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	<title>Scienza &#8211; LOGON</title>
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	<description>An online magazine with articles about spiritual development</description>
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	<title>Scienza &#8211; LOGON</title>
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		<title>Infiniti numerabili e non numerabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 18:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando la parte – che siamo noi – si trova di fronte al Tutto, scopre la propria origine e il proprio destino; il tempo si trasforma in eternità e lo spazio in infinito. È possibile tracciare un parallelo tra la matematica e la spiritualità? Esiste un denominatore comune che consenta tale confronto? La matematica è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Quando la parte – che siamo noi – si trova di fronte al Tutto, scopre la propria origine e il proprio destino; il tempo si trasforma in eternità e lo spazio in infinito.</i></p>
<p><span id="more-126798"></span></p>
<p>È possibile tracciare un parallelo tra la matematica e la spiritualità? Esiste un denominatore comune che consenta tale confronto?</p>
<p>La matematica è una scienza che si basa sul metodo razionale; la spiritualità affonda le sue radici nella fede e nell’intuizione. La matematica è oggettiva e la spiritualità è soggettiva.</p>
<p>Il metodo scientifico richiede sperimentazioni che consentano la raccolta accurata dei dati, in modo da garantire la riproducibilità degli esperimenti da parte di diversi ricercatori. Nella spiritualità, le esperienze sono interiori e non è possibile garantirne la ripetibilità o il confronto con altre persone.</p>
<p>Il linguaggio delle scienze esatte è chiaro, rigoroso e preciso; nella spiritualità, le esperienze non possono essere verbalizzate: sono incomunicabili.</p>
<p>La conoscenza scientifica è contingente, in quanto stabilisce che la veridicità o la falsità possano essere conosciute attraverso l&#8217;esperienza. Nella spiritualità, l&#8217;unica e universale Verità è insita nella Divinità, mentre il confine tra vero e falso risulta indefinito nella realtà transitoria in cui vivono gli esseri umani.</p>
<p>La scienza è predittiva: stabilisce leggi, teorie e modelli che consentono di fare previsioni. La spiritualità è sorprendente, sconcertante e imprevedibile.</p>
<p>In sintesi: la conoscenza scientifica è verificabile e tutto ciò che non può essere dimostrato non appartiene all&#8217;ambito della scienza – il che escluderebbe automaticamente la possibilità di qualsiasi confronto con la spiritualità.</p>
<p>Tuttavia, il primo teorema di incompletezza, del matematico Gödel, ci dice, in sintesi, che in aritmetica esistono verità assolute che non possono essere dimostrate:</p>
<blockquote><p><em>Qualsiasi teoria effettivamente generata in grado di esprimere l&#8217;aritmetica elementare non può essere al tempo stesso coerente e completa. In particolare, per ogni teoria formale coerente ed effettivamente generata che dimostri una certa verità dell&#8217;aritmetica di base, esiste un&#8217;affermazione aritmetica che è vera, ma non dimostrabile all&#8217;interno della teoria.</em></p></blockquote>
<p>D&#8217;altra parte, a Ermete Trismegisto – il tre volte grande – viene attribuita una spiegazione geometrica del concetto di Divinità:</p>
<blockquote><p><em>Dio è una sfera</em> infinita<em> il cui centro è ovunque e la cui circonferenza non è in nessun luogo.</em></p></blockquote>
<p>L’infinito è un concetto che interessa sia la matematica che la spiritualità, sul quale proponiamo alcune riflessioni senza pretese, trattandosi di un tema di grande complessità.</p>
<p>Il concetto di infinito suscitò l&#8217;interesse di Georg Ferdinand Ludwig Philipp Cantor, un matematico tedesco del XIX secolo che si impegnò a renderne più accessibile la comprensione. Cantor sosteneva che non esiste un solo “infinito”, bensì diversi “infiniti”, compreso l&#8217;assoluto inteso come Dio (questa teoria incontrò l&#8217;opposizione della Chiesa, poiché riteneva che essa mettesse in discussione l&#8217;unicità dell&#8217;infinità di Dio):</p>
<blockquote><p><em>L’infinito emerge sempre in tre contesti: primo, quando si presenta nella sua forma più completa, in un’entità soprannaturale completamente indipendente, in Dio, che io chiamo Infinito assoluto o semplicemente Assoluto; secondo, quando si manifesta nel contingente, nel mondo creato; terzo, quando la mente lo concepisce in astratto come una grandezza matematica, un numero o un tipo di ordinamento. </em></p></blockquote>
<p>Cantor divenne famoso per lo sviluppo della teoria degli insiemi. Un insieme è una collezione ben definita di oggetti, chiamati elementi, che condividono una caratteristica comune. Così, le lettere dell’alfabeto formano un insieme, ma anche la collezione di tazze nella vostra cucina, o di calzini nel vostro cassetto, sono insiemi con caratteristiche chiaramente definite.</p>
<p>Tra i suoi numerosi lavori, vorremmo menzionare il confronto che il celebre matematico ha effettuato tra due insiemi: quello dei numeri interi naturali e quello dei numeri reali.</p>
<p>I numeri interi naturali sono 1, 2, 3, 4 e così via, per cui il loro insieme contiene una quantità illimitata di elementi.</p>
<p>I numeri reali sono l&#8217;insieme dei numeri razionali e irrazionali, che comprende numeri positivi, negativi, interi, frazioni, decimali e decimali periodici e non periodici. Per lo studio dell&#8217;infinità di questo insieme, Cantor ha utilizzato i numeri compresi tra 0 e 1, ovvero tutti quelli che iniziano con zero e una virgola, ma con una caratteristica speciale: tutti presentano una quantità infinita di cifre dopo la virgola. Ad esempio, se dividiamo 1 per 3 otteniamo un decimale periodico che ha già un numero infinito di cifre: 0,3333… Tuttavia, se dividiamo 1 per 2 otteniamo 0,5, ovvero un numero finito di cifre dopo la virgola; in questo caso, per rientrare nello studio di Cantor, viene aggiunta una serie infinita di zeri dopo l&#8217;ultima cifra, ottenendo: 0,5000….</p>
<p>Questi due insiemi sono certamente infiniti, ma hanno forse la stessa dimensione?</p>
<p>Cantor propose un criterio semplice per confrontare gli insiemi, affermando che essi sono equivalenti se contengono lo stesso numero di elementi. Sviluppò inoltre il cosiddetto “argomento diagonale”, che può essere approfondito in diverse fonti.</p>
<p>In questo modo, ha dimostrato che esistono più numeri nell&#8217;insieme dei numeri reali che in quello dei numeri interi naturali, che sarebbero, rispettivamente, un infinito non numerabile e un infinito numerabile.</p>
<p>Non è curioso sapere che ci sono più numeri tra 0 e 1 (infinito non numerabile) che la somma di tutti i numeri interi (infinito numerabile)?</p>
<p>Cosa rappresentano questi numeri nel linguaggio esoterico?</p>
<p>Nell’articolo di Benita Kleiberg, <em>Dio come Numero</em>, Logon 14 giugno 2023, leggiamo le seguenti affermazioni:</p>
<blockquote><p><em>Per questo, nella mistica ebraica, il divino è descritto come l’inconoscibile </em><em>Ain Sof</em><em>, che letteralmente significa “senza fine”. Questa non-esistenza spirituale dell’Ain Sof è la fonte da cui è scaturita tutta la vita. Nella mistica ebraica, questa vita è rappresentata schematicamente dalle dieci Sephiroth dell’Albero della Vita, che formano un modello della creazione. In altre parole, possiamo intendere il divino Ain Sof come il numero 0, il nulla da cui tutto ha avuto origine. </em></p>
<p>…</p>
<p><em>Pertanto, la monade, l’unico piano della forma sferica, il numero 1, è il simbolo per eccellenza della Divinità che si esprime nel nostro mondo come prima emanazione.</em></p></blockquote>
<p>Possiamo comprendere che l’insieme tra 0 e 1 rappresenterebbe il Dio insondabile e inconoscibile e la sua manifestazione occulta, ciò che diventerà quando si esprimerà come il numero 1, la prima emanazione.</p>
<p>La creazione divina, rappresentata dall&#8217;insieme dei numeri naturali, è infinita e numerabile, e comprende l&#8217;universo e i corpi celesti, il nostro pianeta e tutti gli esseri animati e inanimati esistenti, i continenti e gli oceani, le piante, gli animali e gli esseri umani.</p>
<p>Il Dio nascosto è Ain Sof, letteralmente “senza fine”, un infinito non numerabile, da cui tutto ha avuto origine.</p>
<p>Leggendo l’ottavo libro del Corpus Hermeticum, possiamo riflettere sul fatto che le cose che non sono state create e sono custodite nel silenzio sarebbero un infinito non numerabile. E le cose che sono state create e manifestate, un infinito numerabile.</p>
<blockquote><p><em>Chi potrebbe lodarti abbastanza secondo il tuo valore? Dove dirigerò i miei occhi per lodarti? In alto, in basso, dentro o fuori?</em></p>
<p>…</p>
<p><em>E perché dovrei intonare lodi a Te? Per ciò che hai creato o per ciò che non hai creato? Per ciò che hai manifestato o per ciò che tieni nascosto? … Anche ciò che non esiste, Tu sei. Tu sei tutto ciò che è venuto all’esistenza e tutto ciò che non si è ancora manifestato.</em></p></blockquote>
<p>Nei suoi lavori sulla teoria degli insiemi, Cantor giunse a conclusioni sorprendenti, che spaventarono parte della comunità matematica del XIX secolo e gli valsero le critiche dei suoi colleghi e dei suoi ex professori.</p>
<p>Ad esempio, nell&#8217;analizzare le proprietà degli insiemi infiniti (rispetto agli insiemi finiti), Cantor e il suo amico Richard Dedekind hanno constatato che in un insieme infinito il tutto può essere uguale a una delle sue parti [5]. Nella spiritualità, potremmo interpretare questa affermazione come l&#8217;espressione matematica dell&#8217;Onnipresenza divina, del punto al centro della sfera infinita – che è Dio – che è ovunque. Questo punto si trova anche al centro dell&#8217;essere umano, come manifestazione della Divinità, sotto forma di un atomo scintilla di Spirito; trovare questo atomo in sé equivale a trovare l&#8217;Inconoscibile e la sua grandiosità. In quell&#8217;istante, la parte – che siamo noi – si trova di fronte al Tutto, scopre la sua origine e il suo destino; il tempo si trasforma in eternità e lo spazio in infinito.</p>
<p>Studiando i numeri che definì “transfiniti”, Cantor giunse alla conclusione che il numero di punti su un segmento di retta lungo appena 1 millimetro è uguale al numero di punti presenti nell’intero volume dell’universo! Questo ci porta a riflettere sul fatto che il vero percorso interiore di liberazione spirituale, dalla realtà transitoria in cui viviamo fino all&#8217;ingresso nei campi infiniti della pura Verità Universale, può essere inferiore a 1 millimetro e, matematicamente, potremmo percorrerlo in un istante.</p>
<p>Sebbene ci sentiamo limitati nello spazio e nel tempo, la spiritualità ci dice, e la matematica suggerisce, che facciamo parte di un infinito numerabile, ma portiamo l’incommensurabile nel cuore.</p>
<p>Ma solo quando la nostra mente analitica cede spazio a una comprensione più profonda, che risplende nel profondo del nostro essere, la nostra coscienza può percepire che gli infiniti numerabili e innumerevoli si rispecchiano e si intrecciano, in una realtà di bellezza sbalorditiva e indicibile. Comprendiamo di appartenere a questa realtà e, con immensa gratitudine, possiamo far risuonare l&#8217;inno di lode di Ermete con le seguenti parole:</p>
<blockquote><p><em>E con cosa potrei cantare le Tue lodi? Come se qualcosa mi appartenesse, come se possedessi qualcosa di mio o fossi qualcos’altro oltre a Te! Perché Tu sei tutto ciò che posso essere; sei tutto ciò che posso fare; tutto ciò che posso dire. Perché Tu sei tutto, e non c’è nulla oltre a Te!</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;anima – ovvero come complicare le cose semplici</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/lanima-ovvero-come-complicare-le-cose-semplici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:52:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La natura ci offre un meraviglioso quadro di unità, in cui ogni cosa contribuisce a un&#8217;opera cosmica, intessuta e tenuta insieme da un legame spirituale. E questo insieme non è statico, ma in evoluzione; sviluppa la coscienza e tende così verso il principio originario da cui un tempo è scaturito. Attraverso l&#8217;opera dell&#8217;anima del mondo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La natura ci offre un meraviglioso quadro di unità, in cui ogni cosa contribuisce a un&#8217;opera cosmica, intessuta e tenuta insieme da un legame spirituale.</em></p>
<p><span id="more-126350"></span></p>
<p>E questo insieme non è statico, ma in evoluzione; sviluppa la coscienza e tende così verso il principio originario da cui un tempo è scaturito. Attraverso l&#8217;opera dell&#8217;anima del mondo, lo spirito diventa consapevole di sé stesso nella forma.</p>
<p>Che cos&#8217;è l&#8217;anima e che aspetto ha?</p>
<p>Il medico tedesco e fondatore della patologia cellulare, Rudolf Virchow, lo sapeva molto bene; altrimenti non avrebbe potuto affermare con tanta certezza:</p>
<p><em>Ho sezionato così tanti cadaveri e non ho mai trovato un&#8217;anima.</em></p>
<p>Beh, chissà come si immaginava che fosse l&#8217;anima. La sua scoperta avrebbe però potuto portarlo anche a chiedersi: «Ma la mia idea dell&#8217;anima è davvero corretta?» Questo sarebbe un approccio scientifico. Forse è questo il motivo per cui dal punto di vista delle scienze naturali si sente parlare così poco – per non dire nulla – dell’anima. Non si tratta di negazione, come amano insinuare teologi ed esoteristi. Si tratta di incapacità – incapacità di cogliere l’anima in modo positivo e di definirla in base a determinate caratteristiche.</p>
<p>Gli scienziati seri, a cui è stato concesso uno sguardo nel mistero della natura e della vita, diventano molto modesti di fronte all’immenso e all’indicibile. Come ad esempio il fisico quantistico Niels Bohr, quando afferma:</p>
<p><em>È sbagliato supporre che sia compito della fisica scoprire com’è la natura. La fisica si interessa a ciò che possiamo dire sulla natura.</em></p>
<p>C&#8217;è forse qui un invito ad andare oltre ciò che è dicibile e a lasciarsi incantare dall&#8217;indicibile? La scienza ci apre delle finestre attraverso le quali possiamo gettare uno sguardo sulla natura. Spetta a noi osservare e interpretare – ci è permesso farlo. Proviamo.</p>
<h3><strong>Uno sguardo alla natura</strong></h3>
<p>Alla base della fisica quantistica c&#8217;è una semplice osservazione: ogni oggetto interagisce con l&#8217;ambiente circostante. Se così non fosse, nessuno potrebbe conoscere l&#8217;oggetto. Per questo Carl Friedrich von Weizsäcker afferma che, in fondo, non ha senso parlare di oggetti “isolati”. Dal punto di vista della fisica quantistica, gli oggetti che interagiscono tra loro formano in un certo senso un oggetto complessivo di cui sono parti. La loro interazione è quindi la dinamica interna dell’oggetto complessivo. Gli oggetti che interagiscono sono quindi, per così dire, assorbiti nell’oggetto complessivo.</p>
<p>Ciò che sembra così complicato diventa facilmente comprensibile con un semplice esempio: l’acqua è composta da un atomo di ossigeno e due atomi di idrogeno (H₂O), ma le proprietà dell’acqua non possono essere spiegate solo dall’ossigeno e dall’idrogeno. Ciò che chiamiamo «acqua» è il risultato dell’interazione tra gli oggetti ossigeno e idrogeno; in altre parole, è la dinamica interna dell’oggetto acqua, l’interazione o la cooperazione delle sue parti. L’«acqua» è quindi qualcosa che va oltre la sua base materiale (ossigeno e idrogeno) e mostra per questo proprietà completamente diverse. Attraverso l’interazione dei due atomi di idrogeno con l’atomo di ossigeno, l’«idea» spirituale dell’«acqua» assume un aspetto sostanziale. Nella molecola d’acqua si rivela quindi una trinità:</p>
<ol>
<li>l’«idea» spirituale dell’acqua (nel senso della dottrina platonica delle idee),</li>
<li>la sostanza materiale con gli atomi di idrogeno e ossigeno e</li>
<li>la dinamica interna vivente con forza e movimento.</li>
</ol>
<p>Gli atomi di idrogeno e ossigeno si sono «dissolti» nell’oggetto quantistico chiamato acqua. Ciò non significa che non esistano più; semplicemente, al momento non si manifestano più come ossigeno o idrogeno. Essi «sacrificano» la loro individualità per rendere possibile un’esistenza molecolare che trascende la loro realtà atomica.</p>
<p>Non corrisponde forse questo all’interazione tra mente, anima e corpo? La mente ispira l’anima, la quale, con la propria forza vitale, dà espressione all’impulso spirituale nella sostanza materiale – in questo caso come proprietà dell’acqua.</p>
<p>Lo stesso principio vale anche a livello atomico. Se estraiamo dalla molecola d’acqua il semplice atomo di idrogeno, vediamo come il suo nucleo atomico (in questo caso un singolo protone) e l’elettrone che lo orbita interagiscano tra loro, conferendo così all’atomo il suo aspetto e le sue proprietà. Il protone, a sua volta, deve la propria esistenza all’interazione dei quark al suo interno. La base “materiale” si ritira quindi sempre più indietro, quanto più in profondità guardiamo. Se gli atomi di ossigeno e idrogeno costituivano la base materiale della molecola d&#8217;acqua, l&#8217;idea spirituale dell&#8217;atomo si realizza attraverso l&#8217;interazione di elettroni, protoni e neutroni, che costituiscono la base materiale dell&#8217;atomo. E nei mattoni fondamentali, la base materiale si riduce ai quark. Questo fatto spinse il fisico Max Planck, nel suo discorso in occasione della consegna del Premio Nobel, ad affermare:</p>
<p><em>Non esiste materia in sé; tutta la materia nasce ed esiste solo grazie a una forza che fa vibrare le particelle atomiche e le tiene unite nel minuscolo sistema solare dell’atomo. Poiché nell’intero universo non esiste né una forza intelligente né una forza astratta eterna, […] dobbiamo supporre che dietro questa forza vi sia uno spirito cosciente e intelligente. Questo spirito è la fonte originaria di tutta la materia. Non è la materia visibile, ma effimera, ad essere il Reale, il Vero, il Concreto […], bensì lo spirito invisibile e immortale è il Vero! </em></p>
<p>Se spostiamo lo sguardo dal piccolo al grande, vi troviamo lo stesso principio. Le molecole formano le cellule, le cellule gli organi e gli organi gli esseri viventi. Inoltre, la biologia conosce ecosistemi che si mantengono in equilibrio attraverso la retroazione, proprio come la natura in sé. Carl Friedrich von Weizsäcker lo formula in senso generale in termini di fisica quantistica:</p>
