scoperto un&#8217;affascinante eredit\u00e0 storico-culturale in Scozia che, con l&#8217;aiuto di croci solari paleocristiane, sorgenti sacre, menhir e dolmen, mi ha avvicinato a una spiritualit\u00e0 che prima mi era sconosciuta e fortemente legata alla terra. Non c&#8217;era incenso, ma ero circondata da aria fresca e speziata, sentivo spesso il rumore del mare in lontananza e il fragore degli uccelli marini e dei rapaci sopra di me. C&#8217;era qualcosa di selvaggio nell&#8217;aria di questi luoghi solitari, anche se non si trattava di cerchi di pietre ma di rovine di chiese e cimiteri: oltre ai sentimenti di devozione, in queste &#8220;esperienze di Dio&#8221; c&#8217;era spazio anche per quelli di passione, sogno e immaginazione selvaggia.<\/p>\n<p>I templi dei Celti e i megaliti, ma anche i cimiteri e gli eremi dei monaci irlandesi e scozzesi, erano spesso costruiti in riva al mare, dove talvolta si scendeva drammaticamente verso l&#8217;eterno fragore e la furia degli elementi. In generale, la natura in tutta la sua diversit\u00e0 era sempre integrata nell&#8217;aura di questi luoghi, cosicch\u00e9 vi prevalevano diversi stati d&#8217;animo contemplativi diversi dalle chiese della Germania: anche presso le sorgenti sacre, l&#8217;acqua sgorgava costantemente dalla terra e l&#8217;odore dell&#8217;acqua fresca accompagnava i miei stati d&#8217;animo religiosi come un mantra. Qui il &#8220;sacro&#8221; poteva essere vissuto in modo diverso rispetto ai rituali ecclesiastici finora conosciuti; anche le pietre erette, i cerchi di pietre o le tombe di passaggio traevano il loro umore dal cambiamento del giorno e delle stagioni.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-101903 alignleft\" src=\"https:\/\/logon.media\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/12_Callanish_Hebriden2_b_kl-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"326\" height=\"326\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cerchio di pietre di Callanish, Isola di Lewis, Scozia<br \/>\n(Foto R\u00fcdiger S\u00fcnner)<\/p>\n<p>Un&#8217;amica inglese con cui ho visitato l&#8217;enorme cerchio di pietre di Callanish, sull&#8217;isola di Lewis, ha riassunto bene il concetto quando ha detto: &#8220;In mezzo a questo cerchio c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 estate in estate e pi\u00f9 inverno in inverno&#8221;. Il complesso, con le sue possenti colonne di pietra, fungeva da fulcro che amplificava l&#8217;ambiente circostante in tutti gli stati d&#8217;animo: quando pioveva, l&#8217;acqua che si depositava su di esse rendeva ancora pi\u00f9 visibile tutta la potenza e la bellezza della pioggia, sulle pietre riscaldate in agosto sentivo pi\u00f9 chiaramente il calore dell&#8217;estate, e di notte mi sembrava di vedere le stelle volteggiare sopra il tempio megalitico. Qui &#8220;Dio&#8221; o &#8220;il divino&#8221; non erano entit\u00e0 puramente spirituali che avevano superato la natura e la fisicit\u00e0, ma apparivano ancora pi\u00f9 chiaramente negli elementi.<\/p>\n<p>Anche la morte era integrata nella natura in modo diverso rispetto ai cimiteri locali. Sono rimasto profondamente affascinato dalle ricerche di un archeologo britannico che ha scoperto che i costruttori dei complessi megalitici hanno probabilmente ipotizzato che i resti fluidi dei cadaveri dovessero anche &#8220;nutrire&#8221; il complesso funerario in quanto tale. Alcune strutture irruvidite artificialmente sulle pareti di pietra lo portarono a supporre che volessero mantenerle porose per farvi confluire i flussi di energia fisica e forse anche spirituale dei defunti. Dopo la morte, l&#8217;uomo si collegava cos\u00ec completamente al paesaggio circostante, invece di volare via in cieli lontani e astratti.<\/p>\n<p>Il cielo e la terra, lo spirito e la materia sembravano avvicinarsi nei paesaggi di culto della Scozia pi\u00f9 che nelle chiese del mio Paese, dove tutto \u2013 anche in termini di architettura \u2013 era orientato a tendere verso l&#8217;alto. In questi paesaggi animici nordici, Dio sembrava dimorare non in cieli estasianti, ma ovunque sulla terra, in ogni filo d&#8217;erba, in ogni rana, in ogni briciola di terra e nello spruzzo salato del mare. Sulle croci solari celtiche vicino a una costa, una volta ho visto l&#8217;immagine di delfini che saltavano e una profonda sensazione di felicit\u00e0 mi ha attraversato. Anche queste incantevoli creature potevano partecipare all&#8217;opera di redenzione del Cristianesimo, secondo la meravigliosa frase di Novalis, il pi\u00f9 &#8220;celtico&#8221; di tutti i poeti tedeschi: &#8220;Se Dio ha potuto diventare uomo, pu\u00f2 anche diventare pietra, pianta, animale ed elemento, e forse in questo modo c&#8217;\u00e8 una perpetua redenzione della natura&#8221;.<\/p>\n<p>Le mie numerose visite in Scozia, e in seguito anche in Irlanda, Cornovaglia e Galles, mi hanno anche stimolato a occuparmi intensamente di un tipo di cristianesimo che era diffuso l\u00ec e che non conoscevo nella mia patria: il cosiddetto &#8220;cristianesimo iro-scozzese&#8221;, che era diverso per molti aspetti dal cristianesimo &#8220;romano&#8221;. Soprattutto, qui si notava una maggiore vicinanza alla natura: I monasteri e le chiese ereditarono in modo del tutto naturale le querce sacre della precedente religione druidica e non le distrussero, come aveva fatto, ad esempio, il missionario Bonifacio con la &#8220;quercia Dona&#8221; delle trib\u00f9 germaniche. Molti sacerdoti iro-scozzesi celebravano le loro messe nelle foreste o in riva al mare, accompagnate dal canto degli uccelli, che venivano accolti come angeli messaggeri piumati.<\/p>\n<p>Nei Paesi celtici ho percepito una spiritualit\u00e0 meno danneggiata dalla rottura con la &#8220;terra&#8221; rispetto, ad esempio, alla Cattedrale di Colonia, dove mio padre mi portava spesso alla messa da bambino. Qui, i pilastri di pietra dell&#8217;enorme edificio sacro che si protendevano verso l&#8217;alto mi intimorivano, cos\u00ec come la voce echeggiante dei predicatori e i suoni roboanti dell&#8217;organo che volevano costantemente trascinarci verso qualcosa di &#8220;pi\u00f9 alto&#8221; e &#8220;puro&#8221;. Si doveva stare in silenzio, inchinarsi e inginocchiarsi davanti a un Dio rapito che la fantasia del bambino poteva solo immaginare come una figura fisicamente intangibile e intimidatoria. Come un &#8220;padre&#8221;, &#8220;signore&#8221; e &#8220;sovrano&#8221;, come un astratto infallibile e immacolato da qualche parte nelle distanze cosmiche, che aveva mandato suo figlio sulla terra, ma che tuttavia rimaneva sempre invisibile.<\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-101917 alignleft\" src=\"https:\/\/logon.media\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/12_Newgrange_Irland2_b_kl-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"306\" \/><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sepoltura megalitica di Newgrange, Irlanda<br \/>\n(Foto R\u00fcdiger S\u00fcnner)<\/p>\n<p>In Scozia e in Irlanda, invece, ho percepito anche un elemento femminile nell&#8217;atmosfera spirituale; la &#8220;terra sacra&#8221; era satura di concetti come &#8220;Mater&#8221; e &#8220;Anima&#8221;, che avevano su di me un effetto liberatore e di sollievo. Gli studi dell&#8217;archeologa lituana Marija Gimbutas hanno confermato questa sensazione, sottolineando che l&#8217;intero simbolismo dei complessi funerari neolitici era fortemente connotato al femminile e forse aveva a che fare con un culto della &#8220;Grande Dea&#8221;. I tumuli mi sembravano spesso un ventre in cui si poteva strisciare come attraverso una vulva, e gli ornamenti a spirale e le statuette femminili trovate in essi confermavano questa interpretazione. \u00c8 stato in questo Paese che ho compreso per la prima volta il significato sacrale di termini come &#8220;Madre Terra&#8221; o &#8220;Madre Natura&#8221;; ho capito che anche molte culture antiche avevano ringraziato la terra per la sua fertilit\u00e0 e la sua abbondanza con i loro santuari, e la vedevano come un grembo materno che ti riporta indietro dopo la morte.