<p><em>L&#8217;oggetto non sarebbe oggetto nel mondo se non fosse collegato ad esso attraverso l&#8217;interazione. Ma allora, in senso stretto, non sarebbe più un oggetto. Se potesse esistere qualcosa che, in senso stretto, potesse essere un oggetto della teoria quantistica, allora sarebbe al massimo il mondo intero</em>.</p>
<h3><strong>Uno sguardo al mondo spirituale</strong></h3>
<p>La natura ci offre così una meravigliosa immagine di unità, in cui ogni cosa contribuisce a un&#8217;opera cosmica, intessuta e tenuta insieme da un legame spirituale. E questo insieme non è statico, ma in evoluzione; sviluppa la coscienza e tende così verso il principio da cui un tempo è scaturito. Attraverso l&#8217;opera dell&#8217;anima del mondo, lo spirito diventa consapevole di sé stesso nella forma. Uno sviluppo mirato, nel senso di un dispiegarsi che opera in tutte le cose, permea così l&#8217;intero cosmo. Aristotele coniò per questo il concetto di entelechia, il cui richiamo riecheggia in tutto l&#8217;universo:</p>
<p><em>Diventa ciò che sei!</em></p>
<p>Da questo panorama dell’unità cosmica ne consegue però che: nulla e nessuno esiste per se stesso. Ogni cosa vive della grazia dell’ambiente circostante e, in cambio, è tenuta a prestargli servizio. Questo «dovere di servizio» può talvolta suscitare dissonanze nel proprio essere. E se mettiamo da parte per un attimo il sogno esoterico dell&#8217;unità e siamo onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che la nostra realtà non corrisponde all&#8217;unità del mondo qui descritta! Le idee di separazione caratterizzano la nostra comprensione del mondo. E queste hanno trasformato la meravigliosa unità in un caos complesso. Il fisico americano David Bohm ha formulato in modo appropriato il dilemma di un tale modo di pensare:</p>
<p><em>Le persone che si lasciano guidare da una visione così frammentata di sé e del mondo, a lungo andare non possono fare a meno di cercare, attraverso le loro azioni, di ridurre in pezzi se stesse e il mondo, in linea con il loro modo di pensare abituale. Poiché la frammentazione rappresenta in primo luogo un tentativo di proseguire la scomposizione analitica del mondo in parti separate oltre i limiti appropriati, ciò significa in realtà tentare di dividere ciò che in realtà è indivisibile. Il passo successivo consisterà quindi nel cercare di unire ciò che in realtà non può essere unito. […] La vera unità nell’individuo, tra l’uomo e la natura, tra uomo e uomo, può formarsi solo attraverso una forma di agire che non miri a distruggere la totalità della realtà. […] Come detto, cerchiamo di dividere ciò che è uno e indivisibile, e ciò ha come conseguenza, nel passo successivo, che cerchiamo di equiparare ciò che è diverso.</em></p>
<p><em>La frammentazione è quindi, per sua natura, una confusione riguardo alla questione di cosa sia diverso e cosa appartenga allo stesso insieme (o sia uno), ma la chiara comprensione di queste categorie è necessaria in ogni fase della vita. Chi confonde ciò che è diverso da ciò che non lo è, confonde tutto. Non è quindi un caso che il nostro modo di pensare frammentario generi uno spettro così ampio di crisi: sociali, politiche, economiche, ecologiche, psicologiche ecc., sia a livello individuale sia nella società nel suo complesso. </em></p>
<p>Quando si sente comunemente affermare che «la causa delle crisi mondiali è l’egoismo delle persone», ciò è certamente del tutto vero. Tuttavia, l’egocentrismo non può essere semplicemente sostituito da un’ipocrita moralità di facciata. A questo proposito i tentativi non sono certo mancati. Ci sono molte persone che si impegnano con spirito di sacrificio in varie organizzazioni, che si tratti della famiglia, dell’azienda, dello Stato o della società. È importante riconoscere che, in quanto egocentrici, non siamo necessariamente cattivi, sconsiderati o asociali. Possiamo persino essere estremamente colti e umanitari. Ma lo siamo solo secondo le nostre concezioni ideali. Altre persone hanno altre concezioni, e se non dell’ideale, almeno del modo in cui esso debba essere realizzato. Questo, quindi, è ciò che ci rende degli egoisti irriducibili. Le nostre organizzazioni, fondate su questa base, mostrano naturalmente lo stesso carattere, e per questo non possiamo aspettarci soluzioni sistemiche dai vertici dello Stato e dell&#8217;economia.</p>
<p>Non potremo quindi evitare di risolvere noi stessi le nostre confusioni. La natura ci aiuta in questo, poiché le false concezioni dell’essere speciali legano l’energia psichica sotto forma di blocchi inconsci e complessi, come afferma lo psicologo C. G. Jung. Le parti lacerate dal nostro pensiero di separazione tendono per natura alla riunificazione. Per questo motivo, se vogliamo mantenere la nostra suggestione di separazione, siamo costretti a impiegare costantemente energia, energia psichica. Viviamo quindi in una tensione emotiva di opposizione auto-generata. Questa tensione tende all’equilibrio – all’annullamento della separazione. È una forza della natura e per questo può essere controllata solo in misura limitata con ragionamenti razionali. Jung definisce il processo psichico che si apre qui come processo di individuazione (Diventa ciò che sei!). Infatti, alla fine di questo processo, la coscienza raggiunge infine, in uno stato di completa distensione, il vero centro dell’anima, che Jung caratterizza come «centro del non-io». Questo centro del non-io è quindi quel punto all’interno della psiche umana che corrisponde all’unità, all’unità della natura. È, per così dire, il punto di collegamento dello spirito, dello Spirito Unico.</p>
<p>Questi principi fondamentali sono impressi nell&#8217;anima attraverso diverse immagini archetipiche. Così, concetti cristiani come il «seme di Cristo» o il «Figlio unigenito» rimandano all&#8217;archetipo dell&#8217;anima racchiusa nel corpo, che si ritrova già nel <em>Fedro</em> di Platone. Dopo un&#8217;approfondita analisi della simbologia archetipica dell&#8217;alchimia, C. G. Jung giunge alla sorprendente conclusione che gli alchimisti dell&#8217;epoca intendessero effettivamente creare un corpo trasfigurato e risorto, un corpo che fosse al tempo stesso spirito. Già l&#8217;ermetismo, all&#8217;inizio della nostra era, vedeva nella materia uno spirito nascosto in attesa di redenzione. È la «scintilla spirituale» in noi che esorta l’anima ad affidarsi a lei, affinché possa trasformarla – come il bruco nella crisalide – in un’anima sintonizzata sul piano dell’unità. Questa è l’unione di corpo, anima e spirito a cui l’essere umano è chiamato.</p>
<p>In questo senso Hegel insegnava ai suoi studenti:</p>
<p><em>Il nostro compito è quello di partecipare alla redenzione rinunciando alla nostra soggettività immediata (spogliandoci del vecchio Adamo) e prendendo coscienza di Dio come nostro vero ed essenziale Sé. </em></p>
<p><em>La vera essenza dell&#8217;amore sta nel rinunciare all&#8217;identità dell&#8217;ego, nel perdersi in un altro Sé, ma proprio in questa resa e in questo oblio, si può ritrovare veramente se stessi per la prima volta.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;armonia delle sfere</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/larmonia-delle-sfere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:08:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si possono dire molte parole. Molte voci reclamano attenzione. Chi ascolta deve rimanere vigile e lucido, per non cadere vittima di queste influenze. Ci sono aspetti della personalità che non sono ben conosciuti. Le vibrazioni delle parole, della musica, delle idee, delle immagini e dei desideri influenzano queste parti oscure e inconsce. Il pericolo non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Si possono dire molte parole. Molte voci reclamano attenzione. Chi ascolta deve rimanere vigile e lucido, per non cadere vittima di queste influenze.</i></p>
<p><span id="more-126331"></span></p>
<p>Ci sono aspetti della personalità che non sono ben conosciuti. Le vibrazioni delle parole, della musica, delle idee, delle immagini e dei desideri influenzano queste parti oscure e inconsce. Il pericolo non proviene tanto dalla Parola Divina: essa chiama, ma non costringe. Nella Parola Divina c’è libertà. Le possibilità vengono offerte oppure no. La situazione cambia quando le persone iniziano a usare la Parola. Influenzare le masse, fomentare la paura, la manipolazione e la pubblicità sono esempi del potere vincolante delle leggi della vibrazione. La magia è molto reale e ogni essere umano ha a che fare con essa, consciamente o inconsciamente.</p>
<h3>Esperienza misteriosa</h3>
<p>In mezzo a questo oceano impetuoso di onde energetiche, in questo caos di vibrazioni, a volte appare inaspettatamente un momento di apertura, chiarezza e intuizione, come un fulmine che squarcia il cielo oscuro.</p>
<p><em>Durante la prima guerra mondiale, un ufficiale britannico visse un&#8217;esperienza insolita. Una sera, mentre passeggiava, fu travolto da un&#8217;esperienza misteriosa durata 30 secondi. Alle sue orecchie sembravano giungere echi armoniosi provenienti dal cielo. «È l’armonia delle sfere», pensò l’ufficiale. Poi vide dei corpi celesti che producevano sia luce sia musica. «Rimasi immobile sull’alzaia e pensai: quanto sarebbe meraviglioso morire in questo momento»”.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup><strong>[1]</strong></sup></a></em></p>
<p>Un’esperienza davvero straordinaria. È anche comprensibile il motivo per cui l’ufficiale abbia contemplato la morte in quel momento, poiché aveva familiarità con il concetto di “armonia delle sfere”. Questo concetto risale a Pitagora, la cui spiritualità sublime, unita alla sua mente scientifica, lo portò a una visione onnicomprensiva del cosmo e dell’uomo. Si dice che Pitagora udisse accordi celesti e che le orecchie della sua anima fossero in sintonia con i suoni e le vibrazioni dei pianeti e delle stelle.</p>
<h3>Coerenza e proporzione</h3>
<p>Ciò che emerge con forza nella visione di Pitagora è l’armonia dell’universo, la coerenza e le proporzioni tra le cose. I numeri interi da uno a dieci esprimono realtà spirituali e relazioni reciproche. Egli condusse esperimenti con le corde e scoprì i principi cosmici alla base di ciò che viene chiamato armonia o disarmonia. Perché un’esperienza è considerata armoniosa o disarmonica?</p>
<p>Una persona vive qualcosa come armonioso quando ciò corrisponde e risuona con il proprio essere interiore. Si tratta di corrispondenza. Nell’Insegnamento Universale, l’universo è indicato come un sistema di sette sfere, sette campi di vita, noti anche come sette regni cosmici. Come esseri terreni dotati di una coscienza spazio-temporale, questo è difficile da immaginare. Ciò dice più sugli esseri umani che sull’universo. La nostra coscienza incentrata sull’io non è in armonia con l’insieme del creato.</p>
<p>Ciononostante, sia Pitagora che l’ufficiale britannico hanno sperimentato l’armonia delle sfere. Uno in modo permanente, l’altro per un breve istante. Come si può spiegare questo? È possibile solo se la natura settenaria dell’universo è anch’essa fondamentalmente e strutturalmente radicata nell’essere umano nel suo insieme. Esiste un’armonia strutturale tra l’essere umano come microcosmo e l’universo come macrocosmo.</p>
<p><em>E Gesù disse: «Tutto ciò che Dio, l&#8217;Uno, ha creato è buono, e come la grande Causa prima, anche i sette Spiriti sono tutti buoni, e tutto ciò che proviene dalle loro mani creative è buono. Ora, tutte le cose create hanno colori, toni e forme propri; ma certi toni, quando vengono mescolati, sebbene buoni e puri in sé, producono disarmonie, toni discordanti».</em> <a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a></p>
<h3>Disarmonia</h3>
<p>Sia gli esseri umani, in quanto microcosmi, sia l’universo sono creazioni dei sette spiriti e sono quindi buoni. Tuttavia, osservando la distruzione e il caos del pianeta, c’è qualcosa che non va. C’è disarmonia. I toni sono stati mescolati in modo disarmonico.</p>
<p>Gli esseri umani si trovano ad affrontare un duplice problema che è essenzialmente lo stesso. In primo luogo, l’essere in disarmonia con l’universo; in secondo luogo, l’essere in disarmonia con se stessi e soffrire di una divisione interiore.</p>
<p>All&#8217;interno del nostro essere interiore c&#8217;è disarmonia tra la nostra testa, il nostro cuore e le nostre mani. In altre parole, le funzioni primarie del pensiero, del sentimento e della volontà sono caotiche. Spiritualmente parlando, l&#8217;armonia e la coerenza tra spirito, anima e corpo sono state spezzate. L&#8217;inconsapevolezza della struttura spirituale del nostro microcosmo lascia l&#8217;anima alla deriva e la induce a mescolare sperimentalmente ogni sorta di suoni e vibrazioni. Il risultato si manifesta nel corpo e nelle mani.</p>
<p>Gli psicologi hanno notato questa anarchia interiore e hanno cercato di porvi un po’ di ordine. Ciò è possibile, in una certa misura, con mezzi e terapie terreni. La personalità, utile nella vita sociale, può essere stabilizzata. Tuttavia, la fondamentale disarmonia della coscienza dell’io non può essere superata in questo modo: l’armonia delle sfere non raggiungerà l’orecchio interno.</p>
<p>Perché no? La coscienza centrata sull&#8217;io si vede come un essere separato e persegue interessi personali. Come potrebbe una tale coscienza udire la totalità dell&#8217;armonia delle sfere? Come potrebbe una nota dissonante risuonare nelle sinfonie celesti?</p>
<h3>Morte e rinascita</h3>
<p>Per udire l&#8217;armonia delle sfere è necessaria una trasformazione profonda e strutturale. Si tratta di un processo che può essere descritto come morire e rinascere, in cui entrambi i processi sono visti come trasformazioni interiori.</p>
<p>La storia dell’ufficiale britannico presenta caratteristiche interessanti. È la guerra. Il risultato collettivo di tutte le persone incentrate sull’io. Lotta, dolore, odio, miseria e lutto. La coscienza dell’io subisce la disperazione della propria esistenza e tace. Cessa la sua attività. L’ufficiale pensa: «Come sarebbe meraviglioso morire in questo momento». Interiormente, era morto per un istante. La linea temporale è diventata un punto, un punto focale dell’eternità. Egli si trovava nell’armonia delle sfere. È diventato consapevole della luce e del suono celesti che sono eterni e onnipresenti. Pitagora, con la sua anima illuminata e la sua personalità in sintonia con essa, ha sperimentato in modo permanente l’armonia delle sfere. La sua coscienza incentrata sull’io era definitivamente morta ed era stata sostituita da una coscienza spirituale dell’anima. Dopo un breve istante, la coscienza dell’io dell’ufficiale britannico riprese la sua vecchia posizione di potere. Era di nuovo guerra.</p>
<h3>Ordine e posto</h3>
<p>L’armonia riguarda la connessione tra diversi elementi, nel posto giusto e nell’ordine giusto. Se si osserva il sistema solare, il Sole è al centro e i pianeti gli orbitano attorno. I pianeti si relazionano al Sole e tra loro in un certo modo. C’è armonia, ordine e ritmo.</p>
<p>Anche la Terra ha il suo posto e il suo compito. Il problema della coscienza dell’io è che non è possibile determinare né il posto né il compito della sua esistenza terrena. Essa si vede al centro; sogna di essere il Sole. La coscienza incentrata sull’io, il fattore dominante della personalità, esce dalla propria orbita. In questo modo, le relazioni si interrompono, provocando caos e conflitti.</p>
<p>Proprio come il sistema solare ha una fonte centrale di vita, così anche l’universo divino ha un Sole centrale. Gesù parlò della «grande Causa prima e dei sette spiriti». Tutto ciò che proviene dalle loro mani è buono.</p>
<p><span style="font-size: 16px;"><em>Il Sole spirituale e i sette spiriti sono immateriali. È un errore considerare la materia come l’essenziale, come fa la coscienza dell’io. Paghiamo un prezzo elevato per questa mancanza di comprensione perché crea confusione. Il macrocosmo e il sistema solare, così come il microcosmo e l’atomo, hanno una struttura settenaria. Anche il microcosmo ha un Sole spiritualmente centrato. È l’idea spirituale del vero essere umano di cui si può dire: Dio creò l’uomo a Sua immagine</em>. </span><a style="font-size: 16px;" href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a></p>
<h3>Miscelazione</h3>
<p>Influenze e raggi emanano dal Sole spirituale interiore. L’io materiale non è in grado di elaborare correttamente queste influenze perché privo del veicolo adeguato, dell’intermediario necessario. Ciononostante, tali influenze agiscono in modo nascosto e distorto nel corpo astrale dell’essere umano. Ciò porta alla miscelazione. Un esempio: quando il Sole interiore emette una radiazione definita “amore”, la persona fisica traduce questa radiazione al proprio livello. Cerca un partner con cui condividere il proprio amore. Le influenze spirituali e materiali si mescolano, convertendo la radiazione spirituale in desideri terreni. Se il centro spirituale emana raggi che hanno a che fare con la verità e la saggezza, allora prevale la scienza</p>
<p>Il vero obiettivo nascosto nei raggi spirituali rimane in questo modo irraggiungibile. In quanto esseri materiali, viene data la risposta sbagliata. Si continua a cercare, a correre e a lottare.</p>
<p>Catharose de Petri scrive:<br />
<em style="font-size: 16px;"><em>Certamente, non è solo il male ad essere assorbito nel sistema umano. Non è mai stato questo il punto. In quanto essere nato dalla natura, egli manifesta un intreccio di bene e male. Queste due forze gemelle sono presenti nella sua vita come un groviglio inestricabile che provoca grande affaticamento, incomprensioni, malattia, cristallizzazione e morte</em>.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup><strong>[4]</strong></sup></a></em></p>
<p>La materia ha le sue leggi. Gli atomi si legano tra loro in forme e poi si dissolvono nuovamente in atomi. Inizio e fine; fine e inizio. Le vere idee spirituali, le creazioni eterne e armoniose, non possono realizzarsi nella materia.</p>
<h3>Ottava superiore</h3>
<p>Tuttavia, sia il microcosmo che l’atomo racchiudono le possibilità strutturali per la rigenerazione della vita spirituale. Il microcosmo nella sua totalità è costituito da sette campi di vita, e la manifestazione materiale è solo una frazione del tutto. Si tratta di collocare le cose al loro posto, di cogliere le giuste proporzioni.</p>
<p>Consideriamo l&#8217;immagine del sistema solare: il Sole, i pianeti e la Luna. È importante penetrare il significato spirituale sia dell&#8217;universo esterno che di quello interno.</p>