<\/p>\n<p>Erano tutte fantasie estasianti o desideri regressivi di un tedesco spiritualmente malnutrito che abusava delle rovine coperte di muschio del Nord Europa celtico solo per le sue proiezioni soggettive? All&#8217;inizio avevo reagito solo in modo puramente emotivo ai lasciti dei megaliti, dei Celti, dei narratori del Graal e dei monaci Iro-scozzesi, ma gradualmente ho letto sempre di pi\u00f9 su di loro e ho basato i miei sentimenti su una letteratura seria. E anche se non tutto ci\u00f2 che sentivo coincideva con le ricerche degli archeologi, creava stati d&#8217;animo e idee che mi sembravano adattarsi abbastanza bene al nostro presente. In tempi di drammatica crisi ecologica, cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 appropriato che unire spiritualit\u00e0 ed esercizi devozionali verso una natura intesa come &#8220;sacra&#8221;?<\/p>\n<p>La nostra civilt\u00e0 non \u00e8 stata forse caratterizzata da un&#8217;enorme ingratitudine nei confronti di un ambiente saccheggiato solo come discarica di materie prime? E non c&#8217;erano anche sempre pi\u00f9 persone che si orientavano verso visioni naturalistiche-religiose per ringraziare la &#8220;terra&#8221; come &#8220;madre&#8221; che nutre e dona? Il tedesco Peter Wohlleben non ha forse pubblicato diversi bestseller con titoli come Das geheime Leben der B\u00e4ume (La vita segreta degli alberi), Das Seelenleben der Tiere (La vita dell&#8217;anima degli animali), H\u00f6rst du, wie die B\u00e4ume sprechen (Senti come parlano gli alberi?) e The Secret Wisdom of Nature (La saggezza segreta della natura), invocando un modo diverso di rapportarsi alle foreste, agli animali e alla terra?<\/p>\n<p>Oggi credo che la mia scoperta della &#8220;terra sacra&#8221; nelle regioni celtiche dell&#8217;Europa non solo abbia molto a che fare con il fatto che ho un profondo legame spirituale con la natura, ma anche che abbia permesso a una dimensione &#8220;romantica&#8221; sepolta in me di trovare espressione. Anche il romanticismo tedesco aveva questo tipo di rapporto spirituale con la natura: Herder, Goethe, Schiller, Schelling, Novalis, H\u00f6lderlin, Eichendorff, Annette von Droste-H\u00fclshoff, Caspar David Friedrich, i fratelli Grimm e molti altri vedevano nella natura qualcosa di &#8220;sacro&#8221; e le rendevano omaggio nelle loro opere. Per ragioni che meritano di essere approfondite, molto di questo \u00e8 andato perduto, persino i &#8220;Verdi&#8221; o i seguaci dei &#8220;Venerd\u00ec del futuro&#8221; non ne sanno pi\u00f9 nulla. Ma nei paesaggi dell&#8217;anima del Nord mi \u00e8 stato permesso di ricollegarmi a queste meravigliose tradizioni e continuer\u00f2 a immergermi in questo prezioso patrimonio in film e libri.<\/p>\n<p>\u00c8 diventato il fulcro della mia vita e probabilmente l&#8217;intuizione di un amico era giusta quando una volta mi ha definito la &#8220;rinascita di un bardo celtico&#8221;. Accetto volentieri questa definizione, con un sorriso negli occhi.<\/p>\n","protected":false},"author":925,"featured_media":101896,"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"tags":[],"category_":[110079],"tags_english_":[],"class_list":["post-102387","logon_article","type-logon_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category_-livingpast-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article\/102387","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/logon_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/logon_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/925"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/101896"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=102387"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=102387"},{"taxonomy":"category_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_?post=102387"},{"taxonomy":"tags_english_","embeddable":true,"href":"https:\/\/logon.media\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags_english_?post=102387"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}