<p>Il Sole spirituale centrale è la fonte di potere, saggezza, amore e vita. C&#8217;è una distanza tra gli esseri umani sulla Terra e il Sole. Si tratta più di una differenza di vibrazione che di chilometri. I pianeti funzionano come stazioni intermedie, come trasformatori di radiazione spirituale. Irradiano forze che possono essere assimilate e utilizzate come pietre da costruzione per l&#8217;anima. I pianeti possono quindi essere considerati nella loro ottava spirituale superiore.</p>
<p>Per essere chiari, non vi è alcun riferimento alle influenze descritte nei sistemi astrologici. L’astrologia analizza il funzionamento dei pianeti nelle loro ottave inferiori, quelle spazio-temporali. Sia gli insegnamenti spirituali che l’astrologia hanno la loro ragion d’essere, ed è importante comprenderne la differenza. L’astrologia descrive come le influenze planetarie si manifestino attraverso i fili energetici del karma, come il passato si manifesti nel presente e determini il destino. La ragnatela del passato, che è presente come sfera aurica personale, forma un tema natale. Questa sfera aurica determina il modo in cui viene vissuto l&#8217;universo.</p>
<p>Le ottave spirituali superiori dei pianeti cercano di distruggere la ragnatela aurica del passato, in modo che le forze planetarie possano essere raggiunte direttamente e nel loro stato puro. Direttamente e puramente significa non distorte e non trasformate in forze spazio-temporali. L&#8217;astrologia riguarda la comprensione del passato, ma la vera spiritualità riguarda la liberazione dal passato. Quando ci si sintonizza con le forze spirituali, si apre la libertà dalla Terra e un nuovo universo. Sperimentare l&#8217;armonia delle sfere significa percepire le ottave spirituali superiori del sistema solare.</p>
<h3>Nuova coscienza</h3>
<p>Per costruire una nuova coscienza, un’anima rinasce avvalendosi della saggezza e della conoscenza di Mercurio, dell’amore di Venere, del vigore di Marte, delle rivelazioni di Giove e, infine, attraversando la porta di Saturno.<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a></p>
<p>Quest’anima è in grado di assimilare direttamente i raggi del Sole spirituale. Si instaura così l’armonia tra spirito, anima e corpo. Ogni cosa è al proprio posto.</p>
<p>Questa coerenza dà l&#8217;impressione dell&#8217;armonia delle sfere. Si possono udire sinfonie celesti e i pianeti che cantano nelle loro orbite.</p>
<p>Attraverso la somiglianza strutturale tra il cosmo e il microcosmo, la Terra, le sfere planetarie e il Sole spirituale esistono dentro di noi. Se la nuova anima riesce a connettersi direttamente con un cuore spiritualmente centrato, allora si apre la porta del tempio interiore. Il velo si squarcia e appare il Santo dei Santi, dove è custodita l&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza.</p>
<p><em>E nell&#8217;Arca, la bacchetta magica della profezia giace in attesa della tua mano; è la chiave di tutti i significati nascosti del presente, del futuro e del passato. E poi, ecco, la manna, il pane nascosto della vita; e chi ne mangia non morirà mai</em><em>. <a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup><strong>[6]</strong></sup></a></em></p>
<p>La “bacchetta magica della profezia”, che simboleggia il fuoco rinnovato del serpente, è in agguato, il che significa che anche i suoni dell’armonia delle sfere possono essere utilizzati. È un potere che porta armonia e pace. Chi possiede questo bastone del profeta interiore pronuncia la Parola. Egli parla e agisce attraverso la totalità dell’universo settemplice. I sette suoni primordiali risuonano in lui e attraverso di lui. L’armonia delle sfere si rivela sulla Terra come flussi curativi di forze eteriche. È la Parola che porta in sé l’armonia delle sfere.</p>
<hr />
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> Alister Hardy, *La natura spirituale dell’uomo*, Oxford 1979. (Citazione tratta da questo articolo)</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> Il Vangelo Acquariano di Gesù Cristo, 39:11-12</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3"><sup>[3]</sup></a> Genesi 1:27</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4"><sup>[4]</sup></a> La Parola Vivente, capitolo “Il segreto della magia gnostica”</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5"><sup>[5]</sup></a> Vedi “Dei Gloria Intacta”</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6"><sup>[6]</sup></a> Il Vangelo Acquariano di Gesù Cristo, 40:22-23</p>
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		<title>Straniero al mondo</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/straniero-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 16:47:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;intelligenza artificiale è intelligenza morta; in linea di principio non genera impulsi futuri, per quanto ingegnosa possa sembrare. Lo spirito che la anima dice: com&#8217;era, così sarà di nuovo. Gli impulsi per il futuro provengono esclusivamente dal pensiero e dalla volontà vivi e attivi delle persone nel presente, nel qui e ora. Sintomo Un ostello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>L&#8217;intelligenza artificiale è intelligenza morta; in linea di principio non genera impulsi futuri, per quanto ingegnosa possa sembrare.</i></p>
<p><span id="more-121225"></span></p>
<p><em>Lo spirito che la anima dice: com&#8217;era, così sarà di nuovo. Gli impulsi per il futuro provengono esclusivamente dal pensiero e dalla volontà vivi e attivi delle persone nel presente, nel qui e ora.</em></p>
<h3>Sintomo</h3>
<p>Un ostello della gioventù nelle montagne dell&#8217;Harz. È grande, modernamente attrezzato e offre ai giovani un&#8217;ampia area giochi in parte alberata, un campo sportivo, alcuni tavoli da ping-pong, ecc. Il tempo primaverile è ideale, il sole splende e la temperatura dell&#8217;aria è piacevole. L&#8217;ostello è al completo. 210 giovani hanno trovato alloggio, ma l’area giochi è utilizzata solo da una classe. Tutti gli altri studenti sono seduti fuori o dentro, impegnati con i loro smartphone. E perché questa classe si comporta in modo diverso? Molto semplice: i bambini hanno dovuto lasciare i loro smartphone a casa; la loro gita scolastica è senza cellulari!</p>
<p>Questo episodio, riportato da un insegnante visibilmente scioccato, è uno dei tanti sintomi che dimostrano come le giovani generazioni – e non solo loro – si stiano allontanando dalla vita reale per migrare verso il mondo virtuale.</p>
<h3>Mondo 2.0</h3>
<p>All&#8217;ombra di ChatGPT, è stato presentato un altro sviluppo significativo, che però ha attirato molta meno attenzione rispetto al generatore di testi. Nel giugno 2023, l&#8217;azienda informatica Apple ha presentato i suoi occhiali a realtà mista Vision Pro. In questo visore MR, le persone hanno due schermi ad alta risoluzione a pochi centimetri dagli occhi, che forniscono loro un&#8217;immagine stereo. Questo dà alla persona l&#8217;impressione di vedere un mondo tridimensionale. Due altoparlanti stereo sopra le orecchie supportano questa illusione. L&#8217;utente crede di vedere l&#8217;ambiente circostante, in cui è integrato il contenuto di uno schermo di computer. Il dispositivo Apple contiene diversi microfoni e dodici telecamere che registrano il mondo esterno in diretta e tracciano i movimenti degli occhi, delle mani e delle dita. Ciò consente di controllare i processi sui due schermi utilizzando solo i gesti delle mani e lo sguardo, oltre che la voce. Il visore MR di Apple può essere accoppiato con un altro computer in modo da poter vedere il suo schermo in grande formato nella stanza di fronte a sé. Ora è possibile fare ogni genere di cose con questo dispositivo: lavorare sullo schermo, navigare in Internet, fotografare in 3D, trascorrere piacevoli serate al cinema con film in 3D, giocare con i videogiochi, ecc.</p>
<p>Con questo dispositivo, Apple ha compiuto un altro passo avanti in direzione di quello che Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha descritto nel 2018 come l&#8217;obiettivo della sua azienda e di altre:</p>
<blockquote><p>“Grazie alla realtà mista, stiamo creando l&#8217;esperienza informatica definitiva, in cui il campo visivo diventa la superficie del computer e il mondo digitale si fonde con quello fisico&#8221;.<a href="#_ftn1">[1]</a></p></blockquote>
<p>Anne Marie Engtoft Larsen, rappresentante del governo danese presso l&#8217;industria tecnologica globale, ritiene che:</p>
<blockquote><p>“I dispositivi esterni per sperimentare la realtà virtuale (VR), la realtà aumentata (AR) e la realtà mista (MR) continueranno a svilupparsi inesorabilmente nei prossimi anni e potrebbero alla fine diventare obsoleti ed essere sostituiti da una tecnologia integrata nel corpo (‘wetware’).<a href="#_ftn2">[2]</a></p></blockquote>
<p>Con questo, Engtoft Larsen intende dire che un giorno sarà possibile “controllare la realtà virtuale dal cervello”. Sebbene ciò non sia ancora fattibile, da diversi anni sono in corso esperimenti per collegare direttamente il cervello delle persone ai computer.</p>
<p>Anche Yobie Benjamin, cofondatore dell&#8217;azienda Avegant (USA), descrive molto chiaramente l&#8217;obiettivo di questo sviluppo: “Alla fine, le differenze tra AR e VR probabilmente scompariranno.<a href="#_ftn3">[3]</a></p>
<p>Ciò significa che nel Mondo 2.0 non saremo più in grado di distinguere tra virtualità e realtà, ma questo non è altro che una perdita di realtà.</p>
<h3>Divisione</h3>
<p>Questa perdita di realtà è grave perché si basa su una sorta di divisione dell&#8217;essere umano. Cosa significa?</p>
<p>Con un po&#8217; di attenzione, puoi notarlo in te stesso quando guardi un film, per esempio. Dopo poco tempo, sei completamente assorbito dal film e perdi di vista tutto ciò che ti circonda, compreso te stesso. Questo può essere osservato in casi estremi quando si “entra” in una stanza virtuale con l&#8217;aiuto di un visore VR. In questo caso, gli occhi e le orecchie sono completamente immersi in un regno di esperienze generate dal computer, mentre gli altri sensi, in particolare quelli attraverso i quali il corpo è ancorato al mondo reale (senso del tatto, senso del calore, senso del movimento, ecc.), continuano a sperimentare il mondo reale. Ciò che gli occhi e le orecchie sperimentano non ha nulla a che vedere con ciò che sperimentano gli altri sensi. Ad esempio, puoi trovarti vicino al Polo Nord nello spazio virtuale attraverso Google Earth mentre in realtà sei seduto nella tua stanza calda e non ti rendi conto che stai sudando. L&#8217;organismo sensoriale umano è diviso.</p>
<p>La coscienza è piena delle esperienze del mondo virtuale, mentre l&#8217;esperienza corporea sprofonda nell&#8217;oscurità dell&#8217;indifferenza. L&#8217;uomo perde il suo corpo, per così dire.</p>
<h3>Trascuratezza del corpo</h3>
<p>Ciò che l&#8217;informatico Joseph Weizenbaum aveva già segnalato negli anni &#8217;70 riguardo ai programmatori compulsivi <a href="#_ftn4">[4]</a> è stato confermato negli anni &#8217;90 dalla psicologa Christel Schachtner in uno studio condotto su sviluppatori di software e giovani che trascorrono molto tempo al computer. Nel suo studio, ha trovato prove evidenti che le persone che trascorrono molto tempo con i computer e hanno un rapporto intenso con essi perdono la consapevolezza del proprio corpo. Hanno meno interesse per una buona alimentazione e l&#8217;attività fisica: il proprio corpo viene dimenticato davanti al computer.<a href="#_ftn5"><sup>[5]</sup></a>.</p>
<p>Ispirata dallo studio di Schachtner, la teologa e informatica Anne Foerst ha intrapreso una ricerca simile negli Stati Uniti. Ha riscontrato effetti simili e ha concluso che:</p>
<blockquote><p>“il senso di disincarnazione che ha caratterizzato le persone nel mondo occidentale per secoli è spesso rafforzato dall&#8217;uso quotidiano dei computer&#8221;.<a href="#_ftn6"><sup>[6]</sup></a>.</p></blockquote>
<p>La trascuratezza del corpo, l&#8217;oblio dei bisogni del proprio corpo sono oggi molto diffusi. I risultati delle ricerche attuali indicano che anche i bambini e gli adolescenti non prestano attenzione ai segnali di allarme del proprio corpo durante le lunghe ore che trascorrono davanti agli schermi, poiché molti di loro lamentano problemi di salute: il 33% lamenta dolori al collo, il 24% secchezza e prurito agli occhi, il 19% dolori agli avambracci e alle mani. Gli utenti intensivi di dispositivi digitali hanno una percezione alterata del proprio corpo, un rischio doppio di depressione, un rischio significativamente più elevato di disturbi d&#8217;ansia e un rischio maggiore di provare solitudine. <a href="#_ftn7">[7]</a> Altri studi dimostrano che i bambini e i giovani si muovono meno rispetto ai decenni precedenti e, di conseguenza, anche la loro capacità di muovere abilmente il proprio corpo sta diminuendo.<a href="#_ftn8">[8]</a></p>
<p>Quando le persone si allontanano dal proprio corpo, si allontanano anche dal mondo. Perché il corpo e il mondo sono inseparabili. “Il corpo è la natura che noi stessi siamo”, ha affermato il filosofo Gernot Böhme;<a href="#_ftn9">[9]</a> il fenomenologo Merleau-Ponty lo ha espresso in modo poetico:</p>
<blockquote><p>“Il proprio corpo è nel mondo come il cuore nell&#8217;organismo: è ciò che mantiene incessantemente vivo tutto lo spettacolo visibile, nutrendolo e animandolo internamente, formando un unico sistema&#8221;.<a href="#_ftn10">[10]</a></p></blockquote>
<h3>Bilanciamento dei pesi</h3>
<p>Le tecnologie degli schermi fanno parte della nostra cultura. Offrono enormi possibilità se sappiamo come usarle in modo sensato e diventano pericolose per l&#8217;esistenza umana se non riusciamo a mettere in pratica le nostre capacità di equilibrio con nostra iniziativa. Si tratta, ad esempio, della disciplina necessaria per poter rinunciare alle tentazioni degli spazi degli schermi, della capacità di osservare qualcosa con attenzione e di poter sviluppare un interesse sincero per i processi della vita. Si potrebbe anche dire che essere in grado di amare i fenomeni del mondo reale è il contrappeso che ci aiuta a resistere alla tentazione di alienarci dal mondo.</p>
<p>Soprattutto, però, dobbiamo sviluppare la consapevolezza che tutto ciò che una persona compie come attività mentale-spirituale ha sempre un effetto sottile sul corpo. La salutogenesi, sviluppata dal sociologo medico Aaron Antonovsky, si basa sulla scoperta che il senso di coerenza – la sensazione di essere in grado di comprendere e gestire il mondo e di percepire la propria vita come significativa – ha un effetto salutare sul corpo.</p>
<p>Questo aspetto è estremamente importante per l&#8217;uso quotidiano della tecnologia informatica. Oltre a prestare attenzione agli aspetti esterni della salute, è anche molto importante coltivare una vita interiore attiva dal punto di vista mentale e spirituale per avere un senso di coerenza. Questo perché non solo possiamo allontanarci dal mondo percettibile, ma anche dal mondo dentro di noi, poiché l&#8217;emergere dell&#8217;intelligenza artificiale ci spinge sempre più a disimparare il nostro pensiero indipendente.</p>
<h3>Intelligenza artificiale</h3>
<p>L&#8217;era dei dispositivi universali che automatizzano il pensiero umano è iniziata con la costruzione dei primi computer. Nei programmi informatici, che funzionano sull&#8217;hardware in modo precisamente predeterminato, le strutture della logica che vivono nel pensiero umano si consolidano e vengono scritte, per così dire, sulla struttura universale dell&#8217;hardware.</p>
<p>Già negli anni &#8217;40 sono emerse le prime idee su come imitare con le macchine non solo la logica umana, ma anche i processi fisici del cervello. Ciò ha portato alla costruzione delle cosiddette reti neurali artificiali, ovvero computer la cui programmazione imita in modo molto semplificato la trasmissione degli stimoli del sistema nervoso umano. Queste reti sono attualmente alla base della cosiddetta intelligenza artificiale (IA). Oggi sono enormi sistemi informatici che, come ChatGPT, ad esempio, hanno miliardi di parametri variabili. Le reti neurali sono programmate in modo tale che questi parametri devono prima essere adattati a dati specifici prima di poter essere utilizzati. Ciò significa che queste reti devono ancora essere addestrate. Ripetendo l&#8217;inserimento dei dati milioni di volte, il sistema viene indotto ad adattare gradualmente i propri parametri alle strutture nascoste dei dati esterni fino a quando non è finalmente in grado di reagire in modo significativo all&#8217;inserimento di nuovi dati.</p>
<p>Internet ha reso possibile a miliardi di persone di scambiarsi pensieri e sentimenti sotto forma di testi, immagini, filmati o file audio o di pubblicarli in rete. Tutto questo viene memorizzato su grandi dispositivi di archiviazione dati che fanno parte della rete. Questi dati vengono utilizzati per addestrare le reti neurali artificiali. In altre parole, l&#8217;umanità sta lavorando alla creazione dell&#8217;intelligenza artificiale, di solito senza rendersene conto. In quella che appare come la cosiddetta intelligenza artificiale, non incontriamo quindi altro che il pensiero passato dell&#8217;umanità, raccolto e messo in rete. I pensieri delle persone si sono materializzati nei dispositivi: i computer sono “ghiaccio di pensiero” congelato.</p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale è intelligenza morta. In linea di principio, non ne derivano impulsi futuri, per quanto ingegnosa possa sembrare. Lo spirito che la anima dice: “Come è stato, così sarà di nuovo”. Gli impulsi futuri provengono esclusivamente dal pensiero e dalla volontà vivi e attivi delle persone nel qui e ora.</p>
<h3>L&#8217;alba di una nuova coscienza</h3>
<p>L&#8217;attuale potere globale dei sistemi informatici dimostra l&#8217;importanza del pensiero umano nel plasmare il mondo, poiché tutti questi sistemi hanno avuto origine dal pensiero umano, o più precisamente dal pensiero intellettuale umano. Questo si è sviluppato per la prima volta nell&#8217;antica Grecia e ora è, per così dire, maturo. Sfida le persone a sviluppare un nuovo livello di pensiero che va oltre la semplice ragione.</p>
<p>Il fenomenologo culturale Jean Gebser ha parlato di una nuova coscienza che ha iniziato a svilupparsi nella transizione al XX secolo: una coscienza aprospettica o integrale. La sua dettagliata fenomenologia di questo cambiamento di coscienza culmina nella tesi che l&#8217;umanità nel suo insieme sia sulla strada per raggiungere una nuova coscienza. E per lui, questa svolta è una manifestazione del divino, un&#8217;esperienza della realtà di Cristo. Alla fine della sua opera, scrive del nostro presente:</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 16px;">«La profonda verità del cristianesimo, la trasparenza, la diafanità del mondo diventano percettibili. L&#8217;intrusione rumorosa dell&#8217;aldilà in questo mondo, la presenza dell&#8217;aldilà in questo mondo, della morte nella vita, del trascendente nell&#8217;immanente, del divino nell&#8217;uomo diventa trasparente. L&#8217;incarnazione di Dio non è stata vana&#8221;</span><a style="font-size: 16px;" href="#_ftn11">[11]</a><span style="font-size: 16px;">.</span></p></blockquote>
<p>Anche l&#8217;antroposofo Rudolf Steiner ha richiamato l&#8217;attenzione su questo fatto e ha sottolineato con enfasi che è possibile espandere la propria coscienza pensante ad altre forme di coscienza. Ha mostrato, sotto i più svariati aspetti, quali percorsi si possono intraprendere per espandere gradualmente il pensiero intellettuale verso forme di coscienza superiori.</p>
<h3>La necessità dello sviluppo interiore</h3>
<p>Il ripetuto monito di Gebser secondo cui le persone sarebbero ricadute nelle vecchie forme di coscienza ormai decadute se avessero evitato le esigenze della nuova era si ritrova anche in Steiner. Egli avvertì ripetutamente che la decadenza totale, persino la barbarie, sarebbero state imminenti se un numero insufficiente di persone avesse deciso di aggiungere uno sviluppo interiore di propria iniziativa allo sviluppo tecnologico esterno. Egli considerava una necessità esistenziale che il progresso tecnico fosse controbilanciato dalla realizzazione del mondo spirituale. Nell&#8217;ultimo saggio che scrisse, sottolineò esplicitamente che l&#8217;umanità era entrata in un regno tecnologico con le sue azioni quotidiane, che egli descrive come sub-natura. Gli esseri umani devono fare i conti con questa sub-natura, ma possono farlo in modo significativo solo se acquisiscono anche l&#8217;accesso a una super-natura:</p>
<blockquote><p>“La sub-natura deve essere compresa come tale. Ciò è possibile solo se l&#8217;uomo ascende nella realizzazione spirituale almeno fino alla sovranatura extraterrestre, così come è disceso nella tecnologia fino alla sub-natura. L&#8217;epoca ha bisogno di una cognizione che vada oltre la natura, perché deve venire a patti interiormente con un contenuto di vita pericoloso che è sprofondato al di sotto della natura&#8221;.</p></blockquote>
<p>Siamo integrati con i nostri corpi in un mondo tecnologico: utilizziamo una grande varietà di apparecchi, ci muoviamo con l&#8217;aiuto di macchine, guardiamo schermi, ecc. Ciò comporta il pericolo di alienarci dal mondo visibile. L&#8217;intelligenza umana del passato nascosta nei dispositivi minaccia di allontanarci dal mondo spirituale che si trova dentro di noi. Questa situazione è il destino dei tempi. Oggi è responsabilità dell&#8217;individuo affrontarla intraprendendo un percorso di sviluppo interiore, ad esempio meditativo. Questo non avviene nel “vuoto”, ma ha anche un effetto sul corpo. Proprio come la tecnologia ha un effetto dirompente sul corpo, lo sviluppo interiore colloca il corpo in una totalità spirituale globale da cui emergono forze salutari.</p>
<h3>Epilogo</h3>
<p>È importante che la generazione futura trovi il maggior numero possibile di adulti che possano fungere da modelli di riferimento in questo senso e che abbiano anche il coraggio e la forza di porre fine, almeno per un po&#8217;, al fascino seducente dei dispositivi digitali. I bambini hanno bisogno di spazi liberi in cui poter sperimentare ed esplorare il mondo reale abbastanza da diventare amici del mondo.<br />
Questa idea non significa che siamo contrari alla tecnologia, ma piuttosto che siamo favorevoli al fatto che i giovani imparino a stare saldamente nel mondo reale e siano in grado di padroneggiarne le sfide. Solo quando avranno stabilito una solida base nella realtà della vita sulla terra potranno integrare il mondo virtuale nella loro biografia esteriore e interiore in modo significativo.</p>
<hr />
<p>[<a href="#_ftnref1">1]</a> Nadella, Satya, In: Klaus Schwab e Nicolas Davis: Il futuro della quarta rivoluzione industriale. Come stiamo plasmando la trasformazione digitale. Monaco: DVA.</p>
<p>[<a href="#_ftnref2">2]</a> Engtoft Larsen, Realtà virtuale e aumentata. In: Klaus Schwab e Nicolas Davis: Il futuro della quarta rivoluzione industriale. Come stiamo plasmando la trasformazione digitale. Monaco: DVA.</p>
<p>[<a href="#_ftnref3">3]</a> Benjamin, Yobie, L&#8217;interfaccia: l&#8217;alfa e l&#8217;omega. In: Klaus Schwab con Nicolas Davis: Il futuro della quarta rivoluzione industriale. Come stiamo plasmando la trasformazione digitale. Monaco: DVA.</p>
<p>[<a href="#_ftnref4">4]</a> Weizenbaum, Joseph, Il potere del computer e l’impotenza della ragione. Francoforte sul Meno: Edizione Suhrkamp</p>
<p>[<a href="#_ftnref5">5]</a> Schachtner, Christel, Geistmaschine. Fascino e provocazione al computer. Francoforte sul Meno: Suhrkamp..</p>
<p>[<a href="#_ftnref6">6]</a> Foerst, Anne, Di robot, uomo e Dio. L&#8217;intelligenza artificiale e la dimensione esistenziale della vita. Gottinga: Vandenhoeck &amp; Ruprecht.</p>
<p>[<a href="#_ftnref7">7]</a> Bauer, Joachim, Perdita di realtà. Come l&#8217;intelligenza artificiale e i mondi virtuali ci possiedono e minacciano l&#8217;umanità. Monaco: Hayne.</p>
<p>[<a href="#_ftnref8">8]</a> Una sintesi dei risultati attuali è disponibile in Zdražil, Tomáš (2024): La situazione di vita e di salute dei bambini e degli adolescenti – un bilancio. In: Thomas Damberger/Edwin Hübner (a cura di): Rafforzare i bambini nell&#8217;era della digitalizzazione. Sviluppare energia riflessiva nelle crisi. Opladen, Toronto: Barbara Budrich.</p>
<p>[<a href="#_ftnref9">9]</a> Böhme, Gernot, Essere un corpo come compito. Filosofia del corpo da una prospettiva pragmatica. Zug/Svizzera: Die Graue Edition..</p>
<p>[<a href="#_ftnref10">10]</a> Merleau-Ponty, Maurice, Fenomenologia della percezione. Bompiani Editore</p>
<p>[<a href="#_ftnref11"><sup>11]</sup></a> Gebser, Jean, Origine e presenza. Vol. 2: Le manifestazioni del mondo aprospettico. Tentativo di concretizzazione dello spirituale. Stoccarda: DVA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Vangelo di Tommaso, Platone e le esperienze di pre-morte</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/il-vangelo-di-tommaso-platone-e-le-esperienze-di-pre-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 18:55:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo un&#8217;esperienza di pre-morte, molte persone dicono di essere diventate estranee a se stesse. Anche questo è paragonabile all&#8217;allegoria della caverna di Platone. Se attraverso un&#8217;esperienza di pre-morte vi siete resi conto di essere nella caverna, per così dire, e che la vostra casa è in realtà da un&#8217;altra parte, cioè fuori dalla caverna, allora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo un&#8217;esperienza di pre-morte, molte persone dicono di essere diventate estranee a se stesse. Anche questo è paragonabile all&#8217;allegoria della caverna di Platone.</em></p>
<p><span id="more-116359"></span></p>
<p><em>Se attraverso un&#8217;esperienza di pre-morte vi siete resi conto di essere nella caverna, per così dire, e che la vostra casa è in realtà da un&#8217;altra parte, cioè fuori dalla caverna, allora dovete fare di nuovo amicizia con questa caverna. Sarete in grado di dire “sì” al mondo in modo diverso da prima.</em></p>
<p>Gunter Friedrich (LOGON) intervista il Prof. Dr. Enno Edzard Popkes (Università di Kiel, Germania)</p>
<p>G.F. Signor Popkes, sono lieto di avere l&#8217;opportunità di intervistarla. Lei è professore di storia e archeologia del primo cristianesimo e conduce anche ricerche sulla morte e sul morire. Alcune delle sue pubblicazioni riguardano il platonismo, il Vangelo di Tommaso e le esperienze di pre-morte. Cosa l&#8217;ha spinta in questa triplice ricerca?</p>
<p>E.E.P. Inizierò con qualche cenno autobiografico. Il primo argomento che mi ha molto emozionato in gioventù è stato il tema delle esperienze di pre-morte. Avevo circa 13 o 14 anni e mi imbattei per caso nel libro di Raymond Moody in una libreria; ne fui subito entusiasta e chiesi ai miei amici cosa ne pensassero. Loro dissero: “Sono tutte allucinazioni, non può essere vero. E non è nemmeno in accordo con la Bibbia”.</p>
<p>Questo mi spronò a tal punto che decisi allora di studiare filosofia e teologia nella speranza di conoscere meglio la materia. Ma non se ne fece nulla. Allora ho iniziato a studiare in ambiti che si avvicinavano ad essa. Nel primo cristianesimo ci sono molti fenomeni paragonabili alle esperienze di pre-morte. Mi sono avvicinato all&#8217;argomento in modo indiretto, per così dire. Oggi posso dire che i temi delle esperienze di pre-morte, del platonismo e del cristianesimo primitivo si integrano a meraviglia e aprono la possibilità di discutere di ciò che è accaduto nella storia del cristianesimo primitivo in quel periodo.</p>
<p>G.F. Che significato ha questo per il nostro tempo?</p>
<p>E.E.P. Abbiamo davanti a noi un grande anniversario, il bimillenario del ministero di Gesù. Molte interpretazioni della figura e del messaggio di Gesù che circolavano all&#8217;epoca furono condannate e soppresse, compreso il Vangelo di Tommaso. Come storico, considero mio compito inserire queste testimonianze e le scoperte che sono state fatte nel frattempo nella storia del cristianesimo primitivo. A mio avviso, non può che essere prezioso per la teologia e la Chiesa ascoltare quelle voci che all&#8217;epoca erano state soppresse. Dopo tutto, viviamo in un&#8217;epoca di illuminazione, il che significa che dovremmo decidere da soli cosa è plausibile e convincente. È andato perduto qualcosa di prezioso di cui dovremmo discutere oggi? E io dico chiaramente: Sì. Si sono perse voci preziose.</p>
<p>G.F. Qual è la cosa più interessante del Vangelo di Tommaso?</p>
<p>E.E.P. La cosa più interessante è il contrasto tra ciò che ho trattato nella mia tesi di dottorato e nella mia tesi di post-dottorato. La mia tesi di dottorato riguardava gli scritti giovannei e in particolare il Vangelo di Giovanni, mentre la mia tesi di post-dottorato riguardava il Vangelo di Tommaso.</p>
<p>Entrambi i lavori sono legati all&#8217;idea che Gesù dica: <em>Io sono la luce</em>. Questa parola di Gesù esiste in due versioni, in Giovanni e in Tommaso. La differenza principale tra i due scritti è rappresentata dalle conseguenze. Il Vangelo di Giovanni dice: Gesù è un&#8217;incarnazione di Dio, ma solo lui. Il Vangelo di Tommaso dice: Gesù è un&#8217;incarnazione di Dio, ma tutti devono raggiungere l&#8217;incarnazione di Dio. Questa è la differenza fondamentale tra le interpretazioni contrastanti della figura e del messaggio di Gesù. I miei colleghi che se ne occupano e io stesso siamo convinti che il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Giovanni non siano legati tra loro per caso, ma che siano nati in qualche modo in connessione tra loro. Tuttavia, il dialogo tra queste due opere è stato interrotto. Oggi possiamo riprenderlo e rivitalizzarlo.</p>
<p>G.F. Il Vangelo di Tommaso formula una profonda consapevolezza: <em>il regno dei cieli è dentro di voi</em>. È un&#8217;affermazione di portata universale.</p>
<p>E.E.P. Assolutamente. Il Vangelo di Tommaso è un testo cristiano, ma il termine Cristo non vi compare. Il testo ha un&#8217;affermazione universale. Gesù dice nel Logion (Parola di Gesù) 77: <em>Io sono la luce che è al di sopra di tutto. Io sono l&#8217;universo. L&#8217;universo è uscito da me e l&#8217;universo torna a me. Raccogliete una pietra e io sono sotto di essa, spaccate un pezzo di legno e io sono dentro di esso</em>. In altre parole, è onnipresente e quindi è naturalmente presente anche in ogni essere umano. È un&#8217;affermazione universale.</p>
<p>G.F. Che si chiami Gesù ciò che sta alla base di ogni essere umano, spiritualmente e mentalmente, o qualcos&#8217;altro, è irrilevante. Il messaggio è altrettanto valido per un buddhista, un indù o chiunque altro, quanto per chi si definisce cristiano.</p>
<p>E.E.P. La vedo allo stesso modo. Come cristiano e come scienziato mi colloco nella tradizione cristiana. La figura molto concreta di Gesù è per me un punto di riferimento umano, a cui mi collego nella mia ricerca. Non tematizzo Dio come un principio metafisico e impersonale, ma come una figura concreta.</p>
<p>L&#8217;aspetto affascinante è che il Vangelo di Tommaso, proprio come la visione del mondo di Platone, ad esempio, ha un concetto altamente riflessivo di trasmigrazione e crescita dell&#8217;anima. Gesù è quindi un esempio di perfetta incarnazione di Dio che è possibile.</p>
<p>G.F. Ora si potrebbe dire: Meraviglioso, studierò questa Scrittura e poi arriverò a una profonda conoscenza di me stesso. Ma questa Scrittura inizia con un&#8217;imposizione. Proprio all&#8217;inizio, come introduzione, dice: “<em>Queste sono le parole segrete pronunciate da Gesù vivente</em>”. E continua nel logion 1: “<em>Chi comprenderà il significato nascosto di queste parole non gusterà più la morte</em>”. Non c&#8217;è una sola Scrittura nella Bibbia che dica qualcosa di simile. Come dobbiamo comportarci?</p>
<p>E.E.P. Come storico, il mio primo compito è quello di descrivere il concetto che ne sta alla base, e solo in un secondo momento chiedermi quali conseguenze abbia. Il fatto che ci fosse un messaggio segreto e uno pubblico è contenuto in diversi testi. Il Vangelo di Tommaso dice: <em>Queste sono le parole segrete di Gesù</em>, e si capisce anche perché erano segrete. Perché erano pericolose per la vita nel vero senso della parola. Quando il Gesù del Vangelo di Tommaso descrive se stesso come la Luce divina, questo era sufficiente affinché i Giudei lo giustiziassero per blasfemia. Per inciso, questo aspetto è esplicitamente sottolineato anche nel Vangelo di Giovanni: subito dopo l&#8217;affermazione del Gesù giovanneo di essere consustanziale a Dio, secondo la narrazione, si dice che i compagni ebrei di Gesù abbiano cercato di lapidarlo (Gv 10,30-31). Ciò che è ancora più offensivo, tuttavia, è che Gesù non solo dice: <em>Io sono la luce</em>, ma dice anche<em>: Questa luce è in tutti voi. Il divino è in ogni essere vivente.</em></p>
<p>L&#8217;affermazione: <em>Chi comprenderà il significato nascosto di queste parole non gusterà più la morte</em> è facile da capire. L&#8217;uomo può riconoscere che al momento della sua morte non muore affatto, ma lascia il corpo materiale. In termini platonici, la parte immortale dell&#8217;anima lascia il corpo. Questo è esattamente ciò che vediamo nelle esperienze di pre-morte.</p>
<p>G.F.: Il riferimento alle “parole segrete” e l&#8217;enfasi sul fatto che si diventa immortali quando le si comprende potrebbero essere interpretate in modo diverso? Le parole segrete potrebbero essere messaggi dell&#8217;intimo che non si possono esprimere nella loro reale profondità e significato, parole che conducono al misterioso, al segreto dell&#8217;intimo e ne escono. Quando si dice: &#8230; <em>non gusterà la morte</em>, potrebbe significare che l&#8217;uomo si trasforma avvicinandosi a ciò che è più profondo in lui. Le parole sono pronunciate dalla sfera dell&#8217;immortale e vogliono far sì che la coscienza si rivolga verso di essa e si lasci afferrare da essa.</p>
<p>E.E.P.: Sì, certamente. Aggiungerei qui un altro concetto della tradizione platonica, ovvero la memoria. Secondo Platone, l&#8217;anima è in realtà onnisciente e ha solo dimenticato la sua conoscenza qui e ora in questa vita. Tuttavia, più si avvicina alla sua dimora divina, più velocemente riesce a ricordare. E questo è probabilmente anche il fenomeno che si è innescato in Gesù. Possiamo chiederci come mai Gesù abbia iniziato a lavorare come guaritore e missionario all&#8217;età di 30 anni. Penso che debba aver sperimentato qualcosa che gli ha dato questa fiducia in se stesso e che gli ha permesso di dire: Io sono la luce<em>: io sono la luce</em>. Secondo me, è stata l&#8217;esperienza del deserto. Perché dopo ha iniziato il suo lavoro missionario. Era in grado di ricordare lo stato di perfezione della sua anima e su questa base proclamava il suo messaggio. Gesù non ha mai scritto nulla. Si è scritto solo di lui, e questo è in parte paragonabile, in parte diverso, in parte contraddittorio. Possiamo discutere le contrastanti interpretazioni della figura e del messaggio di Gesù fino ai giorni nostri. Lo faccio a tempo pieno con grande piacere. All&#8217;epoca si sono perse voci preziose che oggi dobbiamo riconsiderare.</p>
<p>G.F. È possibile che in Gesù si sia realizzato qualcosa che era già emerso in Platone? Platone parlava dell&#8217;uomo interiore, l&#8217;aspetto dell&#8217;anima che è perfetto.</p>
<p>E.E.P. Sono d&#8217;accordo.</p>
<p>G.F. Il Vangelo di Tommaso è forse una scrittura di iniziazione? Proprio all&#8217;inizio, Gesù formula i passi che portano all&#8217;immortale e vuole portare l&#8217;ascoltatore/lettore, per così dire, lì. Dice: “<em>Prima devi cercare, poi potrai trovare. Quando avrete trovato, sarete stupiti</em> o, in un&#8217;altra traduzione<em>, scossi</em>. <em>E quando sarai scosso o stupito, allora regnerai e troverai la pace</em>, in un&#8217;altra tradizione testuale: <em>allora regnerai sull&#8217;universo</em>”. Questi sono i movimenti profondi di un&#8217;anima che sta percorrendo il sentiero del ricordo.</p>
<p>E.E.P. Esattamente. Discutendone di nuovo oggi, abbiamo l&#8217;opportunità di avvicinarci alla tradizione mistica del cristianesimo primitivo in un modo completamente nuovo, e possiamo vedere come questo permetta nuovi modi di interpretare il messaggio di Gesù. Questo può portare a nuovi approcci alla religiosità cristiana.</p>
<p>G.F. E ora c&#8217;è un secondo punto: non si tratta solo di capire, ma anche di vedere. Proprio all&#8217;inizio del quinto detto, Gesù parla di aprire gli occhi all&#8217;immortale: <em>Riconosci ciò che ti sta davanti e ciò che ti è nascosto ti sarà svelato</em>. Questo potrebbe significare che l&#8217;essere più profondo dà la forza, anzi il ricordo, per poter essere visto.</p>
<p>E.E.P. Il logion 5 dice: <em>Riconosci ciò che ti sta davanti</em>. Che cosa vediamo effettivamente davanti a noi? È l&#8217;ambiente materiale. La nostra percezione si riferisce ad esso. Se si vede attraverso l&#8217;esterno nel vero senso della parola, cioè si guarda oltre la materia, si entra nella dimensione spirituale, che è così importante in questo lavoro.</p>
<p>G.F. Più avanti si dice: <em>Il regno del Padre è diffuso in tutto il mondo e gli uomini non lo vedono</em>. Platone dice: Prima guarda le cose all&#8217;esterno ed esamina le loro caratteristiche. Poi puoi fare il passo verso la percezione spirituale.</p>
<p>E.E.P. Per spiegare questo al lettore: Platone dice che dobbiamo distinguere tra le immagini e gli archetipi. Nell&#8217;allegoria della caverna, spiega che vediamo solo le immagini ombra della realtà, come sulla parete di fondo di una caverna, e crediamo che queste immagini ombra siano la realtà. Ma in realtà sono solo proiezioni di cose che si trovano al di fuori della caverna. Lì sono multidimensionali e, per così dire, “colorate”, mentre noi possiamo percepirle solo come ombre e, per così dire, bidimensionali. Per Platone, questo vale per l&#8217;intero mondo in cui viviamo.</p>
<p>G.F. Ma si può percepire se stessi e il mondo come ombre solo se si hanno già occhi spirituali.</p>
<p>E.E.P. Questa sarebbe la prossima distinzione. Nella tradizione platonica si distingue tra anime giovani, di mezza età e anziane. A seconda del grado di sviluppo di un&#8217;anima, essa è in grado di comprendere e capire.</p>
<p>G.F. È possibile vedere le cose come sono realmente attraverso esperienze di pre-morte?</p>
<p>E.E.P. No, questo è solo un approccio. Chiunque abbia un&#8217;esperienza di pre-morte rimane piuttosto sorpreso da ciò che percepisce. Dopo queste esperienze, le persone hanno spesso problemi a comprendere le loro esperienze e a classificarle correttamente nella loro vita. Con una visione platonica del mondo, le esperienze di pre-morte diventano più comprensibili. È più facile classificarle. Questo è un elemento importante del mio lavoro pastorale. Offro modi di pensare.</p>
<p>G.F. La gente allora si rende conto che l&#8217;anima vive. Ma ora arriva la grande differenza. Il Vangelo di Tommaso ci dice cosa deve accadere perché emerga la natura celeste dell&#8217;anima, la forma con cui può entrare nel regno dei cieli. E questa forma non si crea scartando il corpo materiale. Nel logion 22 Gesù dice:<em> Quando di due farete uno, quando farete la parte esterna come la parte interna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere, sicché non vi sia più un maschio e una femmina, allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede e un’immagine in luogo di un’immagine, allora entrerete nel Regno. </em>Ora siamo una specie di immagine di un archetipo, ma poi saremo una somiglianza.</p>
<p>E.E.P. Questo è un motivo centrale del Vangelo di Tommaso. La parola di Gesù nel logion 108 parla di diventare come Gesù. Si tratta di un adattamento cristiano di una visione del mondo platonica. Secondo questa, ogni anima ha l&#8217;obiettivo di diventare il più possibile uguale a Dio. Nella tradizione platonico-cristiana, questo significa diventare come Gesù. Secondo il Vangelo di Tommaso, ogni essere umano può diventare uno con Gesù.</p>
<p>G.F. Ma questo deve avvenire prima.</p>
<p>E.E.P. È un processo lungo. Meister Eckhart è importante in questa tradizione. Sicuramente non poteva conoscere il Vangelo di Tommaso perché a quel tempo era andato perduto da tempo. Un buon amico della tradizione filosofica, che purtroppo è morto troppo presto e che aveva una cattedra a Heidelberg (Jens Halfwassen), quando ho tenuto una conferenza sul Vangelo di Tommaso ha detto: “Questo è chiaramente il Vangelo di Meister Eckhart”.</p>
<p>G.F. La scintilla dell&#8217;anima di cui parlava Meister Eckhart è l&#8217;essere immortale nell&#8217;anima. È anche il Dio interiore di Ibn Arabi, il maestro sufi. È considerato il più grande dei maestri sufi. E questo è l&#8217;aspetto entusiasmante: queste profondità si muovono attraverso tutte le religioni allo stesso livello.</p>
<p>Ma come nasce il corpo celeste? Nel Vangelo di Tommaso, Gesù pronuncia frasi che indicano la trasmigrazione delle anime. Non si deve e non si può fare in una sola incarnazione. La crescita dell&#8217;anima avviene con l&#8217;aiuto delle incarnazioni.<br />
Lessing ha reintrodotto questo concetto nella tradizione occidentale.</p>
<p>E.E.P. Lessing è stato uno dei primi a cercare di ristabilire l&#8217;idea della trasmigrazione delle anime in Europa. È assolutamente indiscutibile che nell&#8217;Europa antica, soprattutto nelle varie scuole platoniche, esisteva una teoria della trasmigrazione molto riflessiva. E ci sono analogie con le esperienze di pre-morte. Conosco molte persone che, a seguito di un&#8217;esperienza di pre-morte, dicono: Non solo ho capito che la mia anima continua a vivere dopo la morte del mio corpo, ma che è vissuta anche prima della mia attuale esistenza. Improvvisamente iniziano a usare immagini platoniche di propria iniziativa per riflettere sulla propria situazione. L&#8217;idea della trasmigrazione come crescita dell&#8217;anima è molto forte.</p>
<p>G.F. Nel Libro Tibetano dei morti si dice che quando si muore si entra in contatto diretto con la luce primordiale. Quando si è abbastanza maturi per assorbire questa luce primordiale, si esce dal ciclo delle incarnazioni. Ma normalmente le anime non vanno in questa direzione. La luce è troppo intensa e si allontanano. Anche Hölderlin ne parla nella sua epopea del Pane e del Vino. È quindi necessaria una crescita dell&#8217;anima e la purificazione che ne consegue. Ma come si concilia tutto questo con l&#8217;atto di redenzione di Cristo?</p>
<p>E.E.P. Il mio compito di storico delle religioni è quello di mostrare innanzitutto che c&#8217;erano modi molto diversi di intendere quello che doveva essere l&#8217;atto di redenzione, e quindi anche interpretazioni molto diverse della morte di Gesù. C&#8217;è l&#8217;interpretazione altamente riflessiva come morte espiatoria per il peccato del mondo e dell&#8217;umanità. Il Vangelo di Tommaso non riconosce questa idea e dice invece che la redenzione è mediata dalla consapevolezza che siamo parte del terreno divino primordiale. Si tratta di dispiegare questo terreno divino primordiale, cioè di diventare come Gesù (Vangelo di Tommaso 108).</p>
<p>G.F. Per chi crede esclusivamente negli eventi storici, è una bella sfida quando entrano in gioco le incarnazioni. Perché la fede, che è vista come la cosa essenziale, non significa necessariamente una crescita dell&#8217;anima. Non garantisce ancora che si sia pronti e capaci di entrare nella luce primordiale.<br />
Nel Vangelo di Tommaso, Gesù dice: <em>Chi è vicino a me è vicino al fuoco</em>. L&#8217;anima deve purificarsi per poter vivere nel fuoco del regno dei cieli.</p>
<p>Se – oltre alla visione storica – il cammino di Gesù nel Vangelo di Giovanni viene visto come un processo interiore, le guarigioni e i detti “Io sono” diventano l&#8217;espressione di una trasformazione interiore. Il corpo celeste invisibile emerge e si sviluppa. E credere in esso diventa un processo di risveglio interiore. Allora i contenuti del Vangelo di Giovanni e del Vangelo di Tommaso si avvicinano.</p>
<p>E.E.P. È molto importante per me dire che non si tratta né di Giovanni né di Tommaso, ma di entrambi insieme, che devono essere portati nel dialogo. Questo è molto importante per la teologia e la Chiesa. All&#8217;Università di Kiel sono uno storico della religione il più neutrale possibile, ma nel mio lavoro ecclesiastico volontario sono specificamente interessato ad ancorare gli elementi teologici nell&#8217;anima.</p>
<p>Lavoro con il movimento degli hospice. Molti operatori degli hospice, ma anche persone che accompagnano una persona cara durante la morte, si rendono conto che i morenti hanno le cosiddette visioni sul letto di morte. Si tratta di percezioni che cambiano la persona morente. Descrivono parenti già morti che vengono a prenderli. La persona che accompagna, ad esempio il familiare, non vede questo, ma può riconoscere che il morente percepisce qualcosa del genere.</p>
<p>G.F. E questo richiede la capacità dell&#8217;anima di distinguere se si tratta già del regno dei cieli in cui si trovano i parenti del morente, oppure se si tratta ancora di sfere preparatorie in cui avvengono le purificazioni che portano a un&#8217;ulteriore incarnazione, perché nell&#8217;anima ci sono ancora molte componenti terrene.</p>
<p>E.E.P: Una delle differenze tra le esperienze di pre-morte e le aspettative bibliche è che non si entra in un giudizio finale, ma che la vita che si è condotta viene percepita in una sorta di film sulla vita. Non c&#8217;è un giudizio, ma piuttosto un&#8217;autovalutazione dell&#8217;anima. Questo può essere molto pratico nella vita. Il criterio principale è quasi sempre se le mie azioni sono state caratterizzate da amore, gentilezza, giustizia e simili virtù. Non si tratta quindi di quanto denaro ho guadagnato o di quanto sono diventato famoso, ma di vivere una vita virtuosa. Se organizzo la mia vita in modo da contribuire alla crescita dell&#8217;amore, sono sulla strada giusta.<br />
Allora so come onorare e sfruttare al meglio ogni singolo giorno.<br />
Se, nel mio lavoro di scienziato e nel mio volontariato ecclesiale, posso incoraggiare i miei simili a confrontarsi consapevolmente con il fenomeno della morte e con i fenomeni vicini alla morte, per me questa è una forma di carità in azione. Si può dare alle persone conforto e speranza di fronte alla caducità e alla morte. E si può preparare consapevolmente se stessi all&#8217;ultimo grande viaggio di questa vita, cioè la morte.</p>
<p>G.F. Esiste la possibilità di essere estranei al mondo?</p>
<p>E.E.P. Dopo un&#8217;esperienza di pre-morte, molte persone dicono di essere diventate estranee a se stesse nella loro vita. Anche questo è paragonabile all&#8217;allegoria della caverna. Se attraverso un&#8217;esperienza di pre-morte vi siete resi conto di essere nella caverna, per così dire, e che la vostra casa è in realtà da un&#8217;altra parte, cioè fuori dalla caverna, allora dovete fare di nuovo amicizia con questa caverna. Sarete in grado di dire “sì” al mondo in modo diverso da prima. Siete un estraneo, ma l&#8217;importante è abbracciare pienamente la vita nel qui e ora.</p>
<p>G.F. Grazie mille, signor Popkes, per questa intervista.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PERCHÉ QUESTE DEVIAZIONI?</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/perche-queste-deviazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Heiko Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 19:52:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il percorso dell&#8217;anima verso lo Spirito è come il percorso ascendente dei suoni su sette ottave. Ma c&#8217;è un problema. Chi fa un salto non arriva allo stesso punto di chi cammina lentamente. Come umanità siamo cresciuti così tanto e siamo diventati così consapevoli che possiamo fare un altro passo nel nostro sviluppo. Mi sembra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il percorso dell&#8217;anima verso lo Spirito è come il percorso ascendente dei suoni su sette ottave. Ma c&#8217;è un problema. Chi fa un salto non arriva allo stesso punto di chi cammina lentamente.</em></p>
<p><span id="more-114321"></span></p>
<p>Come umanità siamo cresciuti così tanto e siamo diventati così consapevoli che possiamo fare un altro passo nel nostro sviluppo. Mi sembra che ora ci troviamo di fronte al compito di diventare anime che possono vivere e lavorare consapevolmente in armonia con lo Spirito.</p>
<p>Mi chiedo: quanto velocemente o quanto lentamente dovrebbe avvenire questo processo di sviluppo dell&#8217;anima verso lo Spirito?</p>
<p>Naturalmente si potrebbe dire che ci sono tante risposte quante sono le persone. Il ritmo di sviluppo dell&#8217;anima varia da persona a persona.</p>
<p>Ma la situazione attuale dell&#8217;umanità non richiede forse che ciò avvenga il più rapidamente possibile?</p>
<p>“Illuminazione subito&#8221;: non potrebbe essere all&#8217;ordine del giorno?</p>
<p>Forse possiamo trovare una risposta nella musica. Il compositore italiano Ferruccio Busoni disse nel 1910: <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
<blockquote><p>Venite, seguitemi nel regno della musica.<br />
Ecco la grata che separa il mortale dall&#8217;eterno.<br />
Avete sciolto le catene e le avete gettate via?<br />
Ora venite.</p>
<p>Non è come se fossimo entrati in una terra straniera; lì impariamo presto tutto e sappiamo tutto, e poi nulla ci sorprende più.<br />
Qui, invece, non c&#8217;è fine al nostro stupore, eppure ci sentiamo a casa fin dall&#8217;inizio.<br />
Non si sente ancora nulla, perché tutto suona.<br />
Poi si comincia a distinguere.</p>
<p>Ascolta, ogni stella ha il suo ritmo e ogni mondo ha il suo battito.<br />
E su ogni stella e su ogni mondo il cuore di ogni singolo essere vivente batte in modo diverso e secondo il proprio ritmo.<br />
E tutti i battiti si armonizzano e sono un tutt&#8217;uno.</p>
<p>L&#8217;orecchio interno diventa più acuto.<br />
Riuscite a sentire i bassi e gli alti?<br />
Sono incommensurabili come lo spazio e infiniti come il numero.<br />
Come nastri, scale inimmaginabili si estendono da un mondo all&#8217;altro, fisse e in eterno movimento.<br />
Ora sentite come i pianeti e i cuori sono uno con l&#8217;altro e da nessuna parte può esserci una fine, da nessuna parte un ostacolo.<br />
Ogni nota è un centro di cerchi incommensurabili.</p></blockquote>
<p>Il linguaggio della musica e quello dell&#8217;anima sono strettamente connessi. La musica edificante, con la sua perfetta armonia, può creare in noi il ricordo degli stati puri del mondo dello spirito e dell&#8217;anima. Il nostro cuore si espande e la mente diventa tranquilla e chiara.</p>
<p>Esiste ora un fenomeno particolare nella musica che può avvicinarci alla risposta alla domanda. Il mio insegnante di pianoforte molti anni fa mi raccontò una storia a questo proposito:</p>
<p>A due musicisti viene affidato il compito di passare da un contra-C1 basso – come il suono del corno da nebbia della Regina Elisabetta – a un C5 molto alto – come il frinire di un grillo.</p>
<p>Il primo, quello pragmatico, dice: “Salto 7 ottave e sono già lì. Qual è il problema?”.</p>
<p>Il secondo, quello riflessivo, spiega: “Questo salto di ottava è troppo alto per me. Salirò attraverso le quinte”. E arriva alla nota “sol&#8221;.<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a></p>
<p>Dopo un&#8217;altra quinta, raggiunge il “re”. E così sale sempre più in alto, di quinta in quinta, finché, dopo 12 salti, arriva al desiderato C5.</p>
<p>“Eccoti finalmente”, lo saluta il primo, “io sono qui da molto”.</p>
<p>Ma ora c&#8217;è una stranezza: il C5 del primo musicista, che ha cavalcato la direttissima, non è uguale a quello del secondo.</p>
<p>Il do5 del secondo è quasi 1/4 di tono più alto di quello del primo. A questa differenza chiaramente udibile è stato persino dato un nome: la “virgola pitagorica”.</p>
<p>E un&#8217;altra cosa: il secondo ha visitato tutte le altre note della scala nel suo percorso di risalita della spirale delle quinte, o meglio: le ha prodotte nel suo percorso.</p>
<p>Questo per quanto riguarda la storia del mio insegnante di pianoforte.</p>
<p>La virgola pitagorica nasce dal fatto che le note di uno strumento laterale accordato in quinta perfetta hanno una distanza leggermente diversa tra loro rispetto a quelle di uno strumento accordato in ottava perfetta.</p>
<p>Come ha affrontato la musica occidentale questa situazione?</p>
<p>Ha messo sul trono l&#8217;“ottavista”, ma ha tenuto conto anche del “frequentatore di quinte”. Egli deve abbassare a ogni passo un po&#8217; della sua intonazione aggiuntiva, in modo da far combaciare di nuovo le ottave e far suonare tutte le chiavi in modo armonioso.</p>
<p>Da 300 anni ascoltiamo musica meravigliosa con questa “accordatura ben temperata” e non vorremmo mai farne a meno. Questa accordatura ben temperata si è affermata in tutto il mondo, tanto che Beethoven è amato anche nella lontana Cina.</p>
<p>L&#8217;armonia ispiratrice di un concerto è creata dal lavoro armonioso dell&#8217;orchestra e del pubblico. L&#8217;interazione armoniosa tra i due come comunità può rendere tangibile l&#8217;armonia soprannaturale.</p>
<p>L&#8217;armonia dell&#8217;anima nella musica indica chiaramente che lo sviluppo spirituale dell&#8217;anima porta – deve portare – all&#8217;unione, a una risonanza armoniosa.</p>
<p>Lo sviluppo individuale dell&#8217;anima porta alla dissonanza. Beethoven giustamente richiama coloro che si isolano: “Oh amici, non questi suoni”. Quando l&#8217;unità è ristabilita, la gioia può discendere come “scintilla degli dei”.</p>
<p>Ma la “virgola pitagorica”, questa lacuna nell&#8217;ordine razionale, fa riflettere. Percepisco questa “virgola” nell&#8217;ordine dei toni come una crepa che mi attira a guardare attraverso di essa.</p>
<p>È come una porta stretta, come un passaggio zero.<br />
Questa porta non ci invita forse a varcarla?<br />
Cosa ci aspetta dall&#8217;altra parte?<br />
C&#8217;è qualcosa che ci aspetta dall&#8217;altra parte?<br />
Non c&#8217;è parola, non c&#8217;è immagine, non c&#8217;è legge&#8230;</p>
<p>Gli antichi parlavano di una “presenza immediata”.<br />
Lì c&#8217;è silenzio&#8230;,<br />
Il silenzio continua.</p>
<p>Trasporta tutto, tutti i toni, tutti i suoni che sentiamo,</p>
<p>Dovrebbe essere una risposta?<br />
Potrebbe essere una risposta?</p>
<hr />
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Citato in: Jochen Kirchhoff, Klang und Verwandlung (Suono e trasformazione), Kösel-Verlag, Monaco di Baviera 1989.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Una quinta significa accorciare di 1/3 la corda della nota fondamentale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come in alto, così in basso!</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/come-in-alto-cosi-in-basso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Heiko Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 15:50:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I frattali sono modelli auto-simili che si ripetono in una dinamica creativa quasi inesauribile. Troviamo questo principio organizzativo fondamentale non solo a livello fisico, ma anche nella nostra natura mentale e spirituale. Geometria frattale della vita La matematica è l&#8217;alfabeto che Dio ha usato per descrivere l&#8217;universo. Galileo Galilei I frattali sono schemi auto-simili che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I frattali sono modelli auto-simili che si ripetono in una dinamica creativa quasi inesauribile. Troviamo questo principio organizzativo fondamentale non solo a livello fisico, ma anche nella nostra natura mentale e spirituale.</p>
<p><span id="more-113766"></span></p>
<h3>Geometria frattale della vita</h3>
<blockquote><p>La matematica è l&#8217;alfabeto che Dio ha usato per descrivere l&#8217;universo.<br />
Galileo Galilei</p></blockquote>
<p>I frattali sono schemi auto-simili che si ripetono in una dinamica creativa quasi inesauribile, sia nello spazio che nella cronologia del tempo. Sono questi schemi inconsci a scrivere il copione della nostra vita. La geometria frattale è il modo in cui la struttura viene portata nello spazio e gli eventi analogici nel tempo. È un principio che esisteva prima della creazione ed è insito nella natura.</p>
<p>I modelli frattali sono lo strumento con cui l&#8217;evoluzione produce la sua infinita diversità e la sua magica bellezza. Utilizza il semplice principio della ripetizione costante, le cui manifestazioni sempre più piccole danno origine a magnifiche opere d&#8217;arte in natura. La complessità della vita ci viene rivelata dal principio della rivelazione di forme auto-simili e ripetitive. Osserviamo le meravigliose opere di un albero: ogni ramo e ogni ramoscello sono il prodotto di una ripetizione auto-simile del progetto dell&#8217;albero gigante in forma miniaturizzata.</p>
<p>È così che la natura modella le sue montagne, i fiumi serpeggianti, le coste tortuose e le nuvole, ed è così che si modella anche il nostro corpo. Pensate agli alberi vascolari dei nostri tessuti, alla forma dei nostri alveoli, alle pieghe della nostra mucosa intestinale e alla nostra struttura cellulare: i modelli si ripetono anche negli spazi più piccoli. È l&#8217;alta intelligenza della dinamica evolutiva a creare in questo modo le più grandi superfici di scambio nella matrice della vita, senza uscire dalla dimensione in cui questi processi di sviluppo in corso vengono costantemente rimodellati. Questo significa moltiplicarsi efficacemente senza sprecare spazio.</p>
<p>I frattali danno così forma agli spazi, alle dimensioni dell&#8217;essere. Sono una meravigliosa strategia dell&#8217;ordine naturale per modellare le superfici in modo tale che lo scambio con l&#8217;ambiente possa avvenire in modo ottimale.</p>
<p>Questo principio organizzativo fondamentale lo ritroviamo non solo a livello fisico, ma anche nella nostra natura mentale e spirituale. La vita universale si svolge in ogni essere umano. Il grande si ripete nel piccolo, il piccolo assomiglia al grande. In breve: viviamo in un universo olografico.</p>
<p>Lo scopritore dei frattali, Benoit Mandelbrot, ha riconosciuto che la vita complessa e la sua rete di relazioni non sono lineari, cioè non seguono linee chiare e prevedibili. Ciò è espresso nelle sue parole: “L&#8217;occhio è stato ‘scomunicato’ dalla scienza naturale, perché ciò che vediamo ogni giorno non si verifica in esso”.</p>
<p>La linearità esiste solo nel “mondo delle macchine” creato dall&#8217;uomo.</p>
<p>Al contrario, sperimentiamo la complessa realtà della vita nella nostra biografia, in cui incontriamo molte rotture e stranezze e alcuni modelli di vita si ripetono in modo auto-simile a salti nel tempo. Abbiamo programmi di vita individuali in cui emergono eventi simili a frattali, che spesso si propagano per generazioni.</p>
<p>Perché qualcuno subisce ripetutamente piccoli incidenti nello sport, simili a quelli del padre, e un&#8217;altra persona attraversa la vita senza infortuni nonostante la mancanza di attenzione? Perché alcune persone hanno relazioni di successo con i loro partner mentre altre sperimentano lo stesso potenziale di conflitto ancora e ancora, nonostante cambino partner, e perché una tendenza al suicidio si diffonde spesso su tre generazioni?</p>
<p>Se, dietro le biografie personali che le nostre vite scrivono, riconosciamo gli schemi di tessitura, i principi di progettazione che sono alla base di tutti gli esseri viventi nello spazio-tempo, ciò significa anche che possiamo essere certi di essere collegati a tutto ciò che è presente nel nostro universo.</p>
<p>Nel principio primordiale, al di là del tempo e dello spazio, siamo tutti emersi da “una parola”, da un identico impulso di creazione. Attraverso il mondo, in cui tutte le possibilità potenziali trovano la loro forma con l&#8217;aiuto della geometria frattale – auto-simile, ma non uguale – sperimentiamo in infinite ripetizioni le molte variazioni di questa efficacia creativa. Il fascino che emana è stuzzicante, ma è proprio questo fascino che ci tiene intrappolati nelle dimensioni in cui ci troviamo attualmente.</p>
<p>Se riusciamo a vedere attraverso tutti gli schemi frattali che la vita usa per attirarci verso esperienze e piaceri apparentemente sempre nuovi, allora otteniamo una profonda comprensione della tessitura delle forze naturali e iniziamo a riconoscerci come un essere che trascende la pura natura. Ci rendiamo conto del nostro compito di esseri umani nel mondo e per il mondo. Vediamo oltre il gioco di seduzione che ci porta a credere che sempre nuove esperienze portino davvero qualcosa di fondamentalmente nuovo e ci rendiamo conto della ripetizione infinita dell&#8217;equazione che la vita scrive. Alla fine, vediamo chiaramente la realtà davanti a noi, che ci fa capire che adottare altri modelli di vita sullo stesso piano (traslazione) non potrà mai portare alla trasformazione a cui siamo chiamati.</p>
<p>Per superare le limitazioni dimensionali è necessario un salto fondamentale nella coscienza.</p>
<p>È utile sapere che gli schemi di conflitto profondi cercano sempre nuove attualizzazioni nelle diverse fasi della vita e modellano le circostanze necessarie in condizioni frattali su diversi livelli, mentali o fisici.</p>
<p>Se la volontà di riconoscere è esitante, il principio vitale cerca di consentire una transizione di fase attraverso la pressione, che rende necessario un aumento delle richieste, grazie al quale si sviluppano nuove qualità. Questo aiuto significativo ci viene dato attraverso l&#8217;esperienza frustrante della ripetizione infinita senza la possibilità di una reale risoluzione del conflitto.</p>
<p>Oggi la filosofia quantistica ci dà la certezza che i conflitti non possono mai essere risolti al livello di coscienza in cui sorgono. È necessario realizzare una trasformazione della coscienza e il relativo nuovo atteggiamento nei confronti della vita.</p>
<p>La nostra attuale situazione di vita e di mondo è veramente opprimente e quindi è un aiuto allo sviluppo per una vera emergenza, per il dispiegamento di un potenziale non ancora sfruttato. Solo in questo modo è possibile risvegliare in noi un&#8217;ottava superiore di coscienza. È il salto evolutivo verso il campo di coscienza transpersonale e integrale che è dovuto nel nostro tempo, in cui il gioco dei loop infiniti ha fine.</p>
<p>I livelli di geometria efficaci nel nostro mondo sono limitati nella loro dimensionalità e deterministici. La geometria di Euclide, allievo di Platone, rimane bidimensionale. La sua osservazione e il suo calcolo si riferiscono a linee e superfici. La “geometria sacra” si apre alla tridimensionalità e descrive il significato simbolico dei modelli, ad esempio i solidi platonici, che incontriamo in frammenti, soprattutto nel mondo minerale.</p>
<p>La geometria frattale è quindi l&#8217;architetto creativo della nostra natura vivente, che ha anche il suo equivalente nella quarta dimensione, il nostro tempo, dove sperimentiamo i suoi schemi che si ripetono in modo auto-simile.</p>
<p>Tuttavia, per ascendere alla perfezione dell&#8217;impronta primordiale di tutte le forme geometriche, al mondo puro delle idee di Platone, il movimento traslazionale orizzontale deve trasformarsi in un movimento verticale, un&#8217;apertura alla trascendenza.</p>
<p>Dobbiamo superare la determinatezza di tutti i livelli dimensionali limitati della geometria, che danno forma anche alla nostra vita, per fonderci nella libertà e nell&#8217;infinità di un essere onnipresente ed eterno, il fine ultimo della nostra umanità.</p>
<p>In questo sforzo, l&#8217;egoistica fame di vita della nostra natura inferiore si trasforma in devozione al potere onnicomprensivo dell&#8217;amore, alla madre primordiale di tutta la vita creativa.</p>
<p>Allo stesso tempo, ciò significa che torniamo dall&#8217;immagine sempre ripetuta del nostro essere alla dimora eterna dell&#8217;“immagine” divina, in cui la diversità di tutto ciò che è nato si fonde nell&#8217;unità.</p>
<p>Allora il simbolismo delle immagini geometriche si dissolve e i loro archetipi spirituali diventano efficaci.</p>
<p>Abbracciati dal cerchio dell&#8217;eternità, siamo liberati dal ciclo della ripetizione dal triangolo infuocato dell&#8217;attività divina ed erigiamo il tempio trasfiguristico dell&#8217;uomo nuovo in arrivo sulle fondamenta sicure del quadrato, la “pietra angolare” immortale dentro di noi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cuore della scienza e la scienza del cuore</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/il-cuore-della-scienza-e-la-scienza-del-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Heiko Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 18:51:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La scienza segue due correnti principali nel suo sviluppo. Entrambe affondano le loro radici nel periodo di massimo splendore della filosofia greca, in cui i grandi filosofi erano anche ricercatori. All&#8217;epoca si erano già cristallizzati due approcci fondamentalmente diversi. Uno era quello fenomenologico, basato sull&#8217;osservazione e sulla sensazione. Uno dei grandi rappresentanti fu Aristotele, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La scienza segue due correnti principali nel suo sviluppo. Entrambe affondano le loro radici nel periodo di massimo splendore della filosofia greca, in cui i grandi filosofi erano anche ricercatori.</em></p>
<p><span id="more-112093"></span></p>
<p>All&#8217;epoca si erano già cristallizzati due approcci fondamentalmente diversi. Uno era quello fenomenologico, basato sull&#8217;osservazione e sulla sensazione. Uno dei grandi rappresentanti fu Aristotele, che con la sua sistematizzazione di forma e funzione contribuì a plasmare la scienza fino ai giorni nostri. Inoltre, rappresentanti come Platone e Pitagora hanno sviluppato la visione matematico-astratta dei contenuti della ricerca. Essa trae origine da percezioni e punti di vista di natura intellettuale.</p>
<p>Platone scrisse il dialogo Timeo poco prima di morire. In esso spiega che il mondo è stato creato sulla base dei numeri, del rapporto e della geometria. Nella sua attività creativa, il Dio creatore agisce per così dire come un geometra e un matematico. Per chi segue questa attività, l&#8217;interazione tra esperimento e descrizione matematica viene in primo piano. Per un assunto teorico, è necessario trovare un esperimento che dimostri la formulazione matematica. Un esempio moderno è rappresentato dalla fisica quantistica e dalla teoria della relatività, che sono state sviluppate in questo modo.</p>
<p><strong>La matematica nella ricerca</strong></p>
<p>La matematica è una compagna molto fedele della scienza e le ha portato molti successi. L&#8217;interazione tra matematica e sperimentazione ha portato allo sviluppo della tecnologia che oggi definisce la vita moderna. Tuttavia, stiamo imparando che queste conquiste tecniche non sono solo una benedizione, ma contengono anche elementi distruttivi che possono minacciare l&#8217;equilibrio del nostro pianeta e quindi il nostro sostentamento. Le teorie scientifiche che seguono questo metodo di indagine non sono necessariamente basate su una consapevole presa di coscienza della realtà spirituale che sta dietro ai fenomeni. La teoria nel senso scientifico odierno, per riassumere qualcosa come conseguenza della percezione e della sperimentazione in un sistema di affermazioni comprovate, si è sviluppata dall&#8217;origine sacra della parola greca theoros o theoria, che significa qualcosa come percezione o conoscenza spirituale.</p>
<p>Nelle sue applicazioni, la matematica consente un&#8217;astrazione indipendente dalla cognizione mentale cosciente dell&#8217;uomo. L&#8217;astrazione matematica e la tecnologia che ne deriva hanno dimostrato quanto i calcoli matematici siano in grado di descrivere applicazioni che hanno rivoluzionato la vita, ma possono distruggere il nostro habitat se non siamo abbastanza consapevoli da integrare armoniosamente queste conquiste nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Nella fisica classica, fu il genio universale Newton a occuparsi della descrizione matematica delle forze e dei fenomeni naturali in molti settori. Sviluppò descrizioni matematiche delle leggi della leva, della gravità e dell&#8217;inerzia della massa, che portarono poi alla motorizzazione e all&#8217;industrializzazione. Un altro salto di qualità nella descrizione matematica della natura fu la nuova matematica della fisica quantistica, che portò alla rivoluzione digitale. La matematica è sempre stata al centro di questi sviluppi tecnici. Si potrebbe anche fare un passo avanti e descrivere la matematica come il cuore della scienza, almeno negli ultimi secoli, soprattutto per la fisica e la nuova visione del mondo che ne è derivata.</p>
<p><strong>Percezione e osservazione</strong></p>
<p>La seconda forma di osservazione della natura, che risale ad Aristotele, costituisce la base della descrizione sistematica della natura praticata da Alexander von Humboldt, Goethe e molti altri naturalisti. Il successo è stato pari a quello delle descrizioni matematiche. Per Goethe, questa forma di scienza fenomenologica era un modo per indagare le strutture fondamentali in cui la natura costruisce le forme. Una volta Schiller osservò con stupore che Goethe era in grado di vedere l&#8217;idea di una pianta in questo modo.</p>
<p>Goethe vedeva nell&#8217;astrazione matematica il pericolo che la conoscenza e la coscienza si separassero l&#8217;una dall&#8217;altra. Un buon esempio sono le conquiste digitali sviluppate dalla fisica quantistica, che da un lato arricchiscono la vita, ma dall&#8217;altro possono diventare una maledizione per l&#8217;umanità se usate in modo sbagliato.</p>
<p>Anche la forma fenomenologica della scienza, l&#8217;osservazione della forma e della funzione, porta all&#8217;astrazione, ma questa è molto più legata all&#8217;osservazione. Per Goethe era più vicina alla vita e quindi meno pericolosa della forma di astrazione matematica, che è completamente distaccata dal fenomeno. Il fisico Werner Heisenberg se ne occupò in un saggio su Goethe. Questo pericolo, che la matematica può diventare molto pericolosa se usata indipendentemente dalla coscienza, si è infine manifestato con la fisica atomica e nello sganciamento della prima bomba atomica.</p>
<p><strong>Il cuore polare della scienza</strong></p>
<p>Se mettiamo insieme questi due approcci di ricerca e li contrapponiamo come una “polarità sacra”, allora anche il cuore della scienza deve essere polare. Questa polarità, con la forma aristotelico-fenomenologica da un lato e quella pitagorico-platonica-matematica dall&#8217;altro, si è affermata molto presto nella storia culturale occidentale. Se guardiamo con attenzione al dialogo che Goethe intrattenne per tutta la vita con la teoria dell&#8217;ottica newtoniana, il suo obiettivo non era quello di confutare le osservazioni di Newton, ma di affiancare le proprie indagini, condotte con la stessa cura, a quelle di Newton come altrettanto vere. Goethe non si preoccupava di stabilire se una teoria fosse giusta o sbagliata. Considerava le apparenti contraddizioni come verità complementari dell&#8217;unica natura della luce. Gli alchimisti, i rosacroce e gli ermetici trasferiscono al cuore la coscienza speciale di questa possibilità di realizzazione. Nel cuore c&#8217;è un livello di coscienza, una possibilità di coscienza che è polare ma che lavora in modo armonioso per lo sviluppo del mondo.</p>
<p>La disputa sul sistema che Goethe combatté per tutta la sua vita con le scoperte di Newton, non aveva lo scopo di confutare le scoperte di Newton, ma di ampliarle. Con le sue ricerche sulla natura della luce, Goethe riuscì a dimostrare che ogni spettro newtoniano deve avere una controparte polare. Nel suo libro <em>Mehr Licht</em> (Più luce), il filosofo della scienza Prof. Dr. Olaf Müller ha trattato intensamente entrambi i punti di vista.</p>
<p>Newton oscurò una stanza e praticò un piccolo foro nella persiana della finestra. Posizionò un prisma nel fascio di luce e fu così in grado di dimostrare che la luce bianca del sole è composta da raggi luminosi colorati. Goethe riempì d&#8217;acqua un bicchiere a forma di prisma e lo pose all&#8217;esterno in pieno giorno. Nel punto in cui Newton dirigeva il raggio di luce nel prisma, incastrò un pezzo di carta per creare un&#8217;ombra. In questo modo, creò uno spettro di colori che mostrava i colori complementari dello spettro di Newton. Inoltre, fu in grado di posizionare il pezzo di carta alla stessa distanza dal prisma del foro dell&#8217;otturatore di Newton, senza provocare un cambiamento nello spettro. Ci si chiede quindi se l&#8217;ombra abbia la stessa natura della radiazione luminosa. Perché questa volta è stata l&#8217;ombra a creare lo spettro dei colori.</p>
<p><strong>L&#8217;oscurità è una radiazione?</strong></p>
<p>Nella scienza moderna, l’oscurità è l&#8217;assenza di radiazioni luminose. Newton ha quindi ipotizzato che la camera oscura utilizzata per i suoi esperimenti fosse uno spazio neutro. Nessuno lo ha mai messo in dubbio, nemmeno Goethe. Ma se si pensa all&#8217;inversione dell’impianto sperimentale fino alla sua logica conclusione, allora la camera chiara è ora l&#8217;ambiente neutro e l&#8217;ombra, l’oscurità, viene inviata attraverso il prisma. L’oscurità potrebbe ora essere considerata una radiazione.</p>
<p>All’oscurità viene così assegnata qualcosa di attivo, persino indipendente. Nella sua <em>Teoria dei Colori</em>, Goethe descrive come i colori cambino quando la luce e il buio si relazionano tra loro in natura. Il punto di partenza per i suoi esperimenti con il prisma fu la scoperta dei colori che circondano un oggetto quando si guarda attraverso il bordo di un prisma. Notò che i colori della gamma bluastro-fredda erano più facilmente osservabili sulle superfici scure, mentre quelli della gamma rossastro-calda circondavano le superfici chiare. Goethe sapeva che questa scoperta poteva essere compresa solo sperimentandola attraverso un prisma. Per questo motivo pensò di allegare un prisma a ogni copia della sua <em>Teoria dei Colori</em>, in modo che i lettori potessero comprendere direttamente il suo pensiero. Tuttavia, questo piano fallì a causa della scarsa capacità di produzione di prismi dell&#8217;epoca. E così le sue affermazioni fondamentali rimasero in gran parte incomprese.</p>
<p>Se l&#8217;universo fosse chiaro anziché oscuro, riconosceremmo l&#8217;oscurità come radiazione. Una delle sue proprietà dovrebbe essere il trasporto del freddo invece del calore, come nel caso della luce. L&#8217;attuale paradigma scientifico non consente però questi esperimenti mentali.</p>
<p>Tuttavia, grazie alle scoperte della fisica quantistica, sappiamo quanto l&#8217;intenzione e l&#8217;impostazione sperimentale siano determinanti per il risultato dell&#8217;esperimento. C&#8217;è una caratteristica molto sorprendente che vale la pena menzionare.</p>
<p>Il “raggio oscuro” prodotto da Goethe nel suo impianto sperimentale ha la proprietà di far apparire il magenta come un vero colore spettrale. Si dice che Goethe abbia sempre cercato il suo colore preferito, il viola. Fu proprio questo colore a emergere dal suo impianto sperimentale al centro dello spettro. I colori spettrali puri sono quelli che non possono essere ulteriormente scomposti da un prisma. Secondo l&#8217;impostazione sperimentale di Newton, il viola, o quello che oggi chiameremmo magenta, è un colore misto di rosso e blu, cioè non un colore spettrale puro. Se prendiamo come base l&#8217;impostazione sperimentale di Goethe e facciamo passare di nuovo la luce color magenta prodotta in questo modo attraverso un prisma, essa non può essere ulteriormente scomposta e quindi è un vero colore spettrale. Queste contraddizioni attendono ancora una spiegazione.</p>
<p>Ma in realtà la posta in gioco è la domanda se possiamo liberarci consapevolmente dal paradigma scientifico dominante per cogliere nella loro piena portata gli opposti polari della conoscenza fisica odierna. La questione che si pone è se esista una scienza dell’oscurità complementare alla scienza della luce, così come Newton la eseguiva nella camera oscura. Due scienze isomorfe che si completano e si escludono a vicenda. Il paradigma scientifico odierno, che esclude scoperte contraddittorie, non consente questo approccio.</p>
<p>Ma i paradigmi sono soggetti a cambiamenti. In un saggio sulla realtà, Heisenberg ha affermato che la ricerca e la conoscenza possono cambiare radicalmente quando la realtà cambia, anche se non è chiaro se il paradigma cambiato permetta i risultati della ricerca o se i risultati della ricerca cambino il paradigma. Forse sono vere entrambe le cose. Newton era uno scienziato moderno da un lato e un alchimista dall&#8217;altro. È stato uno di quegli scienziati che hanno contribuito a stabilire l&#8217;era di una nuova scienza materialista. Era un alchimista e uno scienziato ed è passato alla storia come uno scienziato moderno.</p>
<p><strong>Pimandro, il terzo campo di informazione</strong></p>
<p>Perché portiamo tutto questo in una rivista che si occupa di cuore in questo numero? Oppure, cosa c&#8217;entra la storia della scienza razionale con il cuore?</p>
<p>A questo punto, vorremmo dare un breve sguardo all&#8217;alchimia come predecessore della scienza moderna. Ermete Trismegisto è considerato il grande padre dell&#8217;alchimia. Di lui si sa ben poco; egli attraversa i secoli sotto forma di innumerevoli scritti ermetici, tra cui il Corpus Hermeticum, la cui paternità non può essere chiaramente ricondotta a lui. Un testo molto centrale del Corpus Hermeticum parla di un “Pimandro”, un punto focale della coscienza che può sollevare istantaneamente una persona da un paradigma prevalente per consentirle di osservare lo scenario della vita dall&#8217;inizio alla fine. Einstein si rese conto che un problema può essere risolto solo a partire da un livello di coscienza superiore a quello in cui il problema è sorto. “Pimandro” sembra quindi essere colui che può elevare le persone a un livello di coscienza superiore. Il suo punto di riferimento nell&#8217;essere umano è il cuore.</p>
<p>Il campo di informazione universale, che “Pimandro” può collegare come punto focale con il cuore di ogni essere umano, è qualcosa di simile a una visione del mondo interiore, una realtà interiore che lo scienziato può utilizzare per l&#8217;interpretazione delle sue ricerche, o che l&#8217;artista può utilizzare per la realizzazione artistica e il filosofo per lo sviluppo di nuove prospettive. In una polarità sacra vivente tra il cuore umano e “Pimandro”, emerge un terzo campo di informazioni da cui diventa possibile una scienza del cuore.</p>
<p><strong>Dall&#8217;“uno o l&#8217;altro” all&#8217;“uno e l&#8217;altro”.</strong></p>
<p>Nel suo libro <em>Mehr Licht</em> (Più luce), Olaf Müller ha cercato di vedere la disputa storica tra Newton e Goethe da una prospettiva globale come punti di vista complementari. Egli descrive i problemi di una visione dualistica del mondo che si è sviluppata nel corso di 2500 anni, e che non è ovviamente in grado conciliare l&#8217;approccio fenomenologico con quello matematico-astratto. Nella scienza del cuore esiste una terza struttura di coscienza, una possibilità spirituale di percezione, che ci permette di riconoscere che né l&#8217;una né l&#8217;altra sono la verità ultima. Da questo livello superiore, le polarità possono essere riconciliate attraverso prospettive complementari.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca del “Suono d&#8217;Oro”</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/alla-ricerca-del-suono-doro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Heiko Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 20:36:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Graal è luce e suono – il suono della luce e la luce del suono inudibile dell&#8217;origine. È il luogo dove il tempo diventa spazio&#8230; &#8230;e dove è possibile ascoltare l&#8217;armonia delle sfere con il “terzo orecchio”. (Frammento phonosofico [1]) Il Graal è il luogo dove il tempo diventa spazio e dove è possibile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Graal è luce e suono – il suono della luce e la luce del suono inudibile dell&#8217;origine. È il luogo dove il tempo diventa spazio&#8230;</strong></p>
<p><span id="more-112068"></span></p>
<p><strong>&#8230;e dove è possibile ascoltare l&#8217;armonia delle sfere con il “terzo orecchio”.</strong></p>
<p>(Frammento phonosofico [1])</p>
<p>Il Graal è il luogo dove il tempo diventa spazio e dove è possibile ascoltare con il “terzo orecchio” l&#8217;armonia delle sfere. La ricerca del Graal è la ricerca del cuore del suono, del suono del vuoto: un suono di luce increata: il “suono della luce”, il “suono d&#8217;oro”&#8230;</p>
<p>In un passaggio del primo atto dell&#8217;ultimo dramma musicale di Richard Wagner, Gurnemanz chiede a Parsifal chi gli abbia dato l&#8217;arco con cui ha ucciso il cigno. Parsifal risponde che l&#8217;ha fatto lui stesso “per spaventare le aquile selvatiche della foresta”. A questo Gurnemanz disse: “Ma tu sembri nobile e di alto lignaggio”. Qui Wagner fa un gioco di parole altamente simbolico che a prima vista potrebbe essere trascurato: Si stabilisce una relazione tonale tra “aquila” e “nobile” (in tedesco: “Adler” e “adlig”).</p>
<p>L&#8217;aquila simboleggia il reale e il solare; l&#8217;aquila può guardare direttamente il sole, la fonte della luce, la verità. La civetta, invece, è un uccello notturno, l&#8217;uccello di Atena, la dea nata dalla testa di Zeus. La razionalità, il cervello, è uno strumento dalle qualità lunari, un organo che – come la luna – non irradia calore, nonostante la sua abbagliante funzionalità. Per generare un pensiero vivo, il cervello deve riflettere la luce del cuore. Non è un caso che forme ripetitive di preghiera e meditazione si trovino in varie tradizioni mistiche: il mantra yoga nei Veda e tra gli indù, il dhikr tra i sufi, la pratica del nembutsu nel buddismo Amitabha.</p>
<p><em>Attraverso la ripetizione di formule, si cerca di portare la testa in sincronia con il cuore, ottenendo così una consapevolezza ininterrotta della presenza del divino. Tali pratiche esistono anche nella tradizione cristiana: Si pensi alle litanie, alla preghiera del rosario o alla “preghiera di Gesù” dei cristiani orientali, soprattutto nell&#8217;esicasmo </em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>.</p>
<p>La “preghiera di Gesù”, detta anche “preghiera del cuore”, consiste nella ripetizione costante della frase <em>Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, Υἱὲ Θεοῦ, ἐλέησόν με τὸν ἀμαρτωλόν</em> (in greco: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me), al ritmo del respiro.</p>
<p>Nella sua autobiografia, Carl Gustav Jung racconta di aver incontrato Ochwiä Biano (“Lago di montagna”), il capo spirituale dei <em>pueblos Taos</em>, durante il suo viaggio in America nel 1924. Ochwiä Biano gli disse: “Guarda come sono crudeli i bianchi. Le loro labbra sono sottili, i loro nasi appuntiti, i loro volti sono solcati e distorti dalle rughe, i loro occhi hanno uno sguardo fisso, sono sempre alla ricerca di qualcosa. Cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa, sono sempre inquieti. Non sappiamo cosa vogliono. Non li capiamo. Pensiamo che siano pazzi”. Jung gli chiese perché affermasse una cosa del genere. L&#8217;indiano rispose: “Dicono di pensare con la testa. […] Noi pensiamo qui”, disse indicando il suo cuore. Jung sprofondò “in una lunga contemplazione&#8221; <a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> &#8230;</p>
<p>Le storie del Graal ebbero un ruolo importante per Carl Gustav Jung fin dalla giovinezza. Le lesse per la prima volta all&#8217;età di quindici anni. La forte impressione di questa lettura non lo abbandonò mai. In tarda età, ammise che solo la considerazione per il lavoro di sua moglie Emma – che considerava la ricerca su questo argomento come il lavoro della sua vita – gli aveva impedito di includere la leggenda del Graal nel suo studio dell&#8217;alchimia.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> Il libro di Emma Jung, <em>Die Gralslegende in psychologischer Sicht</em> (La leggenda del Graal in prospettiva psicologica), fu completato e pubblicato postumo grazie al lavoro di Marie-Louise von Franz.<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a></p>
<p>Parsifal, nobile come un&#8217;aquila, è un eroe solare. La sua storia è un percorso iniziatico, una graduale riscoperta del significato nascosto delle cose, del sé.</p>
<p>Parsifal uccide il cigno. In lui, l&#8217;impulso a uccidere non è “malvagio”, ma un istinto animalesco-ludico (giocoso). È così che agiscono, ad esempio, i gatti e gli altri predatori: attaccano ciò che si muove. Parsifal non ha paura di ammettere ciò che ha fatto quando Gurnemanz gli chiede se è stato lui a uccidere il cigno sacro: “Certo! Al volo ho colpito ciò che vola!”, afferma orgoglioso con giovanile irruenza. Ma poi, con una serie di domande incalzanti, Gurnemanz mette in moto un processo di autoconoscenza: il <em>gnoti seauton</em>. Quando lo sguardo del cigno morente colpisce Parsifal, questi ne è talmente rapito da spezzare l&#8217;arco e scagliare le frecce lontano da sé. E quando più tardi Gurnemanz, dopo avergli mostrato il pasto sacro dei cavalieri del Graal e il sofferente Amfortas, gli chiede: “Sai cosa hai visto?”, Parsifal tace e “si afferra convulsamente il cuore e poi scuote un po&#8217; la testa”. Il cuore è come un vaso, un <em>athanor</em>, una fornace alchemica in cui si compie il “<em>magnum opus</em>”: la sofferenza si trasmuta in oro, in amore da irradiare.</p>
<p>La realizzazione avviene attraverso l&#8217;esperienza – prima della sofferenza, poi dell&#8217;eros (attraverso le profumate “ragazze-fiore” e Kundry, che cerca di assumere il ruolo di sua madre Herzeleide). Nello sguardo del cigno morente, Parsifal ha una premonizione della sofferenza cosmica in cui – secondo la visione buddista – tutti gli esseri sono coinvolti. L&#8217;esperienza erotica è anche qualcosa di tragico, di tragico-dionisiaco. Piacere e dolore si mescolano. L&#8217;unione del maschile e del femminile è un <em>Mysterium Tremendum</em>.</p>
<p>Ciò che è centrale nel “<em>Bühnenweihfestspiel</em>” di Wagner è il concetto di “compassione” (nel senso di Schopenhauer, secondo cui solo la compassione può superare l&#8217;egoismo e portare all&#8217;identificazione con un altro essere). Parsifal è il “puro sciocco”: è certamente uno sciocco, ma la sua sciocchezza è (anche) purezza di cuore. La realtà ultima può essere percepita solo da chi non ha colpe o da chi ha creato e coltivato il vuoto (<em>kenosis</em>) dentro di sé. Alla fine del processo di individuazione, Parsifal “conosce attraverso la compassione”.</p>
<p>Il Parsifal di Wagner è un&#8217;opera liturgica, un dramma della conoscenza per eccellenza. Il suono di Wagner, soprattutto nell&#8217;ultima opera, è potente, seducente, erotico-magico. Ha la capacità di insinuarsi profondamente nella psiche in modo teneramente velenoso. La potenza di questa musica è incomparabile con qualsiasi altra. L&#8217;arte sonora di Wagner ha il dono della trasmutazione.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;arte, se ne esiste uno, è la metamorfosi, la trasformazione interiore. E questo richiede anche una trasformazione esterna: altri cieli, altre terre&#8230; Con Wagner, la storia di Parsifal e quindi la saga del Graal diventano un dramma della “conoscenza attraverso il suono” (phonosophia). Chiunque si dedichi seriamente a quest&#8217;opera sarà probabilmente scosso e costretto a rifondarsi psicofisicamente.</p>
<p>*</p>
<p>A guidarmi nel mio percorso phonosofico sono state, tra le altre, due personalità i cui nomi portano le lettere iniziali G e S. Il primo è Giuseppe Sinopoli (1947-2001); il secondo è Giacinto Scelsi (1905-1988). Entrambi sono sepolti a Roma, nel Cimitero del Verano. Entrambi riconoscevano nella musica una “Grande Via”, un percorso di conoscenza metafisica: qualcosa di spirituale e sensuale allo stesso tempo, espressivo e gnostico; effimero e transitorio. La musica incarna una potente ambiguità. Il potere della musica e del suono in generale era già riconosciuto nell&#8217;antichità. Si pensi a Orfeo, ad Anfione, alle mura di Gerico, ad Arione, a Pitagora, alla dottrina dell&#8217;ethos di Damone, che gioca un ruolo decisivo anche in Platone (si vedano i suoi dialoghi <em>Politeia</em> e <em>Nomoi</em>), alla dottrina degli effetti del Barocco, alla filosofia romantica della musica&#8230; fino alla <em>cimatica</em> di Hans Jenny. Non c&#8217;è dubbio che i suoni possano avere un effetto non solo sullo stato d&#8217;animo degli esseri umani e degli animali, ma anche sulla cosiddetta “materia morta”: possono muovere le pietre, far danzare piccole particelle e creare forme&#8230; La musica, in definitiva, ha la capacità di aprire il cuore.</p>
<p>Ma cos&#8217;è il cuore? Dal punto di vista puramente anatomico è un organo che permette al sangue di scorrere in tutto il corpo; è anche tradizionalmente visto come luogo del sentimento, delle emozioni. Ma il cuore è molto di più: è un organo di percezione. Cuore non significa semplicemente “sentimenti gentili”. È piuttosto uno spazio, uno spazio di risonanza cosmica: una “caverna”, un luogo dove – per usare le parole degli antichi indiani – <em>Atman e Brahman</em> si incontrano. Qui, in questo punto nascosto, nel più piccolo, in un “seme di senape”, si genera tutto lo spazio. Il Sé (Atman), nascosto nel cuore, è la rete invisibile in cui è intessuto lo spazio. Nel cuore c&#8217;è una fiamma e un suono. Il suono come fuoco meditante&#8230; (il senso dell&#8217;essere). “Sogniamo di viaggiare attraverso l&#8217;universo: l&#8217;universo non è forse dentro di noi? Non conosciamo le profondità del nostro spirito. Il cammino misterioso va verso l&#8217;interno. Dentro di noi, o in nessun luogo, c&#8217;è l&#8217;eternità con i suoi mondi, il passato e il futuro” (Novalis, Blüthenstaub, 16° frammento). Le intuizioni del giovane Friedrich von Hardenberg (Novalis) sono – per la loro imperscrutabilità – paragonabili a quelle del popolo Vedico.</p>
<p>*</p>
<p>Esiste un termine speciale che non si trova nei Veda, né nelle Upanishad, ma nelle scritture tantriche: ‘<em>anâhata’</em>. Indica il suono primordiale inudibile che i vedantisti chiamavano “<em>Brahman nirguna</em>”. Nei testi tantrici, a partire dal <em>Tantraloka</em> di Abhinavagupta, il termine <em>&#8216;anâhata</em>‛ compare per la prima volta (&#8216;non colpito‛, suono metafisico – senza causa) come antitesi a <em>&#8216;âhata</em>‛ (&#8216;colpito‛, cioè suono materiale, udibile).</p>
<p>È interessante notare che <em>&#8216;anâhata</em>‛ è anche il nome dato al &#8216;chakra del cuore&#8217; nella tradizione yoga: lì, nello spazio occulto del cuore, si manifesta la vibrazione primordiale – come <em>Atman</em>.</p>
<p>Non solo Jean-Claude Eloy è vicino a questi concetti (un artista che mi ha molto ispirato e al quale ho dedicato il mio libro <em>Musica Cosmogonica</em> – anche perché una delle sue opere si chiama <em>Anâhata</em>&#8230;), ma anche il già citato Giacinto Scelsi. Il titolo di una sua opera giovanile, <em>Chemin du cœur</em>, anticipa il suo successivo percorso di compositore. Ma Scelsi in realtà non si considerava un “compositore”, bensì un semplice “postino” dell&#8217;aldilà. È noto per la sua “<em>musica su una sola nota</em>”. Con essa, invece di “comporre” (<em>cum-ponere</em>: mettere insieme le note), cercava di raggiungere il cuore del suono per manifestare l&#8217;energia cosmogonica in esso contenuta. Con la sua musica, Giacinto Scelsi compie un viaggio al centro del suono.</p>
<p>*</p>
<p>A Scelsi piaceva raccontare storie zen. Una delle sue storie preferite era quella del pidocchio. Un giovane desiderava imparare a tirare con l&#8217;arco e si recò da un maestro. Il maestro gli disse: “Sì, posso insegnarti il tiro con l&#8217;arco, ma prima di tutto voglio che tu impari a vedere il cuore di un pidocchio”. “Come?”, chiese il giovane, “il cuore di un pidocchio? Come è possibile?”. “È molto semplice”, rispose il maestro, “basta conficcare due bastoni nel terreno e tendere una corda tra di essi. Poi metti un pidocchio sulla corda, ti sdrai per terra e lo guardi mentre salta avanti e indietro”. “Ma per quanto tempo devo farlo?” chiese il giovane. “Molto a lungo&#8230;” rispose il maestro. Il giovane fece obbedientemente ciò che il maestro gli aveva chiesto: guardò con attenzione il pidocchio, che a poco a poco diventava sempre più grande nella sua percezione. Dopo una lunga osservazione, improvvisamente vide qualcosa che pulsava: il battito del cuore del pidocchio.</p>
<p>Per Scelsi, questa storia era significativa nel contesto della sua esperienza con il suono. Se si ascolta attentamente un singolo suono per lungo tempo, esso comincia a crescere e a diventare sempre più grande. L&#8217;ascoltatore comincia a sentirsi avvolto da esso come un “suono rotondo” e scopre che la singola nota può essere un intero cosmo, pieno di melodie, ritmi, armonie, colori, polifonie e abissi. Solo chi raggiunge il cuore del suono è un vero musicista, credeva Scelsi; altrimenti si è solo un buon artigiano, ma non un artista. Ciò riporta alla mente una frase di San Francesco d&#8217;Assisi: “Chi lavora con le mani è un operaio. Chi lavora con le mani e con la testa è un operaio. Ma chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore è un artista”.</p>
<p>*</p>
<p>Giacinto Scelsi era convinto di essere stato accompagnato da una palma per migliaia di anni – nel corso di varie incarnazioni. Dal suo appartamento di Roma in Via di San Teodoro 8, proprio accanto al Foro Romano, vedeva in questa palma un&#8217;affinità elettiva e la osservava a lungo con attenzione nella meditazione quotidiana. La palma, che come l&#8217;aquila è un simbolo del sole, può essere vista anche come un&#8217;immagine del suono. Dal suo centro, che è una sorta di tono fondamentale, si dipartono i rami con le foglie, che sono paragonabili ai sovratoni: Si muovono quando il vento soffia.</p>
<p>Considerazioni simili sono possibili nel caso della struttura di un girasole con le sue spirali controrotanti che si compenetrano. Alexander Lauterwasser, che ha continuato il lavoro di Hans Jenny nel campo della cimatica, ha potuto sviluppare stimolanti riflessioni sulla morfogenesi, il segreto della nascita della forma, attraverso il suo profondo esame delle figure sonore nell&#8217;acqua: Si possono “mettere in relazione i bracci a spirale più lunghi orientati a sinistra con un movimento che va dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno e quelli più corti a destra con un movimento che va dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno, paragonabile ai movimenti respiratori o alla sistole e alla diastole del cuore pulsante”. A un esame più attento, ci si rende inevitabilmente conto che i singoli semi di girasole si trovano esattamente nei punti in cui questi due movimenti polari si compenetrano e si sovrappongono.</p>
<p>Se ora si considera ciò che un seme rappresenta in realtà, ossia la possibilità di una vitalità futura, si scopre uno dei segreti forse più profondi della vitalità: solo dove è possibile integrare e armonizzare questi due gesti primordiali – dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno e dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno – solo lì qualcosa di nuovo, un impulso futuro può trovare spazio nel mondo, arrivare, iniziare a incarnarsi e a dispiegarsi [&#8230;]”. E Lauterwasser prosegue: “La forma vertebrale del cuore dovrebbe forse essere un cifrario del fatto che il cuore, oltre al suo compito di ritmare l&#8217;intera circolazione sanguigna, rappresenta una sorta di organo di percezione? Ma per cosa? Già nell&#8217;embrione, le oscillazioni pulsanti sono attive esattamente nella regione in cui più tardi si formerà il cuore: in quel “punto di salto” già descritto da Aristotele. Questo significa allo stesso tempo che il battito del polso è presente molto prima che il cuore, immaginato come un &#8216;organo di pompa&#8217; meccanico, sviluppi la sua efficacia”. Prima il battito, poi l&#8217;organo corporeo.</p>
<p>Il battito cardiaco corrisponde ai movimenti di contrazione ed espansione dell&#8217;universo. Il battito del polso è il segno primordiale della vita umana. Il feto sente il continuo e forte pulsare del cuore materno per nove mesi. In questo senso, il ritmo è l&#8217;elemento più primordiale, l&#8217;elemento più arcaico della musica. La pulsazione continua fino al momento della morte.</p>
<p>*</p>
<p>“Chi è il Graal?”, chiede Parsifal. Gurnemanz risponde: “Questo non si può dire”. Equazioni che possono essere considerate approssimative:</p>
<p>Graal = Sé = Tao = Vuoto = Essere.</p>
<p>Graal come centro del mondo o centro dell&#8217;essere, da cui tutte le cose possono essere sperimentate <em>sub specie aeternitatis</em>, al di là del <em>principium individuationis.</em> Il centro, tuttavia, è ovunque, come dicono, tra gli altri, Giordano Bruno e Friedrich Nietzsche. Lo portiamo con noi nel cuore. Il cuore è il centro del nostro essere. Il Graal è un simbolo del cuore, un simbolo di luce non nata e di suono non creato.</p>
<p>Graal come luce e suono. Come suono della luce e come luce del suono inudibile dell&#8217;origine. Il Graal è il luogo dove la trascendenza può essere sperimentata nell&#8217;immanenza; il luogo dove il tempo diventa spazio e dove è possibile ascoltare con il “terzo orecchio” l&#8217;armonia delle sfere.</p>
<p>La ricerca del Graal è la ricerca del cuore del suono, del suono del vuoto: un suono di luce increata: il “suono-luce”, il “suono d&#8217;oro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Phonosofia = conoscenza attraverso il suono<br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Forma di spiritualità sviluppata nel Medioevo dai monaci ortodossi bizantini. Il termine deriva dalla parola greca hesychia (ἡσυχία hēsychía), che significa “calma” o “silenzio”. All&#8217;esichia sono associate le idee di serenità e pace interiore. Gli esicasti fanno del raggiungimento e del mantenimento di tale calma l&#8217;obiettivo di un intenso sforzo sistematico.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Cf. Carl Gustav Jung, <em>Erinnerungen, Träume, Gedanken </em>(Ricordi, sogni, riflessioni) aufgezeichnet und hrsg. von Aniela Jaffé, Walter Verlag: Zurigo e Düsseldorf 1971, p. 251.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Ibid. p. 218 f.<br />
<a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> <em>Studien aus dem C. G. Jung-Institut</em> (Studi dell&#8217;Istituto C. G. Jung), Vol. XII, Rascher Verlag: Zurigo e Stoccarda 1960.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Cuore guarito: Grande come il sole, piccolo come una scintilla</title>
		<link>https://logon.media/it/logon_article/il-cuore-guarito-grande-come-il-sole-piccolo-come-una-scintilla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Heiko Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 14:38:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Creatore ha posto nel seme lo sviluppo futuro: in quello dell&#8217;albero la vocazione a diventare un albero, in quello dell&#8217;essere umano la vocazione a diventare un essere umano. Nella profondità del cuore di ogni essere umano riposa la scintilla divina dello Spirito come un seme. Durante tutta la notte lo spirito di Dio è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Creatore ha posto nel seme lo sviluppo futuro: in quello dell&#8217;albero la vocazione a diventare un albero, in quello dell&#8217;essere umano la vocazione a diventare un essere umano. Nella profondità del cuore di ogni essere umano riposa la scintilla divina dello Spirito come un seme.</p>
<p><span id="more-111397"></span></p>
<blockquote><p><em>Durante tutta la notte lo spirito di Dio è stato nel mio cuore e all&#8217;alba ho fatto ciò che Lui ama. Ho praticato Maat, ho aborrito il male. Sapevo che la Divinità continua a vivere.<br />
Moustafa Gadalla <a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></em></p></blockquote>
<p>La visione del mondo dell&#8217;antico Egitto è ancora attuale. Il potere creativo del cuore svolge un ruolo essenziale. La connessione tra cuore e anima, la quintessenza del cuore e dell&#8217;anima, è considerata la chiave dell&#8217;immortalità. Gestire questa chiave è la missione più sublime dell&#8217;uomo nella sua vita. Apre la porta alla sua dimensione metafisica, al suo Cristo interiore.</p>
<p>Secondo l&#8217;<em>Historisches Wörterbuch der Philosophie</em> (Dizionario storico della filosofia), il cuore è &#8220;in tutte le culture il grande centro integratore dei sentimenti, delle sensazioni e dei pensieri umani, di tutte le prestazioni e le capacità psichiche dell&#8217;uomo. Ciò che accade nell&#8217;essere umano nel suo complesso si riflette nel cuore; è qui che la sua condizione viene portata alla sintesi&#8221;. Il cuore è il fulcro psicologico della manifestazione umana individuale.<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a></p>
<blockquote><p><em>In futuro il cuore compirà dei movimenti che saranno gli effetti degli impulsi interiori dell&#8217;anima dell&#8217;uomo.<br />
</em>Rudolf Steiner <a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a></p></blockquote>
<p>Dal punto di vista della scienza spirituale originale, il cuore umano è oggi nella sua fase embrionale di sviluppo. Solo in futuro assumerà una forma diversa e svilupperà il suo potenziale per un compito più elevato. Un&#8217;indicazione di questo sviluppo si trova nei muscoli trasversali striati del cuore. In un futuro periodo di sviluppo, l&#8217;uomo sarà in grado di muovere il cuore come muove le braccia e le gambe, in accordo con gli impulsi della sua anima interiore.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a></p>
<h4>Il Sentiero del Cuore</h4>
<p>Accanto alla filosofia (filosofia = amore per la saggezza) la ricerca sul cuore si è affermata nella medicina e nella psicoterapia per necessità del cuore. Le sofferenze della psiche trovano qui la loro espressione, nei gravi stati depressivi, per esempio, nel lutto per la perdita di una persona cara o dopo uno scherzo del destino, nel caso di ingiustizie e di esperienze di violenza. In questi casi il cuore si &#8220;ferma&#8221; e per riportarlo in vita è necessaria la guarigione del cuore. Le ansie, le nevrosi cardiache (Freud) e altre forme di disturbi psicologici sono reazioni con cui la psiche cerca di proteggere la propria coerenza.</p>
<p>Secondo le ricerche del fondatore della psicologia orientata ai processi, Arnold Mindell, il corso di un&#8217;esperienza di pre-morte dipende essenzialmente dallo stato del cuore: il fattore decisivo è se la persona si è allineata nella sua vita agli ordini del cuore. Ciò riecheggia l&#8217;idea della culla del cuore nell&#8217;antico rituale egizio che viene eseguito dopo la morte di una persona nell&#8217;aldilà. Nel suo libro <em>Quantum Mind – The Edge Between Physics and Psyc</em>hology, Mindell contrappone il vedere con gli occhi al percepire con il cuore. Afferma che senza il cuore non si può sentire ciò che si vede. La mancanza di compassione fa ammalare il cuore, perché una delle sue qualità essenziali viene soppressa. Mindell sottolinea che è fondamentale prestare attenzione alla voce interiore per seguire il sentiero del cuore.<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a></p>
<h4>La preghiera del cuore nel cristianesimo</h4>
<p>La psicoterapia, la medicina classica e quella alternativa forniscono un aiuto in caso di malattie cardiache. Ma anche nel campo della spiritualità sono stati sviluppati importanti metodi di guarigione che oggi possono aiutare le persone. Il più noto di questi è probabilmente la Preghiera del Cuore nel Cristianesimo.</p>
<p>La preghiera del cuore è radicata nell&#8217;Antico e nel Nuovo Testamento. Dalla &#8220;camera interiore&#8221; (Mt 6, 6) nel profondo del cuore, si sale a Dio. Il cuore ferito si rivolge al Dio compassionevole e si apre ai suoi poteri. Dal luogo mistico e misterioso, dalla preghiera insistente delle parole &#8220;Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me&#8221;, nasce il cuore puro. <a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a></p>
<h4>Il cuore sacro nell&#8217;antico Egitto</h4>
<p>Il simbolo del cuore per gli Egizi era l&#8217;albero di Persea (avocado). La forma a pera del suo frutto, e soprattutto quella del nocciolo, ricordano la forma del cuore. In alcune illustrazioni il frutto dell&#8217;avocado si trova sulla testa di Iside, la madre di Horus, dove il frutto viene aperto e il nocciolo simile al cuore può essere visto nella sua interezza.<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a></p>
<p>Nell&#8217;antico Egitto, il sole aveva una funzione di orientamento onnicomprensivo. Sia in architettura che nella preparazione dei pasti, i princìpi e le istruzioni di Ra, il dio del sole, venivano sempre onorati e seguiti. Il cuore (<em>Ab</em>) era anche considerato un organo di percezione spirituale e la sede del discernimento. Horus, che in un percorso di trasformazione divenne un tutt&#8217;uno con il dio del sole <em>Ra</em>, era chiamato il sovrano del cuore. Ciò indica il legame tra il cuore e il sole. Così come il sole è al centro del nostro sistema solare, il cuore è al centro del corpo umano. Questa posizione centrale eleva il sole e il cuore a santuario, a tempio in cui sgorga la fonte della vita.</p>
<p>La connessione tra cuore e anima forma un&#8217;unità divina (<em>Ba</em>) nell&#8217;essere umano. Secondo l&#8217;antica saggezza egizia, questa unità è immortale: Ba rimane anche dopo la morte dell&#8217;essere umano. Il cuore svolge quindi un ruolo decisivo. Anubi, il dio del regno dei morti, ha il compito di pesarlo. Lo pone sulla bilancia, controbilanciato da una piuma di Maat, la dea della verità e della giustizia. Il cuore non deve essere più pesante della piuma. Da questo dipende il destino del defunto.<a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a></p>
<blockquote><p><em>Sempre più persone sulla Terra dovrebbero dedicarsi a questo lavoro con il Sole, perché solo l&#8217;Amore e la Luce trasformeranno l&#8217;umanità.<br />
</em>Omraam Mickael Aivanhov</p></blockquote>
<h4>Il Sole – Cuore del Cosmo Solare</h4>
<p>Nella sua opera <em>Sun Yoga</em>, Omraam Mickael Aivanhov presenta una nuova cultura basata sul sole, in cui diventa possibile la fraternizzazione di tutti i popoli. Egli insegna che le persone che concentrano la loro attenzione sul sole spirituale, su <em>Tiphereth</em>, il centro del corpo solare, si avvicineranno allo stesso tempo al proprio centro, al proprio sole interiore. Attraverso l&#8217;unione con il sole, l&#8217;essere umano diventa gradualmente simile ad esso. La concentrazione sul sole permette di utilizzare tutti i pensieri, i desideri e le energie per la realizzazione dell&#8217;ideale più elevato. Chi lavora per superare le molteplici forze dalle quali è dilaniato, per unirle in un&#8217;unica e salutare direzione piena di luce, diventa un potente punto focale capace di irradiare nello spazio. Sì, se l&#8217;uomo padroneggia le forze della sua natura inferiore, può – come il sole – distribuire le sue benedizioni a tutta l&#8217;umanità. Egli vive in una tale libertà che la sua coscienza si estende all&#8217;umanità. Questo stato lo mette in condizione di offrire a tutti l&#8217;abbondanza di luce e di amore che irradiano dal sole. Il suo cuore rappresenta il sole cosmico.</p>
<p>Il desiderio del sole di donarsi dà origine, secondo Omraam, alla luce e al calore. Il piccolo sole, il cuore puro, come il grande sole, ha un solo obiettivo: aiutare, sostenere, nutrire, provvedere, elevare e guarire. È pieno del solo pensiero di mostrarsi altruista, generoso e amorevole.<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a></p>
<h4>Cristo – Mistero del Cuore</h4>
<p>Da tempo immemorabile persone e gruppi gnostici hanno seguito il loro cuore spirituale. Per i Bogomili – un movimento spirituale del Medioevo – il &#8220;sangue vivo di Dio&#8221; scorreva nel cuore umano purificato per creare l&#8217;anima immortale dell&#8217;essere umano. La croce vibrante nel cuore spirituale rappresenta l&#8217;accesso soprasensibile che conduce al Graal, al calice in cui si riceve il &#8220;sangue divino&#8221;. In questo processo il cuore puro si spiritualizza. Cerca la connessione con tutta l&#8217;umanità da un lato e con lo Spirito Santo dall&#8217;altro. Il piccolo sole interiore assomiglia al grande sole. Il grande si mostra nel piccolo.</p>
<p><em>Christos</em>, l&#8217;unto, è, nella visione gnostica, il cuore originale del cosmo solare, che si manifesta continuamente come una trinità di vita, luce e amore. Si consiglia quindi di uscire dai labirinti intellettuali del cervello e di rivolgere l&#8217;attenzione al cuore, perché lì è nascosta la fonte della vita, il &#8220;pozzo d&#8217;acqua nel deserto&#8221;. Chiunque riesca a liberare la forza di Cristo nel proprio cuore, può comprendere profondamente la saggezza della vita eterna.</p>
<p>Il maestro di saggezza bulgaro Peter Deunov sottolinea che nel piccolo seme si nasconde tutta la vita. Il Creatore ha posto nel seme lo sviluppo futuro: in quello dell&#8217;albero la vocazione a diventare un albero, in quello dell&#8217;essere umano la vocazione a diventare un essere umano. Nella profondità del cuore di ogni essere umano riposa la scintilla divina dello Spirito come un seme.<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a></p>
<p>Secondo la saggezza rosicruciana, nel cuore sono contenute l&#8217;idea e la struttura dell&#8217;essere umano originale e perfetto. Il campo attorno a questo centro spirituale, che circonda anche l&#8217;essere umano materiale, è chiamato &#8220;microcosmo&#8221;. Parte della sublime missione dell&#8217;essere umano è risvegliare l&#8217;anima originale dalla scintilla di Spirito. Questo avviene con l&#8217;aiuto del potere di Cristo, il potere del sole spirituale. Ciò porta alla &#8220;rinascita dall&#8217;acqua e dallo Spirito&#8221; (Gv 3,5). I Rosacroce parlano di &#8220;trasfigurazione&#8221; e descrivono la fusione dell&#8217;anima originaria con lo Spirito come un &#8220;matrimonio alchemico&#8221;.<a href="#_ftn11" name="_ftnref11">[11]</a> È il cammino iniziatico cristiano che inizia nel cuore. Lì la divinità immanente dell&#8217;essere umano si rende riconoscibile aiutandolo a trasformarsi e a diventare, varcando la &#8220;porta stretta&#8221;, un essere immortale.</p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Gadalla, Moustafa, <em>Cosmologia egizia. L&#8217;universo animato</em>, 2017<br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Wolfgang Biesterfelds, Herz (Cuore), HWPh, 3 (1974), p. 1100-1112<br />
<a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Rudolf Steiner, Articoli raccolti dalla rivista Lucifer &#8211; Gnosis 1904/05<br />
<a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Ibid.<br />
<a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Arnold Mindell, <em>Quantum mind. La mente quantica al confine tra fisica e psicologia</em>, Astrolabio Ubaldini, 2017<br />
<a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> A. G. Paparnakis, <em>L&#8217;invocazione del nome di Dio nell&#8217;Antico Testamento</em>, in: Ermeneutica e teologia dell&#8217;Antico Testamento, vol. 2, Salonicco, 2006<br />
<a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Blavatsky, Helena, <em>Dizionario della Dottrina Segreta</em><br />
<a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Gadalla, Moustafa, ibid,, pp. 61-90<br />
<a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Omraam Mickael Aivanhov, Lo Yoga del Sole, Edizioni Prosveta<br />
<a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Peter Deunov (Beinsa Duno),La gloria della vita, edito da Bjalo Bratstvo, Sofia 2007<br />
<a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Jan van Rijckenborgh, <em>Le Nozze Alchemiche di Cristiano Rosacroce</em>, Edizioni Rosacroce, 2020</p>
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